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SANTA
CROCE DI MAGLIANO. Sono vivi per miracolo i due operai che ieri pomeriggio
stavano lavorando in via dei Fiori in uno dei cantieri aperti della
ricostruzione post sisma. Una tragedia sfiorata, a due passi dal corso
principale del centro fortorino, a pochi metri dalla casa comunale.
Erano circa le quindici e trenta, quando forse per un cedimento strutturale,
ma saranno ora le verifiche tecniche a stabilirlo, gran parte della facciata
del fabbricato inagibile e disabitato identificato come Peu 198
sottoprogetto 1 del piano di ricostruzione è letteralmente venuta giù
staccandosi dai pilastri laterali e aprendo agli occhi della gente l'interno
dell'edificio dove ad una finestra era rimasta da quel 31 ottobre 2002 una
tendina.
Un tonfo incredibile e un immenso polverone di detriti ha invaso la stretta
arteria urbana, peraltro chiusa al traffico veicolare da ormai sette anni,
per intenderci dalla data del sisma, ma dove pure tante altre abitazioni
comprese quelle adiacenti alla casa crollata sono agibili e abitate.
Una tragedia sfiorata perchè ironia della sorte il fabbricato, stando ai
cartelli apposti proprio nella parte di parete non crollata, è uno di
quelli che ha ricevuto i finanziamenti per i lavori di riparazione con
miglioramento sismico e dove dallo scorso 14 settembre la ditta che si è
aggiudicata l'appalto aveva dato il via agli stessi.
All'ora del crollo, stando alle informazioni raccolte sul posto, i due
operai, vivi per miracolo, stavano regolarmente lavorando ma fortunatamente
nella parte posteriore dell'edificio e lungo la stretta arteria comunale non
c'erano passanti. Due combinazioni del destino che hanno, di fatto, evitato
la tragedia.
Perchè sarebbe stata una tragedia, nella tragedia, se per un destino
diverso i due operai si fossero trovati su via dei Fiori invece che nel
vicolo laterale o se a quell'ora del pomeriggio qualcuno avesse deciso di
percorrere anche solo per tornare a casa via Dei Fiori. Ma fortunatamente
nessuno si è fatto male, e la cronaca, al di là della paura comunque
avvertita tra i residenti, ha registrato soltanto il crollo della parete.
Un crollo che però riapre quel capitolo mai chiuso della lentezza della
ricostruzione. Perchè se la gente, ieri a Santa Croce, ha pensato ad un
nuovo terremoto, o ad una possibile esplosione di una stufa a gas, in
realtà, ha dovuto constatare, fortunatamente lo si ribadisce senza vittime,
che si trattava ancora del terremoto di sette anni fa che continua a fare
danni nonostante siano passati tanti anni.
Per
la cronaca sul posto, chiamati anche in ritardo, si sono portati gli uomini
del distaccamento dei Vigili del Fuoco del centro fortorino e i carabinieri.
Dell'accaduto è stato immediatamente informato, oltre che il direttore dei
lavori e il presidente del consorzio, anche e naturalmente il primo
cittadino Alberto Florio che, come preannunciato dal suo vice Francesco Di
Falco, ha firmato una ordinanza di chiusura generale della strada almeno per
il tempo necessario alla rimozione dei detriti e alla messa in sicurezza del
fabbricato che se fino alle quindici di ieri pomeriggio doveva essere
soltanto riparato, ora forse dovrà essere completamente abbattuto ergo
dovranno essere reperiti nuovi fondi.
Il crollo di ieri è soltanto l'ultimo in ordine di tempo in questi lunghi
sette anni tanto che, dalle informazioni raccolte, non solo
l'amministrazione fortorina ma anche altre di quelle del cratere hanno
dovuto in questi anni più volte chiedere finanziamenti alla struttura
commissariale, non solo per i lavori di ricostruzione ma altri per
ripristinare i puntellamenti delle case inagibili installati all'indomani
del sisma del 31 ottobre 2002 ed ancora lì, dopo sette anni a mantenere in
piedi, case inagibili.
Sfogo
della titolare Maria Florio:
l’ennesima beffa per chi ha scelto di restare
"E'
l'ennesima beffa per noi che abbiamo scelto di rimanere in questa strada, di
continuare a lavorare qui dove da sempre abbiamo la nostra attività e la
nostra casa.
Abbiamo scelto di rimanere per un ideale, rimanere qui pur
sapendo che comunque l'attività sarebbe stata penalizzata da una strada
chiusa, da alcune case inagibili come la palazzina di fronte che oggi (ieri
n.d.r.) è crollata e soltanto per una circostanza fortuita non ha fatto
vittime.
Siamo stanchi di tutto questo tempo, di questa lentezza della
burocrazia che sta caratterizzando la ricostruzione nella nostra Santa Croce
ma crediamo anche negli altri centri. Sono passati sette anni ed oggi ci
vorranno ancora più soldi per riparare, non solo i danni del terremoto, ma
anche quelli del tempo".
Questo, il duro sfogo della signora Maria Florio, titolare dell'omonimo negozio di ottica sito a pochi metri dalla
casa crollata ieri pomeriggio nella centralissima via dei Fiori nel centro
fortorino.
Un duro sfogo da parte di un'imprenditrice impegnata in prima
persona sia come commerciante sia come vice presidente del consiglio delle
pari opportunità della regione Molise che stanca della lentezza del modo di
procedere ha esternato tutto il suo disappunto, anche a nome di altri
esercenti danneggiati direttamente o indirettamente dal sisma che da sette
anni devono fare i conti con strade chiuse o fortemente limitate, case
inagibili che rischiano di venire giù, in una parola con i ritardi che
provocano di fatto altri danni.
"Abbiamo scelto di rimanere qui ma oggi
non possiamo più sopportare tutta questa lentezza, non possiamo ancora
correre il rischio di aprire le nostre attività e di restare vittime di un
crollo, è tempo che si faccia realmente qualcosa di concreto perchè i
soldi arrivino e siano riparate le abitazioni inagibili perchè a nulla vale
il coraggio di un commerciante se poi, dopo sette anni, non solo la sua
attività ma la stessa incolumità fisica è messa a repentaglio da case
ancora inagibili". di
NICOLA DE FRANCESCO
Primo Piano Molise, 17/11/2009
Santa
Croce, crollo in pieno centro
Il cedimento ha squarciato la facciata
di una casa inagibile in ristrutturazione
Sconvolta una donna:
“Ho avuto più paura stavolta che il giorno del terremoto”.
Sul posto i Vigili del Fuoco
di
Fabrizio Occhionero
Quotidiano del Molise - 17/11/2009 SANTA
CROCE DI MAGLIANO. “Ho avuto più paura oggi che il giorno del terremoto”.
E’ sconvolta la signora di Santa Croce di Magliano che ieri pomeriggio ha
assistito al crollo della facciata esterna di un’abitazione inagibile e
disabitata in via dei Fiori. Il cedimento nell’edificio è avvenuto
intorno alle 15. Gli operai che stavano lavorando ad alcuni interventi di
ristrutturazione si trovavano dall’altra parte e hanno solo avvertito il
rumore del fabbricato che stava crollando. Detriti e calcinacci in strada
davanti all’ottica Florio che lamenta grossi disagi per la situazione in
cui si è venuta a trovare tra puntellamenti e pericoli che si trascinano
dal 2002.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco di Santa Croce di Magliano che
hanno effettuato un sopralluogo e hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area,
nel pieno centro del paese, vicino la “Strada media” e la chiesa madre
di Sant’Antonio di Padova. Sul posto anche i Carabinieri della locale
stazione che hanno verificato che non ci fossero danni a persone ma solo a
cose.
La facciata dell’edificio interessato da un’ordinanza di inagibilità è
stata letteralmente squarciata dal cedimento. Ora saranno i Vigili del Fuoco
del locale distaccamento a stabilire le cause del crollo; se cioè sia stato
un indebolimento strutturale a distanza di sette anni dal terremoto che
aveva lesionato l’immobile oppure altro. In via dei Fiori sono giunti
anche l’assessore ai Lavori Pubblici, Donato D’Ambrosio e poi il
sindaco, Alberto Florio.
Tanti cittadini, di passaggio si sono informati sull’accaduto, quando in
un primo momento, quasi nessuno se n’era accorto anche perché non ci sono
stati feriti e la casa era disabitata. Il cedimento riporta comunque in
primo piano il problema della vulnerabilità dei fabbricati nei centri
storici dei paesi terremotati. Proprio qualche giorno fa abbiamo pubblicato
su ‘Il Quotidiano’ l’intervista al sindaco di Ripabottoni, Michele
Frenza. “Non dormo la notte per il rischio crolli”, aveva detto
ribadendo la necessità di mettere in sicurezza tutti gli edifici che sono
stati indeboliti da una calamità di più di sette ani fa. L’inverno è
alle porte.
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