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RICEVIAMO
E PUBBLICHIAMO
Mittente:
Donato
Luogo: Germania
Email: famfusco@web.de
Messaggio:
Centrali nucleari nel Molise? Ma che rischio andiamo incontro: il Molise
e´una zona sismica come tutti sanno.
Sviluppo totale ( dice il sindaco ) di cosa? Lui non dice chi le deve
costruire, le scorie radioattive a chi le diamo? E´un rischio
incalcolabile. Perche´non cercare una soluzione diversa: i pannelli solari?
(Con tutti i sindaci dei comuni Molisani)
Se si propone di fare costruire un aeroporto nel Molise, l´unica regione in
Italia che e´priva di aeroporto, con questo ci sarebbe anche un sviluppo
nella nostra regione e naturalmente tanti posti di lavoro.
Saluti Donato
Cronache
"Com’e’ bella la centrale nucleare, quasi quasi la compro!"
Riflessioni a margine di un convegno durante il quale l’Arpa Molise, in una relazione “tecnica e asettica”, ha spiegato quanto sia sicuro ed efficiente il nucleare. Una relazione "rassicurante", che ha allarmato qualche presente, sollevando un quesito legittimo: visto che l’Arpa è un ente organico alla Regione, che sia questa la posizione ufficiale dei vertici politici molisani?
Da Gianmarco Guazzo riceviamo e pubblichiamo una interessante riflessione sulla questione del nucleare in Molise a seguito di un convegno sulle fonti rinnovabili che si è svolto a
Campobasso.
fonte:
primonumero.it
Gentile Direttore,
“Bella la centrale nucleare, la compro!”. È quello che mi è venuto istintivamente di esclamare, in un impeto di
ironia autodistruttiva, alla fine della presentazione intitolata “Il Nucleare” effettuata da un tecnico dell’ARPA Molise lo scorso giovedì 12 novembre nel convegno
“Un Futuro Rinnovabile” organizzato all’interno del Salone Molisano della Comunicazione di Campobasso.
Ecco i fatti.
Ci eravamo trovati – pochi ma buoni, come si dice – per assistere a un convegno che ci avrebbe dovuto spiegare le ragioni delle scelte verso le fonti energetiche rinnovabili. E infatti così è stato per tutta la prima parte dell’incontro, al quale hanno preso parte, oltre ai rappresentanti del Comune di Termoli e della Provincia di Campobasso, il giornalista del Venerdì di Repubblica Alberto Fiorillo e Giorgio Zampetti, Coordinatore Scientifico di Legambiente. Pratiche virtuose di sostenibilità ambientale, esempi da seguire, consigli da ascoltare, moniti sui quali riflettere. Tutti hanno detto la loro, tutti naturalmente propensi a promuovere le fonti rinnovabili, eolico e solare in primis, con particolare accento sui vantaggi derivanti dalle politiche del risparmio. Poi è arrivata la volta dell’ARPA Molise, che è, lo voglio ricordare, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale che fa direttamente capo alla Regione Molise, essendone un suo “Ente strumentale”.
L’ARPA ha parlato per bocca di un suo funzionario, il fisico Antonio Gioiosa, che ha presentato una serie di slides dal titolo “Il Nucleare”. Bene, penso io e pensiamo tutti, cerchiamo di ascoltare con attenzione cosa vuole farci capire la nostra Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, soprattutto sui rischi ambientali derivanti dalla possibile installazione di una centrale nucleare in Molise, un argomento scottante di cui si parla ormai da tempo e che sicuramente la nostra Agenzia conoscerà bene, così come conoscerà bene i possibili rischi e i pericoli che una tale scelta potrebbe portare non solo al nostro ambiente, ma anche al nostro modo di vivere considerato in tutte le sue sfaccettature.
“Voglio precisare che sarà un intervento tecnico e asettico”, esordisce quasi a metter le mani avanti il fisico Gioiosa che, a dispetto del suo cognome, è in realtà una persona molto timida e riservata – direi quasi imbarazzata nel suo ruolo poco tecnico di relatore – certamente indicata da qualcun altro più in alto di lui per effettuare la presentazione.
L’intervento tecnico e asettico del fisico che lavora per l’Agenzia che protegge l’ambiente molisano inizia da dove tutto ciò ebbe inizio, e cioè dall’atomo. Ci parla appunto dell’atomo, delle sue “strane” reazioni, della sua fissione, di come l’uomo sia riuscito a controllarne la forza distruttrice con il solo ausilio della mente e di tante formule di fisica, citando Enrico Fermi e i ragazzi di Via Panisperna. Grande ammirazione e un pizzico di orgoglio per cotanto ingegno italico, non c’è che dire.
Fin qui, nessun cenno ai possibili rischi del nucleare. (Eppure avevo letto da qualche parte che non è poi tanto allegro e sicuro imbrigliare l’energia atomica, anzi)
Gioiosa poi ci descrive il passaggio successivo, e cioè la trasformazione di queste formule in macchine rudimentali, trasformatesi velocemente in marchingegni sempre più complessi. Velocemente, certo: c’era la guerra e bisognava andar di fretta, visto che qualcuno aveva capito che quella forza distruttrice dell’atomo sarebbe potuta servire innanzitutto a distruggere i nemici. E come la storia insegna, ogni grande scoperta e invenzione della scienza militare fatta in tempo di guerra diviene un’applicazione fondamentale della scienza civile in tempo di pace. Dalle bombe ai missili alle centrali il passo è breve. E così Gioiosa continua a spiegare come sia nata la gioiosa civiltà dell’atomo, i primi reattori (quelli di prima generazione), ancora rudimentali e poco sicuri, e poi i reattori di seconda generazione, e poi quelli di terza. E tutt’a un tratto ci troviamo già nell’era della quarta generazione, la nostra. Secondo Gioiosa, e quindi secondo l’ARPA Molise, la più sicura e affidabile. Addirittura più sicura della terza generazione, a sua volta sicuramente più sicura della seconda generazione, quest’ultima di poco più sicura della prima generazione. Un’infusione di sicurezza che l’ARPA riesce quasi a trasmettere alla platea, perché si sa, di questi tempi abbiamo tutti bisogno di maggiore sicurezza.
Fin qui, nessun cenno ai possibili rischi del nucleare. (Inizio a pensare: ma vuoi vedere che tutte quelle notizie e informazioni che avevo io sul nucleare sono tutte finte? In effetti son circa due anni che anche le televisioni italiane non parlano più dei rischi del nucleare...)
Il fisico dell’ARPA Molise, finalmente, introduce il tema delle scorie radioattive, cioè gli scarti di combustibile nucleare esausto derivante dal processo di fissione nucleare. Scorie pericolose, mi hanno sempre insegnato, perché gli elementi che le compongono continuano ad emanare radiazioni anche dopo migliaia di anni. Ed è proprio così, se pure Gioiosa ci conferma che per smaltire le scorie nucleari c’è bisogno di trovare un sito “permanente” in modo da ospitare “definitivamente” i rifiuti delle centrali nucleari, anche per centinaia di migliaia di anni. Sì, avete capito bene: per centinaia di migliaia di anni e più (la radiotossicità delle scorie, infatti, può decadere dai 300 al milione di anni). Un sito capace di resistere alle intemperie, ai terremoti, alle alluvioni, alle catastrofi, alle guerre future, all’impatto di meteoriti, allo smottamento delle croste terrestri, agli sbarchi degli alieni. Un regalo ai figli dei nostri figli, ai nostri pronipoti, un sito “definitivo e permanente”, come dice Gioiosa. “Di definitivo e permanente c’è solo la morte”, sbotto io con quelli che siedono vicino a me, ma poi mi contengo, perché voglio continuare ad ascoltare, anche perché finalmente l’argomento si fa interessante, data l’attualità del problema delle scorie riscontrato in ogni parte del mondo dove è stata impiantata una centrale nucleare, dagli Stati Uniti alla Francia, dal Regno Unito al Giappone, e soprattutto perché, fin qui, nella relazione dell’ARPA Molise, nessun cenno ai possibili rischi del nucleare, tantomeno di una centrale nucleare in Molise. (Ma quelli dell’ARPA li leggono i giornali?)
Eppure, il tecnico dell’ARPA Molise, nel suo intervento tecnico e asettico, non dice una parola sul problema dello smaltimento delle scorie. Non sulle scorie e sul loro stoccaggio, ma sulla difficoltà del loro smaltimento, che secondo gran parte della comunità scientifica mondiale è la questione cruciale quando si parla di centrali nucleari. Un argomento, questo, che viene così smaltito dall’ARPA sotterrandolo in modo permanente e definitivo sotto un’altra serie di dati entusiasmanti riguardanti la sicurezza delle centrali nucleari di penultima e ultima generazione, i cui cicli produttivi durano al massimo 50 anni. (Cinquant’anni di centrale contro centinaia di migliaia di anni di scorie: ma nessuno si chiede se ne valga davvero la pena?)
E così il fisico che lavora per l’Agenzia che protegge l’ambiente molisano ci inizia a descrivere i test effettuati sulle centrali di ultima generazione, che quindi “possono resistere ai terremoti, alle catastrofi e addirittura ad attacchi terroristici provenienti dall’aria”. Un concentrato di sicurezza che si prefigge lo scopo di rasserenare ancor di più tutti i presenti, tanto da farli dimenticare di Chernobyl e di quei tanti incidenti che ogni tanto si verificano in Giappone, in Francia, in Gran Bretagna e in altre parti del mondo.
A proposito, non una parola sul disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986. Anzi no, una sola: la parola “Chernobyl” viene citata in una sola diapositiva quando si parla di incremento di produttività dell’energia nucleare, e viene utilizzata per illustrare i dati di produzione energetica nucleare “dopo Chernobyl”, che a quanto pare sono andati sempre più crescendo, prima timidamente (a causa appunto dell’effetto Chernobyl), poi più velocemente, perché probabilmente Chernobyl non fa ormai più effetto.
Io invece me lo ricordo l’effetto Chernobyl, e mi ricordo anche ciò che accadde poco dopo, nel novembre 1987, in Italia, quando la popolazione decise di dire “no” al nucleare attraverso una serie di Referendum.
Ma questo non conta, perché si tratta di oltre vent’anni fa e ora vorrei continuare ad ascoltare la relazione dell’ARPA Molise nella speranza di scoprire finalmente quali possono essere i rischi connessi alla produzione di energia nucleare e soprattutto, visto che l’ARPA Molise lavora in Molise e protegge l’ambiente molisano e anch’io sono molisano (non per questo spero di essere accusato di ’sindrome Nimby’, che viene utilizzata ormai come spada di Damocle in molti contesti), per scoprire più in dettaglio quali possono essere i rischi dell’installazione di una centrale nucleare in Molise, e per la precisione sulla costa, visto che tutti i giornali e le tv non fanno altro che parlare di questo, e visto che io vivo a Termoli, uno dei possibili siti individuati dal Governo nazionale per piazzarci una nuova centrale atomica.
Nell’intervento dell’ARPA Molise nessun cenno a questi fatti, ovviamente, perché si tratta di un intervento tecnico e asettico che, per farla breve, finisce senza parlare minimamente delle fonti alternative, dei rischi connessi alla produzione di energia atomica, delle caratteristiche che devono avere i siti adatti ad ospitare nuove centrali nucleari, del possibile inquinamento ambientale da scorie radioattive, dei danni provocati alla salute dalle emissioni di materiale radioattivo, dei problemi inerenti la sicurezza dei reattori, e soprattutto dei rischi idrogeologici connessi al territorio del Molise, dei costi sociali che le popolazioni che risiedono in un territorio “nucleare” dovranno sostenere, delle motivazioni per le quali, nel momento in cui anche gli Stati Uniti sembra stiano facendo dietro-front sul nucleare, l’Italia invece ha deciso di investirvi tralasciando una vera politica di sostenibilità ambientale incentrata sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico.
Mi si dirà: “ma era una relazione tecnica!”. Rispondo: non significa niente. In ogni relazione tecnica si citano fonti, e la scelta delle fonti, in qualsiasi relazione, fissa l’idea, traccia il percorso e incanala il pensiero in un sentiero che è, per forza di cose, il sentiero prescelto che si vuole far percorrere all’ascoltatore. Nella relazione dell’ARPA Molise le fonti principali sulle quali si è basato l’intervento erano la IAEA (International Atomic Energy Agency), organismo dell’ONU con sede a Vienna la cui “mission” ufficiale è “lavorare con i suoi Stati membri e partners internazionali per promuovere nel mondo tecnologie nucleari sicure e pacifiche”, e la NEA (Nuclear Energy Agency), organismo dell’OCSE con sede a Parigi che si prefigge di “assistere i suoi Stati membri nel mantenimento e nell’ulteriore sviluppo, attraverso la cooperazione internazionale, della scienza, della tecnologia e delle leggi per l’utilizzo sicuro, compatibile ed economico dell’energia nucleare per scopi pacifici”. Vale a dire organismi internazionali che gestiscono la politica e l’economia del nucleare nello status quo, e quindi certamente poco propensi a un qualsiasi approccio critico o perlomeno “alternativo” alla questione. Metaforicamente parlando, spiegare il nucleare citando come fonti principali la IAEA e la NEA, così come ha fatto l’ARPA Molise, equivale a fare una lezione storica su Giulio Cesare citando come unica fonte il De Bello Gallico scritto dallo stesso Giulio Cesare. Ciò dimostra l’importanza della scelta delle fonti, che non attiene solo al lato “tecnico” delle cose, ma anche a quello più squisitamente “politico”, nel senso intrinseco del termine.
Ecco perché mi sento di dire che l’Agenzia Regionale di Protezione Ambientale del Molise, che è un Ente strumentale della Regione Molise, nella relazione del 12 novembre 2009 a Campobasso, ci ha fatto capire, forse per la prima volta in un’occasione pubblica (anche se poco partecipata, o magari proprio per questo), quali sono i pensieri di chi governa il territorio ai piani alti, e quindi quali potranno essere, in un immediato futuro, le scelte che saranno fatte sul territorio in tema di energia nucleare. Non voglio fare dietrologia, non dico che la posizione ufficiale dell’ARPA Molise è quella “pro-nucleare”, e non me ne voglia il bravo tecnico Antonio Gioiosa. Semplicemente mi tocca constatare, assai amareggiato, che su questo tema le uniche affermazioni, in quel pubblico convegno, hanno riguardato la sicurezza e i benefici delle centrali nucleari, come se si stesse reclamizzando in piazza un prodotto miracoloso per la ricrescita dei capelli, tanto da farmi provocatoriamente intervenire, alla fine, esclamando: “Bella la centrale nucleare, la compro! Soprattutto quella di quarta generazione, che mi sembra sia più sicura ed efficiente di quella di terza generazione...”.
Il mestiere di chi fa il tecnico è forse quello di esporre in modo asettico dati e informazioni scelte secondo una scaletta di riferimento. Il mestiere di chi fa il giornalista, invece, è quello di riportare i fatti, ma anche di interpretarli per disvelare, laddove possibile, ciò che spesso sta “dietro” ai fatti che vengono linearmente esposti, stabilendo connessioni di contenuti, parole, tempi e fonti. Sarò anche provocatorio, e voglio pure essere apocalittico, ma ciò a cui ho assistito a Campobasso e sto assistendo da mesi in vari dibattiti pubblici riportati sui media nazionali e locali si può interpretare solamente in un modo, che è poi il più semplice e banale: tutti questi fatti, tutte queste parole, tutti questi comportamenti sono per me indizi sensati sulla sempre più probabile installazione di una nuova centrale nucleare in Molise. E se poi ciò non accadrà, sarò felicissimo di essere smentito “con disonore” da tutti.
Quello del ritorno al nucleare è un argomento maledettamente serio, che non può certo essere liquidato in una relazione “tecnica e asettica” dell’ARPA Molise o in un articolo giornalistico o peggio in una delle tante dichiarazioni sbrigative del ministro Scajola, ma che investe tutti noi, il nostro futuro ma soprattutto il nostro presente, perché è nel presente che si stanno prendendo queste cruciali decisioni. È per questo che ritengo indispensabile che se ne parli sempre di più, giorno dopo giorno, approfondendone gli aspetti tecnici, politici, scientifici, sociali, economici, dando spazio e voce a numerose fonti che in Italia e nel mondo dibattono sul tema. Tutto questo è doveroso, oltre che necessario, per non arrendersi ad una visione ridotta e asfittica della realtà che fa leva su pochi punti e poche fonti per lanciare un messaggio a senso unico, e per ridare invece slancio ad un nuovo dibattito sulla questione del ritorno al nucleare in Molise e in Italia.
Con questo mio intervento io credo semplicemente di aver fatto la mia parte, e la mia parte è certamente quella di chi non crede opportuno investire sul nucleare (fonte “esauribile” per eccellenza”) ma di chi invece crede sia sempre più importante investire nelle fonti rinnovabili per produrre energia. Spero che tutti coloro che hanno a cuore questo tema facciano sentire da subito la loro voce con serenità, raccontando il proprio pensiero senza paure, alimentando così un dibattito che ha bisogno di essere rinvigorito per il bene di tutti.
Per finire, visto che l’ARPA Molise ha citato gli organismi internazionali che si occupano, a livello politico ed economico, del nucleare nel mondo, mi permetto di segnalare una buona lettura “alternativa”: “Il nucleare impossibile. Perché non conviene tornare al nucleare”, a cura di Virginio Bettini e Giorgio Nebbia, Casa Editrice UTET, Torino, 2009”.
(Pubblicato il 17/11/2009 su primonumero.it)
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