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PRESENTAZIONE
La
commedia che la compagnia teatrale Sceme Sembe Nuje propone è un
opera che rappresenta una delle farse più esilaranti fra i testi
scritti da Peppino De Filippo. Si tratta di una comicità che
sottende ad una critica cosciente, anche se comunque bonaria, al
costume dell'epoca in cui è ambientata la vicenda.
Siamo per l'appunto tra gli anni trenta e gli anni quaranta, quando
le apparenze di una nobiltà opulenta, anche se decaduta, venivano
assumendo un'importanza sempre più qualificante agli occhi di una
borghesia in ascesa, disposta, perciò a barattare la propria
solidità economica con un titolo nobiliare che potesse riscattarla
dall'anonimato.
Il tema si articola in un crescendo di situazioni divertenti che,
mettono in luce il carattere dei personaggi in un sagace intreccio
tra apparenza e verità, ci richiama, sia pur senza alcun intendo
moralistico, a quel "gioco delle parti" che un
attento lettore può ritrovare nella realtà quotidiana e che
certamente rappresenta uno dei temi fondamentali anche di un teatro
più impegnato.
La successione dei vari personaggi rispetta in modo compiuto
il crescendo di intensità e l'intrico della trama: su tutti spicca
Riccardo, il cui tratto da goffo e impacciato, l'imminente
matrimonio di questi con Claretta, figlia di un ricco commerciante,
e la vena masochista dello zio barone che, pur di impossessarsi
anch'egli di una cospicua dote, dichiara a sua volta di voler
sposare la zia di Claretta (un'orrenda zitella), sono l'occasione
per una collana di situazioni, qua e là impreziosita da duetti
spiritosi.
Il raffinato eloquio del barone e il fascino del suo antico blasone
tengono fede fino in fondo al personaggio disegnato dall'autore, con
una combinazione di vittimismo, simpatia, scaltrezza e candore. I
tratti dei protagonisti vengono esasperati naturalmente, come è
giusto che sia per rendere ancora più spassoso questo lavoro. Un
lavoro divertente che regala risate e buonumore per una serata di
pura spensieratezza.
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