Santa Croce di Magliano, martedì 09 febbraio 2010

     

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La questione di attualità


Nucleare, c’è chi dice... «sì» | La voce di Raffaella Ianiri tra i nove italiani in forza al team di ispettori dell’agenzia internazionale energia atomica Onu | Originaria di San Giuliano, l’ingegnere risiede a Santa Croce | «Si ha paura di ciò che non si conosce ed attorno a questo argomento c’è tanta disinformazione»


 

 

Da qualche settimana la Camera ha detto sì allo schema di decreto che specifica i criteri per l’individuazione dei siti destinati ad ospitare le centrali nucleari.
Lo schema di decreto dovrà poi passare attraverso la conferenza Stato-Regioni e le commissioni parlamentari prima di tornare al Consiglio dei Ministri. Per ora nessun nome o località specifica, ma solo parametri tecnico-ambientali necessari a individuare le aree che dispongono dei requisiti per ospitare reattori atomici.
Sullo sfondo di un clima di reazioni contrastanti nel mondo politico, che vede contrapporsi in modo particolare il Partito Democratico di Bersani al centrodestra che applaude compatto al ritorno del nucleare, Termoli sembrerebbe emergere, tra i chiacchiericci, tra le voci degli ambienti giornalistici e qualche indiscrezione istituzionale, quale possibile sito ove allocare una delle nuove centrali nucleari.
Tutto questo sta seriamente preoccupando tanti molisani e in particolar modo gli abitanti della fascia costiera. Ci sono, nel panorama molisano, anche voci fuori dal coro come quella del sindaco di Santa Croce di Magliano, Alberto Florio, che sostiene la sua posizione favorevole al nucleare in Italia e in Molise e anzi si rammarica che il territorio del suo comune, probabilmente per mancanza di determinati requisiti, non possa essere scelto come possibile sito.
E in un tale clima, tra incertezza, paura, e il mistero che ruota attorno al mondo dell’atomo, abbiamo pensato di incontrare una voce autorevole: Raffaella Ianiri.
Ingegnere nucleare, 46 anni, originaria di San Giuliano di Puglia e attualmente residente a Santa Croce, Raffaella Ianiri, è l’unica donna fra nove italiani che fanno parte del team di ispettori in forza all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dell’ONU con sede a Vienna. Si divide fra Vienna e il Giappone, ma ha fatto ispezioni in Iraq, in Corea del Nord e in altri paesi asiatici.
Come ha maturato l’interesse per il nucleare?
«Mi sono iscritta alla facoltà di Ingegneria nucleare perché la materia mi incuriosiva; c’era pochissima informazione (come adesso del resto), e prima di formulare qualsiasi giudizio volevo sapere di cosa si trattasse.
Come è diventata ispettore?
«Ho lavorato per alcuni anni in un centro di ricerca internazionale, poi un giorno ho visto un’offerta per il lavoro di ispettore sulle pagine dell’AIEA e ho inviato il mio curriculum. Dopo qualche mese sono stata chiamata e così lavoro come ispettore dal 1998».
In che consiste il suo lavoro?
«Il lavoro da ispettore è essenzialmente un lavoro tecnico nei limiti legali stabiliti dal ’Trattato di Non Proliferazione’ e dal ’Protocollo Addizionale’. Il nostro compito è controllare che il materiale radioattivo (uranio e plutonio) venga usato per scopi pacifici (produzione di energia, ricerca, produzione di radioisotopi, ecc.) e non per la costituzione di arsenali atomici. Le attività svolte possono essere molto diverse a seconda del tipo di impianto, della quantità e dell’importanza strategica del materiale nucleare. In pratica contiamo, misuriamo, verifichiamo il materiale nucleare e i processi; applichiamo sigilli e sistemi di sorveglianza e monitoraggio».
Come vede il ritorno dell’atomo in Italia o la cosiddetta ’rinascita atomica italiana’?
«L’Italia è un paese energeticamente dipendente con scarse risorse; attualmente importa energia elettrica dalla Francia a costi elevati. Per mantenere la sua competività ha bisogno di affrancarsi energeticamente e ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili. In questo panorama un ritorno al nucleare (che per altro aveva funzionato in Italia per circa 30 anni) insieme alle energie rinnovabili e a politiche di risparmio energetico è soprattutto una scelta di buon senso».
Il nucleare, come fonte energetica, che stagione sta vivendo attualmente sul nostro pianeta?
«Dopo la grossa crisi ’post Chernobyl’ nel settore nucleare si sta assistendo negli ultimi anni ad un revival. Al 31/12/2009 ci sono 55 nuovi reattori in costruzione (20 in Cina, 2 a Taiwan, 9 in Russia, 6 in Corea, 5 in India, 2 in Bulgaria, 2 in Slovacchia, 2 in Ucraina, 1 in Argentina, 1 in Finlandia, 1 in Francia, 1 in Giappone, 1 negli Usa, 1 in Pakistan, 1 in Iran) in aggiunta ai 437 in funzione. Inoltre c’è anche una grossa spinta nella ricerca sia per i reattori a fissione di nuova generazione, sia nel campo della fusione (basti pensare alla costruzione dell’International Thermonuclear Experimental Reactor in Francia)».
Coloro che sono contrari al nucleare sostengono che l’insieme delle fonti rinnovabili - idroelettrico, eolico, solare fotovoltaico, biomasse e geotermico - unito a processi di efficienza e contenimento energetico garantiranno all’Italia, paese, tra l’altro, ricco di sole e di vento, tutta l’elettricità che serve per i prossimi decenni. Un commento.
«Le fonti rinnovabili sono molto importanti, ma purtroppo non sono sufficienti da sole a coprire il fabbisogno di un paese altamente industrializzato come l’Italia in quanto hanno rendimenti bassi e costi elevati. Ad esempio una tipica centrale nucleare produce 1000 Mw elettrici contro i 3 Mw di una pala eolica; quindi per vere la stessa energia prodotta da una centrale ci sarebbe bisogno di oltre 300 pale eoliche con costi notevoli e impatto ambientale non trascurabile».
Tanti molisani e soprattutto termolesi, al solo pensiero che possano vedersi sotto casa una centrale nucleare, sono sconcertati e quasi terrorizzati. Il nucleare nel loro immaginario, per quanto affascinante possa sembrare, è associato: all’incidente di Chernobyl, ad una militarizzazione del territorio, allo smaltimento delle scorie radioattive e di plutonio, a possibili malattie, alla creazione di un potenziale bersaglio del terrorismo internazionale. Tutti rischi, veri o falsi, che suscitano preoccupazione. Ci illumini su questo mondo per molti ancora sconosciuto.
«Generalmente si ha paura di ciò che non si conosce e purtroppo intorno al nucleare c’è tantissima disinformazione. Troppo spesso il nucleare è associato solamente alle bombe atomiche e agli scenari apocalittici e si dimentica che la radioattività è un fenomeno naturale e l’ambiente che ci circonda emette radioattività (il cosiddetto fondo naturale). La radioattività è largamente usata nell’industria e nel campo medico, basti pensare alle radiografie, la Tac, la Pet, i liquidi di contrasto, la radioterapia. Tornando più specificamente ad una centrale nucleare, ci sono tantissimi miti da sfatare e aspetti da chiarire che è impossibile esaurirli in poche righe. Ad esempio un incidente del tipo di Chernobyl non è possibile per un reattore ad acqua di tipo occidentale, sia per fattori intriseci di funzionamento, sia per la presenza di un sistema di contenimento esterno. Una centrale nucleare per la produzione di energia elettrica (come del resto ogni tipo di centrale) non è gestita dall’esercito e di certo non porta alla militarizzazione dell’area (non c’è niente in comune tra una centrale nucleare e la produzione di armi atomiche). Allo stesso modo assalti terroristici appartengono solo al mondo della fiction cinematografica. Le scorie (preventivamente trattate e vetrificate nel caso dei prodotti di fissione) vengono poste in contenitori schermati e il management delle scorie, poi, è un argomento molto complesso che non si può esaurire in una risposta di poche righe. Esiste un intero dipartimento all’AIEA che si occupa di questo e coordina workshop e meeting a livello internazionale. Giusto per dare un’idea almeno vaga di cosa si sta parlando, il metodo usato per lo smaltimento delle scorie è lo stoccaggio in contenitori adeguatamente schermati e monitorati in depositi geologicamente sicuri, siano esse combustibile spento (cioè combustibile scaricato dal reattore e rimasto anche per alcune decine di anni nelle piscine di raffreddamento all’interno della centrale), o prodotti di fissione che dopo essere stati separati dall’uranio e dal plutonio tramite riprocessamento sono opportunamente trattati e verificati. Di sicuro non vengono smaltite nei giardini dietro casa o nei campi di pomodori. Battute a parte, le nuove tipologie di reattori (la cosiddetta IV generazione), inoltre, dovrebbero portare ad una riduzione notevole delle scorie prodotte».

Antonio Petruccelli, Nuovo Molise oggi - 06/02/2010

 


 


 

 

 

 



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