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Da
qualche settimana la Camera ha detto sì allo schema di decreto che
specifica i criteri per l’individuazione dei siti destinati ad ospitare le
centrali nucleari.
Lo schema di decreto dovrà poi passare attraverso la conferenza
Stato-Regioni e le commissioni parlamentari prima di tornare al Consiglio
dei Ministri. Per ora nessun nome o località specifica, ma solo parametri
tecnico-ambientali necessari a individuare le aree che dispongono dei
requisiti per ospitare reattori atomici.
Sullo sfondo di un clima di reazioni contrastanti nel mondo politico, che
vede contrapporsi in modo particolare il Partito Democratico di Bersani al
centrodestra che applaude compatto al ritorno del nucleare, Termoli
sembrerebbe emergere, tra i chiacchiericci, tra le voci degli ambienti
giornalistici e qualche indiscrezione istituzionale, quale possibile sito
ove allocare una delle nuove centrali nucleari.
Tutto questo sta seriamente preoccupando tanti molisani e in particolar modo
gli abitanti della fascia costiera. Ci sono, nel panorama molisano, anche
voci fuori dal coro come quella del sindaco di Santa Croce di Magliano,
Alberto Florio, che sostiene la sua posizione favorevole al nucleare in
Italia e in Molise e anzi si rammarica che il territorio del suo comune,
probabilmente per mancanza di determinati requisiti, non possa essere scelto
come possibile sito.
E in un tale clima, tra incertezza, paura, e il mistero che ruota attorno al
mondo dell’atomo, abbiamo pensato di incontrare una voce autorevole:
Raffaella Ianiri.
Ingegnere nucleare, 46 anni, originaria di San Giuliano di Puglia e
attualmente residente a Santa Croce, Raffaella Ianiri, è l’unica donna
fra nove italiani che fanno parte del team di ispettori in forza all’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica dell’ONU con sede a Vienna. Si
divide fra Vienna e il Giappone, ma ha fatto ispezioni in Iraq, in Corea del
Nord e in altri paesi asiatici.
Come ha maturato l’interesse per il nucleare?
«Mi sono iscritta alla facoltà di Ingegneria nucleare perché la
materia mi incuriosiva; c’era pochissima informazione (come adesso del
resto), e prima di formulare qualsiasi giudizio volevo sapere di cosa si
trattasse.
Come è diventata ispettore?
«Ho lavorato per alcuni anni in un centro di ricerca internazionale, poi un
giorno ho visto un’offerta per il lavoro di ispettore sulle pagine dell’AIEA
e ho inviato il mio curriculum. Dopo qualche mese sono stata chiamata e
così lavoro come ispettore dal 1998».
In che consiste il suo lavoro?
«Il lavoro da ispettore è essenzialmente un lavoro tecnico nei limiti
legali stabiliti dal ’Trattato di Non Proliferazione’ e dal ’Protocollo
Addizionale’. Il nostro compito è controllare che il materiale
radioattivo (uranio e plutonio) venga usato per scopi pacifici (produzione
di energia, ricerca, produzione di radioisotopi, ecc.) e non per la
costituzione di arsenali atomici. Le attività svolte possono essere molto
diverse a seconda del tipo di impianto, della quantità e dell’importanza
strategica del materiale nucleare. In pratica contiamo, misuriamo,
verifichiamo il materiale nucleare e i processi; applichiamo sigilli e
sistemi di sorveglianza e monitoraggio».
Come vede il ritorno dell’atomo in Italia o la cosiddetta ’rinascita
atomica italiana’?
«L’Italia è un paese energeticamente dipendente con scarse risorse;
attualmente importa energia elettrica dalla Francia a costi elevati. Per
mantenere la sua competività ha bisogno di affrancarsi energeticamente e
ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili. In questo panorama
un ritorno al nucleare (che per altro aveva funzionato in Italia per circa
30 anni) insieme alle energie rinnovabili e a politiche di risparmio
energetico è soprattutto una scelta di buon senso».
Il nucleare, come fonte energetica, che stagione sta vivendo attualmente
sul nostro pianeta?
«Dopo la grossa crisi ’post Chernobyl’ nel settore nucleare si sta
assistendo negli ultimi anni ad un revival. Al 31/12/2009 ci sono 55 nuovi
reattori in costruzione (20 in Cina, 2 a Taiwan, 9 in Russia, 6 in Corea, 5
in India, 2 in Bulgaria, 2 in Slovacchia, 2 in Ucraina, 1 in Argentina, 1 in
Finlandia, 1 in Francia, 1 in Giappone, 1 negli Usa, 1 in Pakistan, 1 in
Iran) in aggiunta ai 437 in funzione. Inoltre c’è anche una grossa spinta
nella ricerca sia per i reattori a fissione di nuova generazione, sia nel
campo della fusione (basti pensare alla costruzione dell’International
Thermonuclear Experimental Reactor in Francia)».
Coloro che sono contrari al nucleare sostengono che l’insieme delle
fonti rinnovabili - idroelettrico, eolico, solare fotovoltaico, biomasse e
geotermico - unito a processi di efficienza e contenimento energetico
garantiranno all’Italia, paese, tra l’altro, ricco di sole e di vento,
tutta l’elettricità che serve per i prossimi decenni. Un commento.
«Le fonti rinnovabili sono molto importanti, ma purtroppo non sono
sufficienti da sole a coprire il fabbisogno di un paese altamente
industrializzato come l’Italia in quanto hanno rendimenti bassi e costi
elevati. Ad esempio una tipica centrale nucleare produce 1000 Mw elettrici
contro i 3 Mw di una pala eolica; quindi per vere la stessa energia prodotta
da una centrale ci sarebbe bisogno di oltre 300 pale eoliche con costi
notevoli e impatto ambientale non trascurabile».
Tanti molisani e soprattutto termolesi, al solo pensiero che possano
vedersi sotto casa una centrale nucleare, sono sconcertati e quasi
terrorizzati. Il nucleare nel loro immaginario, per quanto affascinante
possa sembrare, è associato: all’incidente di Chernobyl, ad una
militarizzazione del territorio, allo smaltimento delle scorie radioattive e
di plutonio, a possibili malattie, alla creazione di un potenziale bersaglio
del terrorismo internazionale. Tutti rischi, veri o falsi, che suscitano
preoccupazione. Ci illumini su questo mondo per molti ancora sconosciuto.
«Generalmente si ha paura di ciò che non si conosce e purtroppo intorno al
nucleare c’è tantissima disinformazione. Troppo spesso il nucleare è
associato solamente alle bombe atomiche e agli scenari apocalittici e si
dimentica che la radioattività è un fenomeno naturale e l’ambiente che
ci circonda emette radioattività (il cosiddetto fondo naturale). La
radioattività è largamente usata nell’industria e nel campo medico,
basti pensare alle radiografie, la Tac, la Pet, i liquidi di contrasto, la
radioterapia. Tornando più specificamente ad una centrale nucleare, ci sono
tantissimi miti da sfatare e aspetti da chiarire che è impossibile
esaurirli in poche righe. Ad esempio un incidente del tipo di Chernobyl non
è possibile per un reattore ad acqua di tipo occidentale, sia per fattori
intriseci di funzionamento, sia per la presenza di un sistema di
contenimento esterno. Una centrale nucleare per la produzione di energia
elettrica (come del resto ogni tipo di centrale) non è gestita dall’esercito
e di certo non porta alla militarizzazione dell’area (non c’è niente in
comune tra una centrale nucleare e la produzione di armi atomiche). Allo
stesso modo assalti terroristici appartengono solo al mondo della fiction
cinematografica. Le scorie (preventivamente trattate e vetrificate nel caso
dei prodotti di fissione) vengono poste in contenitori schermati e il
management delle scorie, poi, è un argomento molto complesso che non si
può esaurire in una risposta di poche righe. Esiste un intero dipartimento
all’AIEA che si occupa di questo e coordina workshop e meeting a livello
internazionale. Giusto per dare un’idea almeno vaga di cosa si sta
parlando, il metodo usato per lo smaltimento delle scorie è lo stoccaggio
in contenitori adeguatamente schermati e monitorati in depositi
geologicamente sicuri, siano esse combustibile spento (cioè combustibile
scaricato dal reattore e rimasto anche per alcune decine di anni nelle
piscine di raffreddamento all’interno della centrale), o prodotti di
fissione che dopo essere stati separati dall’uranio e dal plutonio tramite
riprocessamento sono opportunamente trattati e verificati. Di sicuro non
vengono smaltite nei giardini dietro casa o nei campi di pomodori. Battute a
parte, le nuove tipologie di reattori (la cosiddetta IV generazione),
inoltre, dovrebbero portare ad una riduzione notevole delle scorie
prodotte».
Antonio
Petruccelli, Nuovo Molise oggi - 06/02/2010 |