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Visti gli
ultimi tragici accadimenti non solo nazionali ma anche regionali
verificatisi, ci riferiamo ai fatti di Favara in Sicilia, dove purtroppo
vite umane hanno pagato il prezzo dell’ incuria, dell’ inerzia e del
pressappochismo amministrativo, ma anche, seppur meno gravi, ai crolli di
Santa Croce di qualche mese fa, fortunatamente senza conseguenze fisiche per
quanti vi lavoravano o fatalmente si fossero trovati a transitare da quelli
parti e, ultimamente di Ururi, dove gli abitanti di sei palazzine sono
stati costretti ad abbandonare le rispettive abitazioni a rischio frana,
riteniamo sia un nostro preciso dovere, quale schieramento politico il cui
primario obbiettivo è, non quello di spartire poltrone, bensì quello di
evidenziare e denunciare i problemi pratici e le storture della
quotidianità tutelando così come da nostro dna il merito ed il
bisogno,
stimolare chi di dovere affinchè i moduli abitativi di zona Fontana
Quercia, allestiti in conseguenza del terremoto del 2002 in parte
attualmente disabitati, cessino di costituire un onere inutile per la
collettività in termini di salatissimi costi di gestione e, prevenendo
quelli che troppo spesso vengono definiti immancabilmente solo a posteriori
“disastri annunciati” vengano messi a disposizione di quanti vivono
situazioni di disagio abitativo.
Quale diretta
conseguenza, chiediamo all’ intero consiglio comunale di Santa Croce,
maggioranza e minoranza, di voler manifestare a riguardo la propria sensibilità, unendosi alla nostra richiesta e attivandosi presso gli organi
competenti, individuabili negli enti nazionali di protezione civile,
affinché l’attuale e insensato inutile costo si traduca in una quanto mai
logica, intelligente e necessaria misura cautelare potenzialmente salva
vita.
Santa Croce
di Magliano, 2 Febbraio 2010
A. Martino
Circolo Rifondazione Comunista
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LA
NOTIZIA
Pericolo frana ad Ururi, sei famiglie evacuate
URURI - A mettere la zona in pericolo ci hanno pensato le piogge
insistenti degli ultimi giorni. Ed il terreno sottostante
particolarmente predisposto. L'emergenza si è verificata in via dei
Ciclamini ad Ururi. Nella zona dove sono ubicate le abitazioni dello
Iacp. Dove altri tre palazzi sono stati evacuati nell'immediatezza
del sisma del 31 ottobre 2002. E' toccato al sindaco Antonio Cocco
emettere un'ordinanza di sgombero per sei famiglie che abitano nelle
palazzine. Si tratta di ventisei persone che ora, almeno per il
momento, non hanno più una casa. Prima di decidere il primo cittadino
ha sentito il parere dei vigili del fuoco e della Protezione Civile.
I quali hanno proceduto nei giorni precedenti ad effettuare un
sopralluogo. Un agriturismo ed un hotel sono diventati ora le
abitazioni delle famiglie sfollate. A carico dell'amministrazione
comunale il pullmino per accompagnare gli studenti a scuola ed i
lavoratori pendolari. Nei prossimi giorni verrà effettuato un nuovo
sopralluogo per verificare lo stato del terreno sottostante alle
abitazioni. Ma che le famiglie possano tornare ad abitare nelle
proprie case sembra un miraggio. C'è chi è contento del
provvedimento del primo cittadino. Soddisfatto di non essere finito
sotto le macerie di un eventuale crollo. C'è invece chi è
disperato perché ora non ha più una casa e non conosce quale sarà
il proprio futuro. Ad Ururi infatti esiste l'emergenza abitativa.
Sono pochi gli appartamenti disponibili. All'indomani del sisma del 31
ottobre 2002 diversi residenti hanno lasciato il paese per andare ad
abitare a San Martino in Pensilis, Portocannone ed anche Termoli. Il
sindaco dal canto suo ha lanciato un ultimatum. Se non dovesse avere
risposte dalla Protezione civile e dai vigili del fuoco entro martedì
è disposto a dimettersi. La richiesta che ha presentato è semplice. Poter
utilizzare moduli abitativi dismessi a San Giuliano di Puglia per
ospitare gli sfollati.
fonte: primapaginamolise.it
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in
basso alcune aree di Santa Croce di Magliano
che attendono ancora la ricostruzione
post sisma... |