Santa Croce di Magliano, giovedì 18 marzo 2010

     

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feste popolari


19 marzo | il fuoco di San Giuseppe


 

 

Tutto pronto a Santa Croce di Magliano per il tradizionale appuntamento con il falò di San Giuseppe. Tra tante tradizioni popolari che si sono affievolite e altre che sono addirittura scomparse, resiste quella dei "marauasce", i fuochi che si accendono la sera del 19 marzo.
E' l'imbrunire a Santa Croce di Magliano, una volta detta dei Greci, perché qui, nel 1470, si rifugiarono gli albanesi sfuggiti ai Turchi ottomani che avevano occupato le loro terre. Sono stati loro a importare la tradizione dei "marauasce".
Si accendono il giorno di San Giuseppe perché ricordano il calore e l'ospitalità che la Sacra Famiglia ricevette durante la fuga dall'Egitto. Ma è anche una tradizione comunitaria, anzi un rito.
I fuochi cancellano le calamità e le malattie (fame, morte, pestilenze) e sono simbolo della luce che torna, della bella stagione che avanza, ma anche della nuova vita che si rinnova.
Vanno a ruba soprattutto le frasche di ulivo. È stagione di potatura e se ne trovano tantissime in giro per le campagne. Ma a bruciare sono anche vecchi mobili di legno: ancora voglia di rinnovamento.
Anche in piena settimana santa, grazie all'impegno degli allestitori dei fuochi, continuerà quella tradizione tramandata dagli scritti e le illustrazioni firmate da Raffaele Capriglione e Pietro Mastrangelo. Il canto secolare resta nella mente dei più anziani: "Majechentò se muraine e Majechentò".

Saranno decine i punti del paese da visitare, parenti ed amici da ospitare. Magari bevendo un buon bicchiere di vino e mangiando qualche pasto della migliore cucina locale. Le cataste di legna e le frasche di ulivo sono già state preparate: saranno accese all'imbrunire. Circoli associati e privati cittadini aspettano le visite di parenti ed amici per trascorrere un'altra grande serata all'insegna della tradizione.

Qui a lato l'appuntamento al Circolo Ricreativo

 

 

 

 

 

18/03/10 - ALTARI DI SAN GIUSEPPE: TUTTO PRONTO IN PAESE

Casacalenda. Una tradizione secolare che continua a vivere sempre nella cultura casacalendese. La devozione di San Giuseppe con il convivio (le “tavolate”) di 13 pietanze rivive a Casacalenda a partire dalla notte del 18 marzo. Gruppi organizzati di persone, con strumenti musicali, domani sera si recheranno nelle case (sono quattro le famiglie che a Casacalenda portano ancora avanti questa tradizione) dove sono stati allestiti altarini in onore della Sacra Famiglia o di San Giuseppe Artigiano. La novità di quest’anno è che alle quattro famiglie si è aggiunta l’organizzazione di un gruppo di giovani casacalendesi che, supportati dal parroco don Michele Di Legge che ha messo a disposizione il Centro della Comunità “Caritas” (in via De Gasperi), hanno voluto portare avanti la tradizione del San Giuseppe organizzando per la prima volta la ‘”tavolata”. Un lavoro portato avanti nel tempo e che ha visto l’utilizzo di nuovi mezzi di informazione e coinvolgimento (i ragazzi hanno creato un gruppo “Progetto La rinascita delle Tavole di S.Giuseppe” sul social network Facebook). I ragazzi hanno realizzato anche un caminetto all’esterno del Centro della Comunità “Caritas” dove poter cucinare le 13 pietanze per la “tavolata” che si svolgerà (come nelle altre quattro famiglie) a ora di pranzo venerdì 19 marzo. Queste le tredici portate del convivio di San Giuseppe a Casacalenda: insalata di arance affettate e condite con olio e zucchero; a chembòste (peperoni, pere ecc. sottaceto); fagioli; ceci; cicerchie; piselli; fave (legumi conditi con olio crudo); lumache; granchi; riso con latte e cannella; baccalà gratinato; verdure lessate condite con olio; maccheroni con mollica di pane soffritta. Sono due le tavolate che vengono effettuate dalle famiglie: la prima, verso mezzogiorno con un bimbo, una “vecchia” e un “vecchio” che rappresentano la Sacra Famiglia insieme a dieci bambini (gli angeli); la seconda, invece è dedicata a tutto il resto della popolazione che entra nelle case (senza invito) dicendo “Gesù e Maria” (“ggéssemèrije”) e vengono accolti dai padroni di casa con “Oggi e sempre” (“ggéssémbre”). Una tradizione continua e che non ha alcuna voglia di morire, anche se le famiglie che riescono ad allestire il loro altare sono sempre meno. Proprio per questo motivo è da lodare il lavoro svolto dai giovani casacalendesi e che verrà sviluppato nel Centro della Comunità “Caritas”.
fonte: primonumero.it

 


FOTOGRAFIE


 

 

 

 



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