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feste popolari I fuochi di San Giuseppe illuminano la notte a Santa Croce di Magliano |
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Favorito
da una serata atmosfericamente apprezzabile, si è ripetuto il rito del
fuoco in onore di San Giuseppe. Nei vari quartieri del nostro
paese, gruppi di amici ed intere famiglie hanno rinnovato la tradizione
fino a notte inoltrata.
foto by: Roberto Santoianni | Francesco Rosati | facebook
IL
passo inesorabile del tempo non è riuscito a cancellare dai costumi delle
nuove generazioni di Santa Croce l’antichissima tradizione dei falò,
tramandata di generazione in generazione, in onore di San Giuseppe: i ’marauasce’.
Sembra che siano stati gli Albanesi, che si rifugiarono a Santa Croce nel
lontano 1470 dopo che i Turchi occuparono le loro terre, a importare la
tradizione dei ’marauasce’. Si accendono il giorno di San Giuseppe
perchè ricordano il calore e l’ospitalità che la Sacra Famiglia
ricevette durante la fuga dall’Egitto. Ma è anche un rito. Il fuoco si
presenta nella sua doppia veste simbolica. Da un lato esso rappresenta la
distruzione di tutto ciò che angoscia la comunità - la fame, la malattia,
la morte - dall’altra, il fuoco, si presenta come rigeneratore per
eccellenza. La sera del 19 marzo scorso, immancabilmente, nei vari rioni di
Santa Croce, sono comparsi a squarciare il buio una ventina di falò. Già
qualche settimana prima, gruppi di giovanotti appartenenti ai vari quartieri
del paese, armati di braccia e di una passione viscerale alimentata da una
intrinseca competizione, si sono recati nelle campagne circostanti per
raccogliere, con rimorchi trainati da grossi trattori: ciocchi, rami,
sterpi, frasche, nei frutteti e negli uliveti appena potati, o nei boschi
poco distanti. di Antonio Petruccelli - NUOVO oggi MOLISE - Domenica 21 Marzo 2010 La
devozione LARINO. Davvero tanta gente ha visitato sia nel centro frentano che nei centri limitrofi, nella due giorni dedicata a San Giuseppe, le caratteristiche cappelle con gli altari dedicati al Santo. Nella mattinata di ieri partendo da Larino, anche le scolaresche hanno potuto visitare la cappella allestita all'interno dell'Oasi Cappuccini e degustare i piatti tipici che la tradizione associa a questa festa che unisce insieme la devozione al santo, la festa del papà e, più in generale, un ringraziamento a Dio per i prodotti che la terra continua ancora a garantire agli uomini. Nelle quattro cappelle larinesi, dopo la visita delle scolaresche sono state consumate le tredici pietanze della tradizione. Prima le donne e gli uomini che hanno dato vita alle cappelle e poi tutte le persone che hanno voluto fermarsi, in preghiera, anche ieri davanti alle piccole statue di San Giuseppe. Lo stesso è accaduto anche, come detto, nei centri limitrofi. A Montorio, dopo la Santa messa officiata dal vescovo De Luca e la successiva processione per le vie del centro, nelle due cappelle allestite, si sono ritrovate, le tredici persone intorno alla tavola del Santo per consumare, loro per primi, le pietanze che le donne hanno sapientemente preparato nei gironi precedenti. Stessi rituali anche a San Martino, a Casacalenda e a Santa Croce di Magliano [...] fonte: Primo Piano Molise - 20/03/2010 |
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