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«Credo
che il punto di non ritorno sia vicino. Adesso stiamo raschiando il barile
». Terremoto, ricostruzione e fine dell’emergenza. Per il vicepresidente
del Consiglio regionale Tonino D’Alete la situazione rischia di
precipitare. E le avvisaglie ci sono tutte. Dal 31 dicembre scorso, ad
esempio, il contributo per l’autonoma sistemazione non viene più erogato.
In pratica dal giorno del terremoto, chi ha dovuto fare i conti con i danni
all’abitazione ha potuto usufruire del contributo che serviva, appunto,
per pagare l’affitto di un’altra casa. Un provvedimento necessario per
consentire i lavori necessari per fare rientro nella casa di proprietà. Da
fine dicembre noo è più così (basta verificare le pratiche nei comuni del
cratere) e chi non può ritornare nella propria casa, da tre mesi paga anche
l’affitto. Cosa sta accadendo? Ci sono parecchi motivi per i quali si
ipotizza la progressiva mancanza di fondi. Intanto il definanziamento che ha
portato al ritiro delle somme stanziate per molti comuni soprattutto del
cratere sismico.
«A metà febbraio il commissario delegato alla ricostruzione, il presidente
Iorio, ha avviato le procedure di revoca dei finanziamenti già concessi ad
alcuni Comuni per la realizzazione di interventi infrastrutturali relativi
ad opere pubbliche di interesse comunale - spiega il capogruppo del Pd - ma
dal contenuto di quel decreto si evince che il provvedimento di
definanziamento delle opere non ancora cantierate si è reso necessario per
la momentanea carenza di attribuzioni di risorse da parte del Dipartimento
della Protezione civile che ha ’imposto’ di dirottare le disponibilità
esistenti e non ancora utilizzate sulle opere di ricostruzione
immediatamente cantierabili.
Sono 26 i Comuni ai quali sono stati sottratti fondi importanti. Larino, ad
esempio, ha perso 2 milioni. Santa Croce più di 6, come Colletorto. Rotello
più di 2 milioni, Bonefro non potrà utilizzare somme per un milione e
mezzo. L’importo complessivo del provvedimento - nell’elenco dei comuni
definanziati ci sono anche Ururi, Provvidenti, Montelongo, Montorio e
Ripabottoni - ammonta a più di 26 milioni di euro mentre quello riferito ai
Comuni del cratere supera i 23 milioni di euro, l’87% dell’importo
complessivo. Questo provvedimento - tuona D’Alete - oltre ad essere grave
ed ingiustificato, rinvia a data da destinarsi la ricostruzione e fa
emergere in tutta la sua drammaticità quello che ripetiamo da anni. I fondi
per la ricostruzione non sono sufficienti. E i Comuni sono due volte vittime
del terremoto: non è attribuibile alla loro volontà la responsabilità dei
ritardi. Il meccanismo s’inceppa nella farraginosità delle procedure
della Commissione regionale delegata al rilascio dell’autorizzazione
sismica sui progetti esecutivi. La beffa - continua - è che non si vedranno
realizzate opere prioritarie come la messa in sicurezza o la ricostruzione
delle scuole con i prevedibili disagi per gli studenti costretti ancora in
locali non idonei oppure nei fabbricati». Fine della corsa quindi? Pare
proprio di sì. Non ci sono soldi per supportare chi deve ancora far rientro
nelle proprie case.
Non ci sono soldi per consentire ai comuni di terminare quanto già previsto
in questi anni. E questi particolari cozzano non poco con le promesse che
portano la firma del commissario straordinario. Che il 23 settembre 2009
(due mesi prima che l’emergenza fosse cancellata dall’ordinanza del
premier Berlusconi) scrive: per quanto riguarda la concessione di autonoma
sistemazione essa permane per tutto il periodo di proroga qualora concesso.
Il contributo permane anche in caso di mancata concessione di proroga.
Peccato che, invece, i sindaci (già a dicembre) autorizzino la proroga dei
lavori e concedano il contributo per l’autonoma sistemazione ma solo
«fino al 31 dicembre 2009».
I lavori si possono fare ma gli affitti non si possono più pagare. Ma il
commissario non aveva detto e scritto altro solo qualche mese prima? «E’
il fallimento del modello Molise - continua D’Alete - che non ha mai avuto
anche per mancanza di una legge specifica numeri precisi riguardo i danni
provocati dal sisma così da non permettere una seria programmazione delle
risorse e di conseguenza delle priorità degli interventi. La scelta di non
adottare una norma chiara pesa moltissimo sul futuro della ricostruzione.
Sino ad oggi si è andati avanti grazie all’enorme potere del Commissario
delegato attraverso interventi estemporanei che nascevano dal rapporto
personalissimo del presidente con i singoli sindaci e amministratori locali,
alla faccia delle vere priorità. Ora le risorse cominciano a mancare e il
rubinetto dei finanziamenti si è praticamente chiuso. E il modello Molise
mostra il suo vero volto. Il fallimento».
fonte: NUOVO oggi MOLISE - Venerdì 19 Marzo 2010
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