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S. Croce di Magliano (CB) _ Anche per il 2010 durante le cinque domeniche di Quaresima (dal 21 febbraio al 21 marzo) si rinnova l'appuntamento con la tradizionale Quarantana a Santa Croce di Magliano. Una tradizione particolare che si svolge ogni anno in tempo di quaresima.
La Quarantana è una pupattola che viene appesa ai balconi, a questa bambola, un tempo fatta di stracci, viene attaccata una patata infilzata da sette penne ognuna delle quali viene tolta ogni domenica fino a raggiungere l'ultima che annuncia l'arrivo della Pasqua. Nei quartieri più antichi di Santa Croce di Magliano, se si cammina a testa in su, si possono ammirare alcune di queste caratteristiche bambole. La leggenda vuole che si tratti della moglie di Carnevale - defunto - perciò è vestita di nero ed ha in mano la conocchia: durante tutto il giorno non deve far altro che filare per distrarsi dal defunto marito. Filare notte e giorno sotto la sferza dei venti, sotto la pioggia e la neve sino la giorno della sua fine.
Le penne della gallina, piantate nella patata, rappresentano le Domeniche e sono sette e alla fine di ogni settimana,
se ne stacca una e così, fino al giorno della Resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo. Quarantana per i vecchi di allora, significava tristezza, preghiera e meditazione al dolore di Gesù crocifisso. Per tutto il periodo della Quaresima, ne carne, ne grassi, ne uova, ne latticini si poteva mangiare. Persino le padelle venivano ripulite con cura per sviare gli odori tentatori delle succulenti pietanze consumate a Carnevale. Il baccalà, le sarde salate, le aringhe e l'ulivo secco dovevano sostituire di rigore gli altri cibi.
La sera, il SS Rosario, doveva sostituire l'allegria fatta di canti e di scherzi per il defunto Carnevale. Infine, quando le campane cominciavano a suonare a distesa, annuncianti la Resurrezione di Gesù, quando ogni cuore umano è pieno di gioia, finisce, scompare la Quarantana. Togliere l'ultima penna, vuol dire morte. Passata in mano ai ragazzini, questi se la contendono, dando luogo ad un vero e proprio linciaggio per la mal capitata, che il ultimo, si riduce in un mucchietto di piccoli cenci. Questo avviene per talune, per tal altre avviene una cosa più umana, vengono messe via per farle riapparire l'anno dopo, più belle che mai e da far sempre suscitare di anno in anno, quella certa curiosità, non solo ai forestieri, che vi capitano di vederla, ma anche negli stessi paesani.
di Barbara DI GIOVANNI
| fonte:
http://terza-pagina.myblog.it
Appare all’alba
del giorno delle ceneri e resta per tutta la durata della Quaresima
Quarantana... immortale
A Santa Croce di Magliano la tradizione non ha rivali La
"pupattola" pende nel vuoto tra i balconi delle case
SANTA
CROCE DI MAGLIANO - Durante la Quaresima sfrecciando in auto, o
bighellonando per le vie di Santa Croce, si intravede, a volte con la sola
coda dell’occhio in un fuggevole istante, una sagoma che, man mano si
avvicina, prende corpo: la "Quarantana". Questa
"pupattola" o "pupazza", fatta di stracci o di residui
di stoffe, raffigurante una vecchia, pende nel vuoto da una funicella o da
un fil di ferro, i cui capi son legati ad un balcone, o tra due balconi
dirimpettai su una via di passaggio. Essa appare all’alba del giorno delle
ceneri e resta per tutta la durata della Quaresima (i quaranta giorni di
digiuno in preparazione alla Pasqua), donde il suo nome di "Quarantana".
E’ abbigliata con un lungo vestito scuro, porta penzolante nell’estremità
bassa una vistosa patata nel quale sono conficcate a raggiera sette penne di
galline.
Le penne rappresentano le Domeniche della Quaresima, allo scoccare
delle quali si toglie via una penna, e così, fino al giorno della
Resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo.
La leggenda vuole che si
tratti della moglie di "Carnevale" - defunto - e perciò triste e
vestita a lutto, ed ha in mano la conocchia: durante tutto il giorno, sotto
la pioggia, la neve e le frustate di vento, non deve fare altro che filare
per distrarsi dal defunto "marito". Una tradizione antichissima,
carica di significato e suggestione, dal duplice significato: pagano e
cristiano, una commistione che crea una miscela alchemica di una parte della
storia di Santa Croce. Nel paese ogni anno ne compaiono tantissime, e, in
qualunque spazio urbano la si vede, si integra in modo equilibrato,
naturale, e Santa Croce diventa "altro".
La "Quarantana"
è bella, pacchiana, a tratti birichina, anche se triste, e, con un pizzico
di magia che l’avvolge e un che di misterioso, acquisisce un impatto
visivo intenso quando calano le luci, soprattutto in quelle viuzze dei
quartieri antichi: il "Quarto Greco" e il "Quarto
Latino". Luoghi in cui la si vede penzolare, avvolta da atmosfere che
sembrano frutto della migliore manualità di uno scenografo.
Messa a poca
distanza da qualche lampione giallo, campeggia nel bel mezzo di una viuzza,
sospesa nel vuoto, magari avvolta da una leggera nebbia, che non di rado fa
la sua presenza, e si staglia nella sua singolare silhouette. Poi, complice
una leggera brezza di vento, si anima: ondeggia disinvolta, gira su se
stessa, con le sue piume che sembrano vele spiegate al vento, sussulta, e
rivela tutta la sua intrinseca e magica vitalità. Guardarla con quei
vestiti sdruciti, in quella atmosfera di spumeggiante euforia, crea una
tensione emotiva, e ci fa battere il cuore e volare con la mente e la
fantasia a tempi remoti che non abbiamo conosciuto. E’ difficile
resistergli, sottrarsi al suo fascino e al suo magnetismo è quasi
impossibile. Basta realizzarla la prima volta e appenderla per poi farsi
contagiare e restarci fedele per sempre "questo è ciò che si
narra".
La "Quarantana", che scandisce il tempo della
Quaresima, misura anche simultaneamente il tempo che ci separa dalla
civiltà contadina da cui trae origine Santa Croce. Non si conoscono le sue
origini, sebbene ci siano manifestazioni analoghe in diverse località
meridionali - costa salentina e nell’entroterra lucano e calabrese.
Rimangono soltanto tracce orali nei ricordi degli anziani. E mentre Santa
Croce, nel corso dei decenni e dei secoli cambiava, si sviluppava, subiva
evoluzioni e involuzioni, la "Quarantana", nata dalle più
insospettabili contaminazioni, e resa possibile dalla musa di ogni opera
artistica: la fantasia, resta lì imperturbabile, non passa di moda,
affollata di quaresime vissute in un tripudio di giravolte, tipiche della
giocosità adolescenziale, e non perde fascino in barba al nostro
ineluttabile perbenismo. In essa c’è un passato che riverbera, che lotta
per venire fuori. Ogni anno sgomitando trova posto nella nostra
quotidianità, come una meteorite che piomba nelle terre talvolta troppo
piatte della nostra memoria, e ci ricorda chi siamo e da dove veniamo,
contribuendo inevitabilmente a dare un senso alla nostra vita.
di Antonio
Petruccelli, Nuovo Molise oggi - 26/02/2010 |