Santa Croce di Magliano, martedì 24 gennaio 2012

     

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personaggi


Lo chef Federico Rosati. Dal Molise... all’Oman
La sua grande passione per la cucina lo ha reso celebre al ristorante “O Sole Mio” del Sultanato della penisola arabica
| I suoi piatti apprezzati dalle autorità di tutto il mondo: “Professionalità ma soprattutto amore per ciò che si fa”


 

stampa.jpg (520183 byte)SANTA CROCE DI MAGLIANO. Una cena speciale, quella di Capodanno, l’ha dedicata al suo paese di origine. Tanto che nel menù proposto a quasi duecento persone provenienti dai cinque continenti ha inserito anche i “Gamberoni alla santacrocese” e il “Filetto di manzo alla molisana”. Un menù a cinque stelle servito con grande professionalità ed esperienza ai fornelli e non solo al ristorante “O Sole mio”, punto di riferimento della cucina italiana a Muscat, capitale del Sultanato dell’Oman. Lo chef, con la ‘C’ maiuscola si chiama Federico Rosati, da anni impegnato nel locale di proprietà di Mr Saleem-Zawawi.
Il nuovo anno, però, l’ha iniziato proprio a Santa Croce di Magliano, dove ha trascorso una ventina di giorni e dove lo conoscono e apprezzano tutti. Lo incontriamo a casa sua, in via strada media della Chiesa, numero cinque. Alle pareti foto, ritagli di giornali, soddisfazioni. Lo “chef” tutto molisano è infatti apprezzato e conosciuto negli ambienti più esclusivi del sultanato. Capi di Stato, Ambasciatori, rappresentanti istituzionali, sceicchi, uomini d’affari, turisti, tanti altri. In migliaia hanno degustato le sue prelibatezze e sono tornati più volte a chiedere il bis, anzi, “again” per dirla in inglese. Ma un piatto particolare è proprio quello dei gamberoni alla santacrocese.
Federico, come si preparano?
“Si tratta di una mia composizione con pomodorini pachino, vino bianco e funghi, uno spicchio di cipolle, un po’ di pepe bianco, olio rigorosamente extravergine di oliva del Molise e non sto scherzando e, ovviamente il segreto dello chef”.
(Mmm), appetitoso, ma com’è nata la tua esperienza professionale in cucina?
“La cucina, prima di ogni cosa, è passione e allo stesso tempo è un’arte. E dà anche molte soddisfazioni. La prima dote per chi lavora in cucina è la pulizia. Nelle mie cucine non è vietato entrare, io ci porto pure i clienti, che hanno tutto il diritto di sapere come si prepara quello che mangiano. Si tratta di un vantaggio enorme per il cliente stesso. Delle volte mi chiedo...perché c’è chi mette il divieto di entrare? La mia esperienza è nata per caso. Diversi anni fa, prendendo in gestione un ristorante a Santa Croce di Magliano. Poi ho lavorato al “Giannina” di Milano, vicino San Siro, a Campione d’Italia e proprio lì mi si sono aperte le porte del Medio Oriente”.
Strofinando una lampada? (Sorride)
“No... qui ho conosciuto lo sceicco Kaled con il quale abbiamo scambiato due chiacchiere e mi ha invitato a lavorare negli Emirati Arabi, in particolare ad Abu Dhabi, al ristorante “Isola Bella”.
Hai accettato subito?
“Sì, senza pensarci due volte. Mi piace viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi popoli, ideologie, fare tante esperienze perché la vita è fatta di fantasia. L’uomo vuole sempre esplorare, misurarsi, scoprire altre realtà e confrontarsi con altri popoli, arricchendo il bagaglio culturale e mantenendo, anzi conservando sempre gli ideali più cari e più puri, i sentimenti, l’amore per il luogo di nascita e di vita. Nessuno può intaccarli. Né il petrolio, né la moneta”.
E’ stato semplice ambientarsi, lavorare lì?
“Devo dire di sì. I clienti erano soddisfatti e io avevo le mie soddisfazioni, basti pensare che tra i primi ospiti ho incontrato il general manager dello Sheraton, quelllo dell’Intercontinental e altri nomi di spicco che conoscono benissimo il settore. La cucina italiana, se fatta con dovuta maestria, amore e arte creativa, diventa qualcosa di unico. Non intendo le solite lasagne, penne all’arrabbiata, come si vede in tanti locali, magari surgelate o preparate senza amore. Sotto un vestito blu vanno le scarpe nere, non quelle bianche e questo vale anche per la cucina. Devi amare la cucina per riuscire nel lavoro”.
La cucina italiana è dunque molto apprezzata?
“La cucina italiana è prima nel mondo. Se fatta bene non ha eguali. Dall’Italia arrivano in aereo prodotti di prima scelta e qualità. Da me non ci sono tarocchi, falsi o prodotti scadenti che vengono spacciati, ad esempio, per parmigiano. I duplicati non ci appartengono. Se penso solo al prosciutto...da noi si trova il San Daniele”.
C’è pure qualche prodotto molisano?
“Ho usato per diverso tempo pasta di un’azienda locale, delle volte l’olio extravergine d’oliva, ma servirebbero collegamenti più diretti per esportarlo. Ribadisco, possono portarci anche l’oro, ma devi saperlo in sostanza “cucinare”, altrimenti anche il migliore ingrediente non renderà al piatto”.
Sfogliando il tuo menù si trova di tutto...
“Nel mio menù ci sono 125 tipi di primi e secondi in cui ti puoi sbizzarrire. Intendo 125 scelte, tutte di qualità che vanno incontro al gusto dei clienti. A quello che desiderano, anche una cosa semplice come uno spaghetto alla napoletana che viene recepito nella sua semplicità. Al dente. Perché se lo tiri fuori un attimo prima senti la farina sotto al dente, un attimo dopo la pasta perde in cottura”.
E i dolci?
“Beh, in questo caso ci sono due pasticceri. Uno indiano e uno filippino, sono molto bravi. Ma le mie crepes suzette al cioccolato caldo sono davvero insuperabili. E se penso alla frutta saltata al flambè...”.
I turni?
“Non guardo mai l’orario quando lavoro. Inizio la mattina alle dieci fino alle tre. Riprendo alle sei fino a mezzanotte. Sei giorni alla settimana, la domenica riposo perché mi piace il calcio e seguo le partite del campionato italiano di serie A... ma su Al Jazeera...in arabo!”.
Parli correntemente l’arabo? E l’inglese?
“L’arabo, penso al trenta per cento, ma lo comprendo e lo capisco. Mentre per l’inglese non ci sono problemi”.
Che cosa significa per te lavorare in una realtà multiculturale?
“Avere molte soddisfazioni, essere apprezzato, rispettato, ben voluto, anche sotto l’aspetto amichevole, ti senti realizzato non solo a livello professionale ma anche e soprattutto umano”.
In questi anni hai ricevuto dei riconoscimenti particolari? “Ho vinto due piatti d’argento come miglior ristorante nel 2002 e nel 2003 e in una occasione sono stato premiato dallo chef della Regina Elisabetta. Poi ho ricevuto apprezzamenti e riconoscimenti da parte di tanti ambasciatori di tutto il mondo, autorità, turisti, persone di ogni professione. E sono davvero entusiasta”.
Hai però mai pensato di tornare a Santa Croce di Magliano?
“L’ho pensato e penso che in futuro aprirò un ristorantino particolare qui o nei dintorni. Per tre anni ho comprato e gestito un bar in piazza Marconi ma è stato un errore. Non era questa la mia strada, mi esprimo molto meglio in cucina”.
Ora che stai per ripartire, con quale spirito lo fai?
“Lasciare il proprio paese, la propria terra, gli amici, tutte le cose cui una persona può tenere di più non è sempre una cosa piacevole. Il distacco si sente sempre. Ma dove vado, parto con grande entusiasmo, perché so quello che trovo e che potrò trovare in termini di soddisfazioni professionali e umane. In tanti mi aspettano per assaporare le mie specialità”.
Insomma, sei considerato un personaggio pubblico lì?
(Sorride). “Diciamo di sì, dai, ne parlano anche i giornali. Sono gratificato”.
Ma eri e sei un personaggio pubblico anche qui a Santa Croce dove non ti conoscono solo come chef? Vero... Ricky Rosati?
“Verissimo. In passato sono stato un cantautore. Ho composto dei brani e mi sono aggiudicato dei premi anche all’Eurofestival dei giovani Sanremo con “Solo nel mondo. La musica è ancora dentro di me”.
Ma ti concedi qualche canzone anche lì mentre sei ai fornelli? “Beh, durante il relax...la siesta, quando compongo dei pezzi, le mie poesie che forse inciderò... La vita è una fantasia continua. Per questo la vita è bella”.

 


fonte: Il Quotidiano del Molise, 23/01/2012


 

 

 

 



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