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SANTA
CROCE DI MAGLIANO. Una cena speciale, quella di Capodanno, l’ha
dedicata al suo paese di origine. Tanto che nel menù proposto a quasi
duecento persone provenienti dai cinque continenti ha inserito anche i
“Gamberoni alla santacrocese” e il “Filetto di manzo alla molisana”.
Un menù a cinque stelle servito con grande professionalità ed
esperienza ai fornelli e non solo al ristorante “O Sole mio”, punto
di riferimento della cucina italiana a Muscat, capitale del Sultanato
dell’Oman. Lo chef, con la ‘C’ maiuscola si chiama Federico
Rosati, da anni impegnato nel locale di proprietà di Mr Saleem-Zawawi.
Il nuovo anno, però, l’ha iniziato proprio a Santa Croce di Magliano,
dove ha trascorso una ventina di giorni e dove lo conoscono e apprezzano
tutti. Lo incontriamo a casa sua, in via strada media della Chiesa,
numero cinque. Alle pareti foto, ritagli di giornali, soddisfazioni. Lo
“chef” tutto molisano è infatti apprezzato e conosciuto negli
ambienti più esclusivi del sultanato. Capi di Stato, Ambasciatori,
rappresentanti istituzionali, sceicchi, uomini d’affari, turisti,
tanti altri. In migliaia hanno degustato le sue prelibatezze e sono
tornati più volte a chiedere il bis, anzi, “again” per dirla in
inglese. Ma un piatto particolare è proprio quello dei gamberoni alla
santacrocese.
Federico, come si preparano?
“Si tratta di una mia
composizione con pomodorini pachino, vino bianco e funghi, uno spicchio
di cipolle, un po’ di pepe bianco, olio rigorosamente extravergine di
oliva del Molise e non sto scherzando e, ovviamente il segreto dello
chef”.
(Mmm), appetitoso, ma com’è nata la tua esperienza
professionale in cucina?
“La cucina, prima di ogni cosa, è passione e
allo stesso tempo è un’arte. E dà anche molte soddisfazioni. La
prima dote per chi lavora in cucina è la pulizia. Nelle mie cucine non
è vietato entrare, io ci porto pure i clienti, che hanno tutto il
diritto di sapere come si prepara quello che mangiano. Si tratta di
un vantaggio enorme per il cliente stesso. Delle volte mi
chiedo...perché c’è chi mette il divieto di entrare? La mia
esperienza è nata per caso. Diversi anni fa, prendendo in gestione un
ristorante a Santa Croce di Magliano. Poi ho lavorato al “Giannina”
di Milano, vicino San Siro, a Campione d’Italia e proprio lì mi si
sono aperte le porte del Medio Oriente”.
Strofinando una lampada? (Sorride)
“No... qui ho conosciuto lo sceicco Kaled con il quale
abbiamo scambiato due chiacchiere e mi ha invitato a lavorare negli
Emirati Arabi, in particolare ad Abu Dhabi, al ristorante “Isola Bella”.
Hai accettato subito?
“Sì, senza pensarci due volte. Mi piace
viaggiare, scoprire nuove culture, nuovi popoli, ideologie, fare tante
esperienze perché la vita è fatta di fantasia. L’uomo vuole sempre
esplorare, misurarsi, scoprire altre realtà e confrontarsi con altri
popoli, arricchendo il bagaglio culturale e mantenendo, anzi conservando
sempre gli ideali più cari e più puri, i sentimenti, l’amore per il
luogo di nascita e di vita. Nessuno può intaccarli. Né il petrolio,
né la moneta”.
E’ stato semplice ambientarsi, lavorare lì?
“Devo
dire di sì. I clienti erano soddisfatti e io avevo le mie
soddisfazioni, basti pensare che tra i primi ospiti ho incontrato il
general manager dello Sheraton, quelllo dell’Intercontinental e altri
nomi di spicco che conoscono benissimo il settore. La cucina italiana,
se fatta con dovuta maestria, amore e arte creativa, diventa qualcosa di
unico. Non intendo le solite lasagne, penne all’arrabbiata, come si
vede in tanti locali, magari surgelate o preparate senza amore. Sotto un
vestito blu vanno le scarpe nere, non quelle bianche e questo vale anche
per la cucina. Devi amare la cucina per riuscire nel lavoro”.
La
cucina italiana è dunque molto apprezzata?
“La cucina italiana è
prima nel mondo. Se fatta bene non ha eguali. Dall’Italia arrivano in
aereo prodotti di prima scelta e qualità. Da me non ci sono tarocchi,
falsi o prodotti scadenti che vengono spacciati, ad esempio, per
parmigiano. I duplicati non ci appartengono. Se penso solo al
prosciutto...da noi si trova il San Daniele”.
C’è pure qualche
prodotto molisano?
“Ho usato per diverso tempo pasta di un’azienda
locale, delle volte l’olio extravergine d’oliva, ma servirebbero
collegamenti più diretti per esportarlo. Ribadisco, possono portarci
anche l’oro, ma devi saperlo in sostanza “cucinare”, altrimenti
anche il migliore ingrediente non renderà al piatto”.
Sfogliando il tuo menù si trova di tutto...
“Nel mio menù ci sono
125 tipi di primi e secondi in cui ti puoi sbizzarrire. Intendo 125
scelte, tutte di qualità che vanno incontro al gusto dei clienti. A
quello che desiderano, anche una cosa semplice come uno spaghetto alla
napoletana che viene recepito nella sua semplicità. Al dente. Perché
se lo tiri fuori un attimo prima senti la farina sotto al dente, un
attimo dopo la pasta perde in cottura”.
E i dolci?
“Beh, in questo
caso ci sono due pasticceri. Uno indiano e uno filippino, sono molto
bravi. Ma le mie crepes suzette al cioccolato caldo sono davvero
insuperabili. E se penso alla frutta saltata al flambè...”.
I turni?
“Non guardo mai l’orario quando lavoro. Inizio la mattina alle dieci
fino alle tre. Riprendo alle sei fino a mezzanotte. Sei giorni alla
settimana, la domenica riposo perché mi piace il calcio e seguo le
partite del campionato italiano di serie A... ma su Al Jazeera...in
arabo!”.
Parli correntemente l’arabo? E l’inglese?
“L’arabo,
penso al trenta per cento, ma lo comprendo e lo capisco. Mentre per l’inglese
non ci sono problemi”.
Che cosa significa per te lavorare in una
realtà multiculturale?
“Avere molte soddisfazioni, essere apprezzato,
rispettato, ben voluto, anche sotto l’aspetto amichevole, ti senti
realizzato non solo a livello professionale ma anche e soprattutto umano”.
In questi anni hai ricevuto dei riconoscimenti particolari? “Ho vinto
due piatti d’argento come miglior ristorante nel 2002 e nel 2003 e in
una occasione sono stato premiato dallo chef della Regina Elisabetta.
Poi ho ricevuto apprezzamenti e riconoscimenti da parte di tanti
ambasciatori di tutto il mondo, autorità, turisti, persone di ogni
professione. E sono davvero entusiasta”.
Hai però mai pensato di
tornare a Santa Croce di Magliano?
“L’ho pensato e penso che in
futuro aprirò un ristorantino particolare qui o nei dintorni. Per tre
anni ho comprato e gestito un bar in piazza Marconi ma è stato un
errore. Non era questa la mia strada, mi esprimo molto meglio in cucina”.
Ora che stai per ripartire, con quale spirito lo fai?
“Lasciare il
proprio paese, la propria terra, gli amici, tutte le cose cui una
persona può tenere di più non è sempre una cosa piacevole. Il
distacco si sente sempre. Ma dove vado, parto con grande entusiasmo,
perché so quello che trovo e che potrò trovare in termini di
soddisfazioni professionali e umane. In tanti mi aspettano per
assaporare le mie specialità”.
Insomma, sei considerato un
personaggio pubblico lì?
(Sorride). “Diciamo di sì, dai, ne parlano
anche i giornali. Sono gratificato”.
Ma eri e sei un personaggio
pubblico anche qui a Santa Croce dove non ti conoscono solo come chef? Vero... Ricky Rosati?
“Verissimo. In passato sono stato un cantautore.
Ho composto dei brani e mi sono aggiudicato dei premi anche all’Eurofestival
dei giovani Sanremo con “Solo nel mondo. La musica è ancora dentro di
me”.
Ma ti concedi qualche canzone anche lì mentre sei ai fornelli?
“Beh, durante il relax...la siesta, quando compongo dei pezzi, le mie
poesie che forse inciderò... La vita è una fantasia continua. Per
questo la vita è bella”.
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