Santa Croce di Magliano, venerdì 20 gennaio 2012

     

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calcio


Vincenzo Cosco sulla panchina dell'Andria
Gli articoli di Pasquale Licursi e Stefano Castellitto


 

C’avevo fatto l’abitudine ormai. Quattro volte a settimana da casa mia alla zona industriale di Bonefro. Sembra strano ma Bonefro ha la sua zona industriale. Anche se pioveva e il freddo spaccava le mani.
Da Maggio sempre a parlare di calcio, ma non quel calcio da bar, gridato, ma quello di Soriano, sussurrato appena. E poi la sera in libreria a comprare nuovi libri e incontrare amici. L’ultimo quello di Ibra che parla di se stesso.
E quella frase incredibile “Sono uscito dal ghetto, ma il ghetto non è uscito da me”, che ricorda un po’ il respiro calcistico di Vincenzo Cosco. E poi le variabili del mondo del calcio che, come nella vita, non premia chi merita ma chi chiude gli occhi.
Ora vola ad Andria, nel calcio che conta. E volare è il termine giusto. Perché anche se sei seduto comodamente in macchina e senti l’asfalto sotto è proprio il volare che senti. Chiudi anche gli occhi magari mentre ti arrivano centinaia di messaggi d’affetto. E ci risiamo con la storia di Santa Croce di Magliano.
Nel senso che quando parte lui partiamo un po’ tutti. O partono quelli che volevano partire e per tanti motivi non sono partiti mai. Non hanno avuto il coraggio giusto o la sensazione che un sogno non è poi così lontano se gli corri incontri anziché farti correre dietro. Lui, il Mister, ce l’ha questa presunzione di fondo. Lui sa esattamente che è uguale ad Antonio Conte o Claudio Ranieri e vuole dimostrarlo. Che male c’è? Lui sa perfettamente che quel mondo è trasparente, leggibile ai suoi occhi e una volta lì puoi anche essere il migliore. Non è facile capirlo ma è così. Altrimenti come ha potuto raggiungere Coverciano, la Pro-Patria, il Gela e via così. Dalla periferia si vede meglio il mondo e da paesini minuscoli un sogno è gigantesco e terrificante.
“L'allenatore di calcio è il più bel mestiere del mondo, peccato che ci siano le partite” (Nils Liedholm).
E in effetti Cosco sarebbe perfetto per un calcio senza partite, perché il suo calcio è passione, letteratura, un misto di vita e poesia.
“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio” (Jorge Luis Borges).
Ed è questo ancora il senso del calcio per chi è venuto dalla strada e nella strada ancora vive.
Per chi lo conosce bene è tutto chiaro, quasi banale. Lui allenando sfida la vita e senza vendetta. Allenando vuole capire le cose da angoli diversi. Andria è una piazza difficile, complicata, bruciata. Ma anche lui lo è e una sfida se non è così non ha senso. Almeno per lui.
Ogni calciatore che ha allenato dice che meriterebbe la serie A. E noi lo sappiamo intimamente. E ogni calciatore che lascia lo chiama ogni tanto per darsi coraggio. Un maestro sotto certi aspetti. Il suo calcio ha regole precise e la prima è applicazione all’estremo. Per arrivare tra i grandi ha dovuto imporsi, senza sponsor e senza raccomandazioni. E pretende coraggio, come il suo. Per lui una partita di calcio non è cosa che si chiude nei 90 minuti (e recupero). Per lui dura una vita. E poi il suo sogno non finisce con le sue scarpe. Continua in chi verrà dopo di lui o semplicemente in chi lo stima e gli vuole bene. In bocca al lupo, Mister.

Pasquale Licursi



Dopo nove mesi ritorno in panchina per un molisano davvero special
ANDRIA – BARLETTA, la prima di Cosco
I numeri del tecnico di Santa Croce, una storia di quattrocento partite

Vincenzo Cosco riparte dal derby Andria-Barletta, domenica stadio degli Ulivi, con gli azzurri di casa che cercano la vittoria dopo un’astinenza che dura dal 20 novembre (1-0 al Piacenza) e una striscia negativa di due pari e quattro sconfitte. Per il tecnico santacrocese, in ritiro fino all’immediata vigilia nel suo Molise, a Montenero di Bisaccia, sono sei i precedenti in carriera contro il Barletta, quattro ai tempi del Bojano (serie D, 1999-2001) e due alla guida del Gela (2008/09). Se in C2 è andata male (0-0 in Sicilia e sconfitta 1-2 in Puglia con relativa interruzione di una serie positiva iniziale di 19 turni), più positivo è il bilancio alla guida dei bifernini.
Barletta sconfitto tre volte su quattro, addirittura due su due nell’anno dell’unica retrocessione della sua carriera (2000/01). Il ruolino complessivo (il dato esclude play-off e spareggi vari) è di 223 successi in 433 gare di campionato (51, 5%), 127 pari (29,33%) e solo 83 sconfitte (19,17% circa).
Se invece restringiamo il dato alle sole panchine da professionista (114), lo score è di 42 affermazioni (36,84 %), 43 segni <x> (37, 72 %), e 29 bocconi amari (25, 44%).

La carriera: iniziata ufficialmente nell’autunno del ’96 alla guida della Turris, nella “nostra” Eccellenza, anche lì in azzurro. Due successi sul campo, viziati però dalla presenza dello squalificato De Bartolo e cancellati a tavolino. I sei punti perduti saranno decisivi per consegnare il salto in D al neonato Campobasso di Berardo che inizia da lì la scalata che si ferma alle soglie della C1. La Turris degli anni 90 come Cutugno a Sanremo negli anni 80: sempre seconda, la “prima degli ultimi”, vittima di un’autentica maledizione per il club di Santa Croce di Magliano. Anche nel ’98 Cosco si piazza alle spalle di chi vince il girone. I numeri complessivi però sono di livelli assoluti: 41 successi, 11 pari ed appena sei sconfitte in due tornei, quattro soltanto sul campo, 146 gol fatti e solo 27 subìti.
A Bojano, nel ’99, ecco il primo urrah, con 22 successi e 3 pari, cinque gli stop, 17 reti al passivo e 64 all’attivo. In biancorosso altre due stagioni, in D, 11° e 16° posto, i bifernini tornano in Eccellenza, e pure Cosco fa un piccolo salto indietro, ripartendo dal Termoli. Cavalcata record in riva all’Adriatico, solo cinque pari (bricioline di pane) lasciate per strada, il resto solo “sì”, con un bottino finale di 80 punti.
Ad Isernia, è il 2002, dura solo cinque gare. Batte Viribus Unitis e Anagni, perde con la Paganese, supera l’Astrea e pareggia col Sorrento. Stop. Lascia, si dimette, anticipando la società. Troppo forti i contrasti con l’ambiente, in particolare Antonino Pane, un altro personaggio dimenticato troppo in fretta e che invece va ogni tanto “riesumato” per far capire quanto siamo “bravi” in Molise a dare la ribalta a gente così…
Qualche mese dopo eccolo a Vasto, la voglia di allenare supera qualsiasi ostacolo, anche regolamentare. Via Pettinicchio, all’undicesima prende il comando della situazione. Per due anni la sua casa è l’”Aragona”, un terzo ed un secondo posto, che varrà il ripescaggio in C2.
Cerca e trova fortuna ad Atessa, con la ValdiSangro. Avanza per gradi, proprio come chi passa uno dopo l’altro tutti gli esami: 2° posto, poi la promozione in C2 (festeggia ancora col cappotto, a marzo è già aritmeticamente su), infine un sesto posto, appena fuori dai play-off.
Reputa il ciclo finito, approda alla Paganese, in C1. Perde col Sassuolo di Allegri al “Torre” (non senza recriminazioni), fa il bis a Lecco e non va oltre il pari contro il Manfredonia (1-1).
Un’esperienza in Ungheria, al Sopron, e rieccolo a Gela (C2 2008/09) dove resta imbattuto per 19 gare (perde a Barletta 1-2 alla 20^ giornata) e finisce secondo alle spalle del Cosenza. Ai play off la sua squadra non riesce ad eliminare gli abruzzesi del Pescina e finisce pure per ricevere minacce di morte.
Lo chiama la Pro Patria al posto di Manari, in C1. Obiettivo salvezza. I buoni giocatori non gli mancano. Melara, il portiere Caglioni ecc ecc. Doppio confronto casalingo, batte il Como (1-0) e pareggia col super Varese di Sannino. In tutto a Busto Arsizio, in venti gare, vincerà 4 volte (le altre con Viareggio, Alessandria e Paganese), otterrà dieci pareggi (tra cui in casa del super Novara di Tesser) e rimedierà sei sconfitte, l’ultima a Viareggio. Si dimette dopo l’allontanamento del “suo” direttore sportivo, ma in seguito ammetterà di non aver fatto la scelta giusta e di aver dato retta all’istinto.
Il Campobasso lo chiama nell’ottobre 2010. “Non vengo per soldi”, disse dopo aver preso il posto di Carannante (2 punti in 7 gare), in rossoblù bilancio più che decoroso. Non viene riconfermato, ma questa l’abbiamo già raccontata mille volte. Adesso c’è l’Andria e la salvezza in C1 da conquistare in un girone terribile ricco di avversari di rango e di qualità.

Stefano Castellitto

 


Vincenzo Cosco nuovo allenatore dell'Andria


 

 

 

 



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