Santa Croce di Magliano, martedì 17 luglio 2012

     

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SPORT


Vincenzo Colombo, da Santa Croce alla Lazio
Il 22enne molisano è in forza allo staff tecnico del settore giovanile del club di Lotito


 

CAMPOBASSO. Un giovane molisano alla conquista della Lazio. È la storia di Vincenzo Colombo, classe 1990, partito da Santa Croce di Magliano e arrivato in forza al club capitolino. Dai banchi dell’Università al Centro Sportivo di Formello il passo è stato breve.

Vincenzo Colombo, ci racconti come sei ritrovato alla Lazio?
“Innanzitutto spero che questa mia prima, e spero non ultima, esperienza con la Lazio è stato un qualcosa di unico, eccezionale ed esclusivo. Un qualcosa che sino allo scorso anno potevo vivere soltanto nei miei sogni, attraverso la mia fantasia. Ancora oggi, trascorsi sette mesi dal mio ingresso nella Lazio, a volte non credo alla fortuna che ho avuto e soprattutto quanto sia stata importante per il sottoscritto questa esperienza. Tutto è iniziato lo scorso novembre, quando tramite l’Università di Roma del ‘Foro Italico’ fui selezionato dalla S.S. Lazio. Dalla selezione alla concretezza è trascorso poco più di un mese e la quella che poteva essere una fantasia si è trasformata in una piacevole realtà. Era il 24 dicembre, mai regalo fu più bello e gradito. Una telefonata per confermarmi di entrare a far parte dello staff tecnico della Lazio. Un regalo bellissimo, arrivato inaspettatamente, quando ormai avevo smesso di crederci”.

Arrivato a Formello cosa è successo?
“Inizialmente ho preso parte ad alcuni corsi di formazione, tenutisi nel Centro Sportivo della Lazio, incontri che mi hanno permesso di crescere, di vedere la realtà con ben altri occhi e soprattutto mi hanno dato il benvenuto nell’incantevole mondo del professionismo. Successivamente fui collocato nello staff degli esordienti 2000, in qualità di preparatore tecnico-coordinativo e in seguito in forza ai giovanissimi Coppa Lazio”.

Che ricordo hai del primo giorno da biancoceleste?
“Arrivai al Centro Sportivo della Lazio e lì mi indicarono lo spogliatoio dove avrei dovuto cambiarmi. Appena fui dentro mi trovai di fronte l’allenatore degli Allievi Nazionali, Simone Inzaghi, e Cesar Rodriguez, trainer dei giovanissimi Elitè. Con il cuore in gola mi presentai ed è inspiegabile l’emozione che provai: avevo appena stretto la mano a due dei giocatori che da ragazzino schieravo al Fantacalcio. Mi sembrava tutto un sogno, poi per un ragazzo così giovane come me. Ho potuto apprezzare di queste persone, che dal calcio hanno già avuto fama e successo, la loro infinità umiltà. Cesar è, ormai, diventato il mio amico di aperitivi a fine allenamento”.

In squadra avevi il figlio di Sinisa Mihajolovic. Ti sentivi un osservato speciale?
“Non necessariamente. Anzi posso dire che è stata una grande soddisfazione quando, alla fine di un allenamento, Mihajolovic si congratulò con me per di più offrendomi un caffè. Ogni giorno che entravo e uscivo dal Centro Sportivo mi sembrava di vivere un sogno. Anche il responsabile dei preparatori, a fine stagione, si è congratulato con me per il buon lavoro svolto durante i miei mesi di permanenza alla Lazio”.

La riconferma è vicina?
“Sono in attesa di una chiamata da parte della società e credo che all’80% dovrei essere riconfermato. Sono pronto per ricominciare con entusiasmo e umiltà”.

Cosa porti di questa esperienza?
“Questa avventura mi ha fatto crescere tanto, sia dal punto di vista umano, che professionale. Ho appreso che alla base di tutto c’è la programmazione e il gioco di squadra tra allenatore, preparatore tecnicocoordinativo, preparatore dei portieri, fisioterapista e magazziniere. È di fondamentale importanza relazionarsi con tutte le figure dello staff tecnico, prendere insieme le decisioni, così come programmare il lavoro a inizio seduta e relazionarsi nuovamente a fine allenamento. Alla fine di ogni mese si svolgono anche dei test tecnico- tattico e tecnico-coordinativo, tesi a valutare se il lavoro svolto fosse avesse portato i frutti sperati. Ho parlato di programmazione e su questo argomento voglio aggiungere una cosa. Quest’ultima manca nelle società molisane e anche a livello di settore giovanile, il punto di partenza, è seguito da poche persone. Se i nostri club puntassero di più sui vivai e meno sulle prime squadre forse il mondo calcistico molisano potrebbe crescere”.

Giuseppe Formato, Primo Piano Molise, 15/07/2012

 



 

 

 

 



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