Santa Croce di Magliano, sabato 24 agosto 2013

     

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SANTA CROCE DI MAGLIANO


La scomparsa di Antonio Giordano | Il ricordo di Pasquale Licursi


 

Da dicembre a ieri è come se una mano misteriosa e strana abbia voluto cancellare colori e pensieri da questa nostra vita già povera e noiosa. Antonio Giordano ha voluto in qualche modo non dare fastidio ma prima di andare una passeggiata sul corso a salutare gli amici. 
È strana la vita. Come la morte, che in qualche modo disegna strane geometrie e voli impazziti, a sera. La sua arte è accademia, tecnica di livello, e l’ha insegnata a studenti per tutta la vita. E la sua voce bassa ricordava che forse non si smette mai di imparare. Mai. Neanche quando si ferma il respiro e non c’è più luce, ma buio profondo. 
Siamo più soli oggi e più andremo avanti più ci ritroveremo a raccontare e spiegare a quanti verranno gli uomini che di questa terra sono esempi e riferimento. Io amavo soprattutto la pietra purissima di Lecce che tanto piaceva anche a lui. Quella pietra è secoli di storia scavata nella terra, mista a salsedine e licantropi. Lune piene e mare del Salento. Lui l’aveva adottata a materia forse perché era più dolce la mano e più felice il procedere. 
E quando ammiravi le sue opere in qualche modo facevi pace con il mondo e l’universo. Ti metteva e trasmetteva pace e serenità, come ascoltare musica classica seduto al buio sul divano. Ed aveva una voce bassa come a non voler disturbare. 
Antonio Giordano era l’artista classico dei nostri tempi, un rifiorire di scuole e stili in tutta la sua opera e in tutte le sue opere. Studiava il particolare e ripensava fino all’ossessione ogni suo lavoro fino a non aver avere alcun dubbio. Certo io un po’ ero indifeso, non capivo tanto le sue cose. Difficile interpretare, ma mi piaceva il suo distacco e il suo voler essere profondo. Così i suoi colori mai troppo vivaci e sempre tenuti e delicati, come il suo carattere. Ecco, così. Silenzioso e un po’ fuori. Periferico. Amava sperimentare e lo ha fatto come si deve. 
Ora di lui resta una storia scritta attraverso quello che ha lasciato. Il monumento ai caduti di Piazza Marconi e il nuovo di Via XX settembre, le sue mostre, l’altare della chiesa madre. Resta e per sempre un segno che mai potrà essere cancellato. Resta non tanto in quanti lo hanno conosciuto ma in chi dovrà venire ancora. E quando arriveranno vedranno le sue statue in marmo, le sue pietra coi bassorilievi e capiranno. E se non capiranno qualcuno dovrà spiegare questo passaggio e dovrà testimoniare. Perché così si fa la storia. Raccontando e spiegando con la passione giusta. E sarà un dovere farlo. Buon Viaggio maestro.

di Licursi Pasquale

 


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