Santa Croce di Magliano, mercoledì 17 maggio 2017

     

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L'articolo


(di Luigi Pizzuto) Cavalli e cavalieri, tra sentieri verdi e macchie mediterranee, percorrono un lungo tracciato per onorare la torre di Giovanna I d'Angiò


 

 

COLLETORTO. Il XII° Trekking della Speranza, promosso dall'Associazione I Cavalieri Angioini "Roberto de Firmitate", dopo un lungo cammino, tra vie erbose, torri e antiche chiesette rurali, onora il 690° anniversario della Regina Giovanna I d'Angiò, che a Colletorto, nel XIV°, secolo volle la costruzione di una possente torre angioina. 

La manifestazione, che ogni anno vede la partecipazione di molte associazioni equestri del Molise e delle regioni limitrofe, è stata patrocinata dall'Equiturismo De Girolamo e dall'Associazione Regionale Turismo Equestre. In cammino, a pochi passi dal tratturo Celano-Foggia, cinquanta cavalli e cavalieri. 
In primo piano I Cavalieri del Tratturo, di Santa Croce di Magliano, di Campomarino, di Termoli, Ururi e San Martino in Pensilis. Al seguito i cavalieri più piccoli della Scuola Equestre di Laura De Girolamo, che, indubbiamente, nelle varie attività equestri, svolge un ruolo di tutto rispetto a livello regionale. 

Di prima mattina i gruppi di cavalieri hanno calpestato i tortuosi percorsi tratturali, per scoprire, tra boschi, uliveti e macchia mediterranea, un contesto naturale dal profumo antico. Al centro dell'attenzione, dunque, un paesaggio ambientale, per molti versi incontaminato, segnato da rare essenze arboree, ricche di profumi e di colori. 
La lunga carovana dei cavalieri ha fatto sentire la sua presenza costeggiando il crinale del fiume Fortore, per risalire, dopo Piana dei Limiti, il vallone di Lauretum, e raggiungere la sosta prevista presso l'area attrezzata di Santa Maria. Importante area Sic, protetta nelle sua vegetazione, che a Piana Porcara manifesta una sua caratteristica vitalità naturale. Qui, su una collina che pare ritagliata dalla natura nella sua forma rotondeggiante, nella cappella seicentesca di Santa Maria di Lauretum, la presenza di una Madonna - dalla pelle olivastra - riecheggia senza clamore in tutta la piccola vallata. A questa statua piena di spirito rurale va la preghiera di chi lavora la terra in una contrada dove cresce l'Oliva Nera di Colletorto. 

Madonna e Madreterra, simbolo di fertilità, amata dalle donne che la portano in processione in mezzo agli ulivi. A lei si chiede protezione affinchè gli oliveti producano un buon raccolto dopo tanto lavoro. Nel silenzio della natura - il contesto ambientale - punteggiato di tanti pensieri sacrali - consente di avvertire - tra l'altro - una storia transumante che si perde nella notte dei tempi. Sulla terra e l'erba i ricordi degli armenti diventano vivi. L'insieme fa immaginare il loro passaggio diretto verso la Capitanata per svernare. 

Questo piccolo mondo antico rispunta grazie al calpestìo dei gruppi di cavalieri, ai loro passaggi e all'eco delle loro voci. Il connubio, poi, oggi, tra cavallo e cavaliere, nella pratica dell'equiturismo, rafforza il rapporto armonioso tra l'uomo e la natura, ridando tono, equilibrio e senso alla propria esperienza di vita. Fa senz'altro scuola il vecchio detto sul mondo equestre, capace, tra l'altro, di recuperare gli svantaggi più problematici: "Gli uomini sono migliori quando cavalcano, più giusti e più attenti, più disinvolti e più armoniosi, più consapevoli di tutte le contrade e di tutti i percorsi"
Si può dire che l'iniziativa, curata nei particolari, ha fatto rivivere ai partecipanti un modus vivendi semplice, piacevole e positivo. Anche se accompagnato nei luoghi più impervi da non poca fatica e da una buona dose di coraggio. Ai piedi della torre, in Largo Angioino, finalmente, nel pomeriggio, la lunga fila dei cavalieri ha trovato il meritato ristoro. Non poche curiosità ha suscitato la visita guidata alla torre, presidio e roccaforte di un ampio scenario che spazia a tutto campo fino al fronte del Gargano. Dalla sua sommità è possibile toccare con mano un po' tutto il circondario. Da San Giuliano a Montecalvo, fino a Santa Croce di Magliano, disteso su un crinale coltivato a grano. Sull'ampio terrazzo circolare, protetto da una merlatura guelfa, non poteva mancare, a conclusione di una giornata ricca di emozioni, il brindisi per onorare la magnifica torre della regina. Decisamente suggestiva nella sua architettura, perché ingloba nel suo ventre una torre normanna, a base quadrata, ben più antica. Per fortuna ancora visibile, grazie all'ultimo intervento di restauro, che ha riportato alla luce una cisterna millenaria e non poche tra tracce murarie risalenti all'XI° secolo.

Luigi Pizzuto

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 

 



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