Santa Croce di Magliano, sabato 06 maggio 2017

     

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Festa degli animali


Il culto della Madonna Incoronata a Santa Croce di Magliano, una devozione che viene da molto lontano


 

 

     Dal cielo cadono poche gocce d'acqua per esaltare il profumo degli animali. L'ultimo sabato di aprile trionfa la festa degli animali a Santa Croce di Magliano. E' un appuntamento di fede e di attaccamento alla terra che nessuno vuole perdere. In uno scenario inedito, la civiltà rurale incanta e ritrova improvvisamente la sua immagine più bella. Per dare voce, tra due ali di folla, al canto di una memoria antica, animato dal passaggio sonoro di tantissime vacche, buoi, asini, cavalli e cavalieri, che ostentano la treccia, orgoglio degli antichi sapori delle aziende santacrocesi.

     In questa processione dal sapore tratturale, non mancano pecore, capre, montoni e buoi, ed ogni tipo di volatili, addobbati con campanacci, nastri, nastrini, fiori e cordoncini. Si tratta di una tradizione antichissima. Mette in primo piano, una volta all'anno, il mondo degli animali, per venerare con tre giri la statua della Madonna Incoronata, custodita nella Chiesa di San Giacomo.

     L'Incoronata troneggia sul sagrato della Chiesa, seduta su una vecchia quercia, incoronata da due angioletti in volo, in attesa della benedizione. Ai piedi della Vergine una coppia di buoi e lo Scarciacappa. Una scena di fede che dà spazio a ricordi rurali, alle storie di tante famiglie, che, nell'occasione, rientravano in paese da Melanico e dalle altre contrade. Il pensiero va ai sacrifici disumani che la povera gente praticava nelle campagne per un tozzo di pane. Il ricordo va alla folla di un tempo accalcata davanti a San Giacomo per entrare in chiesa strisciando le ginocchia fino alla Madonna Incoronata. Alle nenie e alle litanìe diffuse a squarciagola da gruppi di cantori che spezzavano - tra cielo e terra - il silenzio del Quartetto e delle campagne.

     La festa è qui. Qui c'è il modus vivendi di una civiltà perduta. Qui c'è la primavera della cultura santacrocese. In questa immagine meravigliosa, appunto, di rappresentazione scenica che scuote tutti. Ricca di elementi simbolici, di ritmi e di suoni , che abbracciano la storia di un centro rurale simile a tanti paesi del Mezzogiorno d'Italia. Qui vibra l'attenzione di ogni persona e, come non mai, la voce di ogni cuore. Un'immagine sacrale, dunque, che con i suoi passaggi evocativi e le sue trepidazioni emotive rievoca l'apparizione della Madonna, che, appunto, un nobile cavaliere ed un pastore del foggiano ebbero nel 1001 in un bosco di querce, presso il fiume Cervaro.

     La narrazione agiografica a questo punto s'intreccia con i bisogni di oggi. La scena odierna accoglie ogni tipo di animale. Non mancano spesso quelli da cortile oppure fedeli all'uomo. Il racconto della memoria riaffiora e trionfa. C'è una sorta di sincretismo - tra passato e presente - che comunque rilancia il recupero di un mondo genuino ormai alle spalle della vita dell'uomo. Che nella festa ritrova i valori più nobili. A Santa Croce la partecipazione è forte e sentita fin dalle prime ore del mattino, quando in ogni stalla vengono preparati gli animali. Il clima risponde alle attese della folla.

     Nella sua dimensione antropologica la comunità ritrova le sue radici. Il rapporto tra uomo e animale è idilliaco. Si corre per tenere in fila gli animali. Si grida e si esulta al suono dei campanacci. La cultura locale sussulta e vibra al calpestìo degli animali. Facendo rivivere brillantemente le immagini evocate dai versi - in dialetto santacrocese - del poeta Raffaele Capriglione

"Quanne rire 'nciele u sole/Quanne scoppene i viole/ Quanne a terre ze reveste/ Ze fa belle e mette mfeste/Ze guarnisce de verdure/ Tutte fronne e tutte hiure (…) Mbacce i sette da matine/ze cumenze n'ammunìne (…) Tutti ciucce, i cavallucce/ Vaccarelle e vitellucce/ Tutti i vuove ngiurgellate/Chi campane strate strate/I mulette, i crape i zurre/ Vanne a suone de tammurre/. 

Quando in cielo ride il sole/Quando si aprono le viole/ Quando la terra si riveste/si fa bella e si mette in festa/si riempie di verdure/ tutta foglie e tutta fiori (…) Verso le sette di mattino/inizia una confusione/Tutti gli asini, cavallucci/vaccarelle e vitellucci/tutti i buoi addobbati/con le campane lucidate/i muletti, le capre, i montoni/Vanno a suono di tamburo.

     L'alba della cultura santacrocese è qui. Intorno al campanile di San Giacomo, tra Madonne, Santi, scene di pastori transumanti, animali e riti ancestrali. Tra odori, antichi sapori, saperi, cordialità ed energìa popolare. Tutti testimoniati con fierezza ed orgoglio, nel corso di un modulo processionale dove si percepisce il calore del cuore di un'intera comunità.

a cura di Luigi Pizzuto

 

 


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