Santa Croce di Magliano, giovedì 02 novembre 2017

     

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in memoria


Gli operai edili del Molise salutano Carmine: persona generosa, mite e attenta


 

CAMPOBASSO. Il Primo Maggio, come sempre era a Santa Croce di Magliano con le bandiere della Fillea, la Federazione degli operai Edili della Cgil, che sventolava insieme ad un gruppo di muratori, carpentieri e manovali, lungo il corteo che si svolge ogni anno nel comune dove nel 1908, altri operai edili, braccianti e contadini, aprirono la prima Camera del Lavoro del Molise e si organizzarono per affermare i propri diritti in una società feudale che concentrava il potere e la ricchezza in poche mani.
All’improvviso Carmine si accasciò al suolo e dopo inutili tappe negli ospedali molisani si ritrovò a San Giovanni Rotondo lottando tra la vita e la morte per via di una brutta emorragia cerebrale. Riuscì a superarla dopo molto mesi ma rimase con evidenti postumi invalidanti che ne hanno condizionato irreversibilmente la vita con nuovi peggioramenti, altri ricoveri e una prematura scomparsa che lascia un vuoto nel cuore di chiunque abbia avuto modo di incontrarlo, frequentarlo o incrociarlo sui propri passi. Non c’era operaio edile che non avesse il suo numero di telefono o non conoscesse il suo nome, sempre in giro per i cantieri per ascoltare tutti, poi recarsi al sindacato e preparare le domande per le scarpe antinfortunistiche, per la colonia estiva dei figli degli operai finanziata dalla Cassa Edile, per accedere ad altri servizi e ovviamente per fare i controlli delle buste paghe, le richieste delle differenze salariali, il pagamento dei contributi Inps, il calcolo della liquidazione o le domande di disoccupazione. Pur di non far perdere ai suoi compagni di lavoro la gratifica natalizia, insieme a tutta la Fillea restava a compilare e spedire le domande il 24 dicembre fino a tarda ora, perché conosceva, uno a uno, gli operai e ne sapeva le difficoltà economiche, i problemi quotidiani, gli assilli e le preoccupazioni. Emigrante in Germania dove aveva una parte della famiglia, conosceva il tedesco, e ci aiutò a organizzare un accordo con i Patronati di Stoccarda, Francoforte, Amburgo e Monaco di Baviera che facemmo arrivare in Molise per aiutare a far ricongiungere i contributi pensionistici ai tantissimi molisani che hanno fatto la spola con la Germania tra gli anni sessanta, settanta e anche più recentemente.
Con semplicità ma in modo efficace aspettava gli operai fuori dal cantiere, si fermava con loro per una birra e gli parlava del sindacato dando suggerimenti utili. Amava con orgoglio Campodipietra, il suo paese, era benvoluto al quartiere Cep e dai tanti conoscenti di Campobasso dove viveva e con cui si intratteneva a parlare volentieri. Per chi entrava nei locali della Cgil a Fondaco della Farina o a Via Mosca, era scontato imbattersi in questa persona mite, e attenta della Fillea che mal sopportava le angherie e le discriminazioni contro le persone più semplici. Un giorno incrociandolo dopo la malattia ebbe a dirmi che il medico dell’Inps gli aveva tolto la pensione ma non si dava per vinto e continuava a lottare come aveva fatto per tutta la vita e come spronava a fare agli altri operai aiutandoli a trovare la strada per avere giustizia, diritti e rispetto. La sua scomparsa ci rende più deboli, ma la sua semplicità ed il suo esempio saranno la nostra forza!

 


 


 

 

 



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