Santa Croce di Magliano, sabato 28 aprile 2018

     

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riceviamo e pubblichiamo


L'articolo | di Pasquale Licursi


 

 

Il viaggio, un viaggio, non si calcola in distanza, in strada che percorri. Un viaggio è tale quando dal quel viaggio torni e non sei più la stessa persona. Sei migliore in qualche modo. E non è tanto il luogo che raggiungi, il posto che vai a scoprire. Ma sono le persone belle che incontri a farti vedere le cose e il mondo in un’altra maniera. E non ci vuole tanto. Basta poco. E in posti dove non sei mai stato e ce l’avevi a pochi minuti di macchina, in un verde che blocca il respiro e tra piccole stradine e curve che ti fanno star bene. Tu, ingolfato al centro, nei discorsi inutili, nel rumore non riesci più a capire e ti allontani dalla vita che conserva ancora e bellissime persone che stanno un po’ ai margini e in disparte semplicemente perché hanno scelto di starci e perché è esattamente dietro la curva che hanno scelto di vivere e respirare. Viaggiare è ancora il sistema migliore di capire le cose e scavare l’anima. Viaggiare e conoscere ti fa capire che non esiste solo una di soluzioni e di possibilità, ma infinite e dolcissime. In questo periodi di elezioni, proclami, urla e rumori starsene in un piccolo paradiso potrebbe essere salvezza e beatitudine. Così una domenica si arriva a Macchia Valfortore. Un gruppo di case con dentro non più di 500 persone e un centro storico in salita in pietra. Bellissimo. E la sua chiesa. Ti chiedi a chi è venuto in testa di costruire una chiesa così bella in quel posto così piccolo. Mistero. E muraglioni da cui respiri un’aria così fresca che ti viene naturale chiudere gli occhi. E quando senti i comizi, il politico parlare riesci davvero a collegare e capire che in qualche modo il problema lo conoscono ma sono a metà strada. Quando, cioè, parlano di turismo, valorizzazione del territorio, nuove opportunità per le periferie e azioni culturali. Quando arrivi a Macchia Valfortore lo capisci davvero. E capisci che basterebbe poco solo se davvero chi amministra avesse a cuore la periferia e le sue parole fossero vere e non semplici frasi di una campagna elettorale che una volta finita restano frasi e niente più. A Macchia Valfortore vivono due persone, esistono due persone che hanno scelto di tornare. E se tornare fosse un termine poco chiaro si potrebbe dire che queste due persone hanno espresso il gesto di chi ama davvero. Seguire il cuore e senza nessun rimpianto. Pensi, magari, che dopo una vita di lavoro, sacrifici, sudore, due persone tornano, comprano una casa e se ne stanno lì tutto il giorno a passeggiare, raccogliere violette e calpestare sentieri. Non è proprio così. Mario Mancini e Mariella Brindisi sono tornati ma non per restare tutto il tempo affacciati al balcone o guardare le stelle. Fanno anche quello, ma l’amore per quella terra, le tradizioni e il passato li ha costretti a realizzare un sogno che avevano da sempre. Realizzare un museo etnografico all’interno del centro storico di Macchia Valfortore e non in un solo posto, ma in tante piccole case disabitate e dimenticate. Alcune regalate, altre comprate hanno realizzato un vero e proprio miracolo. In ogni casa testimonianze del mondo contadino e artigiano, ricostruzione di ambienti e stanze. Officine, falegnamerie, scuole, camere e quant’altro per entrare in quel mondo che anche la memoria stenta a ricordare. E quel mondo Mario Mancini e Mariella Brindisi lo hanno ricostruito proprio e semplicemente per dirci che senza si vive uguale ma in un vuoto che non è così bello. È davvero stupefacente quello che sono riusciti a realizzare. Occorrono ore per vedere tutto. Passi dal falegname alla camera da letto contadina, dai banchi di scuola al cucito e senti il profumo di un mondo. Un profumo bellissimo davvero. Gente così non puoi dire di trovarla facilmente. In loro la passione è travolgente, altrimenti non si spiega. Pensi anche che tutto questo è possibile non perché amano far conoscere agli altri il mondo di una volta che non esiste più. No. È possibile perché hanno dentro un amore smisurato per quello che fanno e hanno fatto. Fare quello che hanno fatto loro è un atto d’amore che prima di tutto fa bene a loro stessi e li fa vivere nel migliore dei mondi possibili. Poi, tutto il resto. Nel raccontare quello che hanno realizzato (ah in una delle case un sistema di rilevamento sismico e un osservatorio astronomico, così proprio per non farsi mancare nulla) vedi nei loro occhi quella scintilla che vuol dire passione e amore vero. Una visita è davvero obbligatoria a Macchia Valfortore. Un po’ te la cambia la vita. Quando poi chiedi a Mariella se quelle case sono come tutte le altre case (nel senso se paga l’IMU, immondizia etc) e lei ti dice che sono considerate case come le altre (anzi seconde case) allora ripensi al discorso delle campagne elettorali e pensi a come valorizzare il territorio e le persone che spendono la vita per quel territorio. Pensi che davvero basterebbe poco. Essendo museo, aperto al pubblico, basterebbe esonerare quelle case (che non sono case) dai pagamenti abituali per case vere. Basterebbe poco per permettere a simili persone di continuare nella loro “follia” e di tornare invece di scappare. E valorizzare il territorio. Ma la campagna elettorale è finita e andiamo sopra nell’osservatorio a … riveder le stelle.

Licursi Pasquale

 

 


 


 

 

 

 



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