Santa Croce di Magliano, domenica 08 aprile 2018

     

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recensione


"Italiani mata burros", libro di Castelli su emigrati in Venezuela: recensione di Pasquale Licursi


 

Santa Croce di Magliano. “Italiani mata burros” e altre storie di migranti in Venezuela è un libro di Michele Castelli edito in questi giorni dalla EDS Print, a cura di Salvatore Orlando e grazie al contributo del Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Libro già pubblicato in lingua spagnola dal titolo “Cuentos de inmigrantes”, Edizioni Editorial ONCE di Caracas. Ed è un libro vero, nel senso che raccoglie storie e racconti di italiani emigrati in Venezuela in cerca di quella fortuna che l’Italia non poteva garantire. Racconti di speranza, quindi, ma anche e soprattutto d’amore incondizionato nei confronti della terra infinita che accoglie non uomini e famiglie ma sogni e rivincite dei tanti italiani che per sopravvivere scelsero il Venezuela, l’altra parte del mondo.

A leggerlo, le storie e le avventure appaiono leggere, quasi senza dolore e piacevoli come può essere piacevole il racconto di un uomo che non ha rimpianti e non soffre nel raccontarsi agli amici dopo averli ritrovati e rivisti. È un po’ come andare in soffitta dopo anni e al lume di candela ritrovare il vecchio baule e aprirlo. Togliere le coperte che proteggono dall’umidità e ritrovare vecchi quaderni e libri della scuola elementare insieme a fotografie lontane. Con il solo dolore di un piacere strano che provoca il ricordare. Nei racconti, mentre li leggevo, io sentivo il mare. Non il suo odore ma esattamente i suoi rumori. Perché, credo, quando attraversi l’Oceano sapendo che stai andando verso la tua nuova casa quell’immensità azzurra ti rimarrà dentro per sempre come solo i grandi amori sanno rimanere. Il sud America non puoi pensarlo senza mare. Ti circonda e ti avvolge nella sua potenza disumana e grande e credo davvero che quando sei lì, in qualsiasi latitudine o posto, anche lontano lo senti il mare e ti entra dentro e non ti lascia più.

Nei racconti di Castelli, in questo libro che dedica ai migranti italiani in Venezuela, non solo sudore e sacrifici, sofferenza e sangue. Qui la forza di una terra che accoglie incondizionatamente tutti. E li inghiotte come la balena di Pinocchio. In questa terra che ti esalta e ti uccide, ti annienta o ti premia come nessun’altra terra al mondo. A volte ci scappa un sorriso, a volte una lacrima che non sembra sofferenza ma accettazione di un destino già scritto e senza ritorno. In definitiva, per quello che ne posso capire io, si chiamano racconti ma sono voci. Piccole voci raccolte nel corso di una vita e piccoli voci che arrivano quando mai te l’aspetti. Voci di lacrime e voci di gioia ma comunque voci di un mondo che è stato il mondo di Michele Castelli e lo è tutt’ora. E sono voci bellissime. E bisognerebbe leggerle a chi non ha mai sentito il mare.

La realizzazione dell’opera è stata possibile anche grazie al supporto e alla collaborazione del Responsabile della ditta Planet (catolibreria) di Santa Croce di Magliano Giovanni Nerone, nella predisposizione e realizzazione di aspetti tecnici dell’insieme.

Pasquale Licursi

 


 


 

 

 



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