Santa Croce di Magliano, sabato 27 gennaio 2018

     

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il ricordo


Ottaviano Giannangeli poeta del sorriso


 

Latinista, dialettologo, figura di spicco della cultura abruzzese, scompare nello stesso anno in cui ha pubblicato l’opera omnia “Quando vivevo sulla terra”

di Luigi Pizzuto

All’età di 94 anni, il 17 dicembre 2017, si è spento a Sulmona Ottaviano Giannangeli. L’Abruzzo perde un gigante della poesia che amava in modo viscerale la sua terra, le opere di Ovidio, il vernacolo, il linguaggio del mondo classico e la bellezza della lingua italiana.

Figura di spicco nel campo letterario e, dunque, protagonista della cultura abruzzese e nazionale. Latinista, dialettologo, romanziere, autore di composizioni dialettali e di canzoni abruzzesi, corrispondente epistolare con gli autori più importanti del secondo ‘900, Montale, Flora, Solmi, Silone, Migliorini, Clemente, Caproni, Calvino, Sereni, Ginzburg, Sansone, con la sua vis espressiva, sensibilissima ed ironica, ha saputo cantare, nel modo migliore, l’identità più genuina della realtà abruzzese.

Ottaviano Giannangeli ha dedicato la sua vita all’insegnamento in molte scuole abruzzesi, prima alle Medie, poi al Magistrale e al Classico di Pescara, per ricoprire, infine, la cattedra di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all’Università “G. D’Annunzio”. Non è venuto meno l’addio - con fiori coloratissimi - dei suoi alunni abruzzesi e molisani, che lo hanno avuto come professore all’inizio degli anni Settanta. Nella circostanza il sentiero dei ricordi viene ripercorso con pensieri che s’intrecciano ad esperienze educative di spessore. Dense di cristallina sensibilità, radicate nel profumo di una pedagogìa esaltante, popolare e attiva, che mette al centro i valori della persona, di cui ha bisogno qualsiasi tipo di “buona scuola”.

“E’ scomparso il nostro carissimo prof. Giannangeli, grande uomo di cultura, capace di farsi amare da tutti, poeta dialettale straordinario, era il mio professore preferito, raggiungo subito Raiano in nome di tutti i suoi alunni per rendergli omaggio”(Lucio Palombo). “Mi dispiace tantissimo. Dopo la scuola, quando incontrava papà chiedeva sempre di me e mi mandava i saluti. Chi lo ha conosciuto non poteva non volergli bene. Era una persona squisita. Ricordo con piacere il suo latino e il canto dei suoi versi “T’amo e t’odio ciccici” (Rossella Paolini). “Gli volevamo un gran bene. Era tenerissimo nelle interrogazioni. E poi come si fa a dimenticare il suo vernacolo colorito: “Uagliù è tutte nu mare de guaie, nzi vede na prete”(Peppe). “Perdiamo un grande della letteratura. Quando l’ho chiamato per la cena dei suoi ex alunni mi ha risposto così: “Uagliù, se non fosse per le mie gambe, anche se ho tanti anni, starei con voi per ricordare ogni momento dell’esperienza scolastica.”(Marco Erspan). “Una grande perdita. Per sempre resterai nei miei ricordi. Grazie prof. per la tua umanità e tutto quello che ci hai trasmesso”(Tina Berardocco). “Ricordate i cinque minuti di Mazzola? Dopo la conversazione ci chiedeva sempre l’impegno necessario per capire in poco tempo il contenuto della lezione”(Rita Cacciagrano). “Era il mio prof. preferito. All’inizio della lezione mi chiamava per recitare la mia barzelletta. Poi non posso dimenticare la sua fantastica “Luna luna luna damme nu piatte de maccarune”. Durante la lezione ognuno veniva messo a proprio agio (Sandro Carosella). “Non dimenticherò mai il suo carisma, il suo stile, la sua cultura e poi la metrica del distico catulliano “Odi et amo” smorzata dolcemente tra le sue labbra con quella sua amorevole pietas sulla condizione umana”(Luigi).

Ricca la sua bibliografia: Ritorni (1944), Gli isolani terrestri (1958), Canzoni del tempo imperfetto (1961), Un gettone di esistenza (1961), Il significante metrico in Montale (1969), Pascoli e lo spazio (1977), Lu libbre d’Ottavie (1979), Un sito per l’anima (2008). Nel 1957 fonda la rivista “Dimensioni” a cui ha collaborato Ignazio Silone. A sedici anni, con un’ode saffica, mostra la passione per la metrica e per la poesia. Ha sempre stabilito un forte legame con i poeti della sua terra - come afferma in “Poesia come sedativo” - perché pronunciano la “e” indistinta, nelle melopee distese, che alla voce danno una tinta, di antica lingua francese.

Ottaviano Giannangeli scompare nello stesso anno in cui ha dato alle stampe l’opera omnia “Quando vivevo sulla terra” (2017). Una sorta di presagio silente invita il lettore a tuffarsi nel suo mondo letterario. Era nato a Raiano, nel 1923, a pochi passi dal tratturo Celano - Foggia. Questo lembo di terra della Valle Peligna, che profuma d’antico, percorso da pecore e pastori, che da Raiano approdavano a Santa Croce di Magliano, prima di raggiungere la Capitanata, per tenere insieme l’antico orgoglio dell’Abruzzo e del Molise, anima brillantemente la vena poetica dell’autore sempre viva, autentica e squisitamente genuina.

Nei suoi versi germoglia il perenne divenire di questa piccola realtà con un registro lirico raffinato, sensibilissimo, al tempo stesso ironico e allusivo. Il colore della sua singolare ironìa srotola i solchi dei giorni con pennellate sapienti e delicatissime. L’impronta del suo canto è teatrale, vigorosa, ricca di attimi preziosi, di emozioni e di profonda umanità. La sua poesìa esorcizza ogni male. Addirittura le “pietre” sono luminose come stelle. Infiammano la conoscenza quotidiana per accentuare la spinta e l’ardore verso l’alto.

Nella poesia spaziale di Giannangeli aleggia la voce di Ovidio, autore latino di Sulmona che tanto amava, mediante non pochi sussulti riflessivi di ampio respiro: “Os homini sublime dedit, coelumque tueri jussit et erectos ad sidera tollere vultus” ( Il creatore diede all’uomo il volto e gli impose di contemplare il cielo e di elevare lo sguardo diritto alle stelle). La vivace sintassi della mitologìa classica, greca e romana, contenuta nelle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone (Metamorphoseon libri), diventa modello personale per leggere tappe, bisogni e aspirazioni della mente umana.

E’ necessario, pertanto, puntare in alto per dare un senso alla propria esistenza. Tra cielo e terra, l’amore è la migliore àncora di salvezza. Per sostenerlo come si deve bisogna portare il sorriso in tasca per tutta la vita. Ottaviano Giannangeli è riuscito - come pochi grandi uomini - a coltivare con gioia questo aspetto meraviglioso della persona umana nel proprio cammino di vita. Addio caro professor Giannangeli. Il tuo amorevole sorriso colora il Cielo e continuerà a guardarci sempre da lassù.

 


 


 

 

 



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