Santa Croce di Magliano, martedì 02 gennaio 2018

     

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Mamma lupa ha scelto l’habitat di Montelongo per vivere con i suoi due lupacchiotti (di Luigi Pizzuto)


 

Ritornano felicemente i lupi anche in Molise a popolare quel paesaggio preappenninico dove il territorio, solo a tratti, appare disabitato. Contro ogni tipo di letteratura che lo ha presentato aggressivo e sempre cattivo, il lupo, così, si riappropria di una realtà che un tempo gli era familiare, abitata da pecore, pastori e animali selvatici.

“Lo spopolamento e l’abbandono di terre, parti integranti nel passato di grosse proprietà - precisa il professore Michele Macchiagodena - forse è la causa di questa felicissima rinascita naturale e indubbiamente la ragione di svariati avvistamenti del Canis lupus italicus, che pare aver scelto di dimorare in un contesto ambientale favorevole, silenzioso, privo della voce dell’uomo”.

Qui, infatti, i toni rumorosi dell’uomo sono sempre più flebili. Il lupo, che viaggia a trenta chilometri e ci passa davanti con una velocità silente ed inusitata, è qui, nell’area del cratere, padrone assoluto dei tracciati tratturali più tortuosi. Nelle notti più fredde e silenziose talvolta si avverte il suo ululato, accompagnato dall’abbaiare timoroso dei cani.

A Colletorto il lupo è stato avvistato perfino alle porte del paese, nel suo andirivieni tra il Vallone Grande e Monte Crocella. Lo stesso a Bonefro lungo la vecchia via dei mulini, tra Torre Magliano e il filare delle macchie spoglie di verde, che si spingono verso il sentiero del bosco e il Vallone della Terra.

In più occasioni il lupo ha tirato fuori il suo istinto famelico sbranando cani e pecore a portata di mano. In questo habitat particolare - dove ha la certezza di cacciare prede da mangiare - di sicuro riesce anche a moltiplicarsi.

Infatti, recentemente, di sera, nell’agro di Montelongo, in una stradina rurale che s’inerpica tra la vegetazione, sono stati avvistati e ripresi due lupacchiotti, come si può vedere dalle immagini di un casuale amatore. La graziosissima coppia, agilissima nel suo sicuro cammino, è riuscita a dileguarsi sotto le luci dell’auto, attenta a non generare nessun tipo di male. Da un punto privilegiato, mamma lupa, che non abbandona mai i suoi cuccioli, doveva seguirli certamente, preoccupata e guardinga, col suo grande “cuore di mamma”.

In questa circostanza la sensibilità dell’uomo non ha creato situazioni incresciose, come spesso capita nel rapporto uomo - animale. Le riprese hanno scritto, invece, una bella pagina di vita naturale che riscalda il sentire di quanti hanno a cuore la vita degli animali più rari.

A partire dagli anni Settanta, il lupo è stato considerato un animale da proteggere - per evitare la scomparsa della specie - anche se per gli allevatori resta un predatore capace di arrecare soltanto danni al proprio patrimonio. Da 1976 ne è vietata la caccia perché incluso tra le specie protette. Oggi, in queste zone marginali, si registra una presenza che indubbiamente fa bene alla natura. Stravolta negli ultimi anni dalla crescita sproporzionata di altri mammiferi che devastano le coltivazioni e pongono problemi più seri.

La storia di mamma lupa e dei suoi due lupacchiotti è dunque di buon auspicio per l’anno che verrà. Il racconto di antica memoria è straordinario e fa ben sperare in futuro per la sopravvivenza della specie.

Una buona notizia, pertanto, nelle terre del Sannio Frentano, dove, dopo i Sanniti, la lupa diventa il simbolo della città di Roma, come madre che nutre, protegge e aiuta a crescere i propri figli. Non a caso - per ricordare i fasti dell’antica Roma - nel Palazzo Ducale di Larino troneggia “Il Lupercale”: mosaico policromo del terzo secolo. Con al centro la lupa che allatta i gemelli sotto lo sguardo attento di due pastori. Nelle immagini che seguono vediamo il grandioso mosaico della Lupa che allatta Romolo e Remo, ben conservato a Larino e una rappresentazione grafica in un disegno dello scrittore Napoleone Stelluti.

di Luigi Pizzuto

 


 


 

 

 



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