Santa Croce di Magliano, sabato 10 agosto 2019

     

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lettera aperta


 


 

 

Parrocchia S. Antonio di Padova – Santa Croce di Magliano

Lettera aperta ai parrocchiani di Santa Croce

L’inestimabile del dono del sacerdozio

Carissimi,

            avrete letto tutti il comunicato stampa della diocesi di Termoli-Larino che riporta la lettera del nostro vescovo Mons. Gianfranco De Luca in merito alla ridistribuzione dei sacerdoti in diverse parrocchie del nostro territorio. Santa Croce di Magliano avrà il nuovo parroco nella persona di don Costantino Di Pietrantonio. Anh’io resterò a Santa Croce e sarò di aiuto per quello che posso oltre a svolgere il ministero di raccordo tra le tre parrocchie della comunità pastorale di Santa Croce, San Giuliano e Colletorto.

            Desidero condividere con voi alcune riflessioni sul dono e sulla presenza dei sacerdoti nelle nostre comunità, ricordando subito che sin dalle origini i nostri paesi hanno avuto sempre la presenza di una guida spirituale nella persona del parroco. Mi piace ricordare gli ultimi parroci che hanno servito ultimamente la nostra comunità di Santa Croci a me molto cari: don Giuseppe Di Stefano mio maestro nei primi anni di sacerdozio, don Antonio Ferreri, carissimo confratello con cui ho condiviso tanti anni della formazione e del ministero sacerdotale nella diocesi di Termoli-Larino,  don Alessio Rucci che insieme a me e a Don Pietro Cannella ha avviato l’esperienza della comunità pastorale.

            A volte diamo tutto per scontato e pensiamo che tutto ci sia dovuto ma non è così. Quante comunità in terra di missione non hanno il sacerdote e quante anche nei paesi di antica cristianità cominciano ad avere una presenza solo saltuaria del sacerdote.  Anche da noi cominciano nuove esperienze che affidano ad una equipe sacerdotale il ministero di un territorio che abbraccia più parrocchie. Da qualche anno anche noi siamo stati uniti in comunità pastorale che comprende i comuni di Santa Croce, di San Giuliano, di Colletorto. Ma è ancora una situazione felice perché prevede un parroco referente per ognuna delle tre comunità, pur con una programmazione pastorale comune almeno per alcuni ambiti come la pastorale familiare, la pastorale catechistica e la pastorale  giovanile.

 

Un dono dall’alto

            La prima cosa che vorrei ricordare a tutti è questa: il sacerdote è un dono dall’alto, sia per la persona che riceve questo dono sia per la comunità in cui il sacerdote è chiamato a svolgere il suo ministero. Nessuno si fa sacerdote da sé e nessuna comunità ha titoli speciali per arrogarsi il diritto di avere questo o quel sacerdote.

            C’è una vocazione alle origini. Anche per me c’è stato un momento nella  mia vita in cui sono stato attratto da una forza dall’alto che resta ancora adesso avvolta nel mistero e che mi ha raggiunto attraverso circostanze concrete della mia famiglia, della mia parrocchia, di tante persone “della porta accanto”, soprattutto di qualche sacerdote,  di alcuni avvenimenti. E così mi sono ritrovato in seminario con altri ragazzi di altri paesi e di altre provenienze per un discernimento vocazionale.

            A volte mi chiedo: ma perché proprio io, tra tanti compagni certamente più bravi di me? Non so darmi una risposta. Ancora adesso, quando penso o incontro qualcuno di loro, resto stupito e senza parola. Quante volte nella preghiera silenziosa e nella meditazione della parola di Dio mi sono ritrovato a chiedermi: ma chi sono io sacerdote e tu Gesù chi sei per me? Nella comunità del seminario prima e del presbiterio poi,  accompagnato da tante persone sono maturate in me tante risposte e tante convinzioni e soprattutto  una: non appartengo più a me stesso, ma a Cristo che mi ha chiamato, alla comunità alla quale sono stato mandato. Con quanta trepidazione e con quanta sentimento di inadeguatezza lascio immaginare a ciascuno di voi. Una parola di Dio mi ha sempre accompagnato: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”: Tutto, proprio tutto,  tutto quello che sono, con tutta la mia storia, con tutti i doni ricevuti e con tutte le mie fragilità. Sono un dono dall‘alto per tutti voi e così è ogni sacerdote.

            E le comunità anch’esse si ritrovano con questo dono nel cammino della loro storia.. Un dono concreto, una persona concreta, una presenza continua in mezzo a noi, una presenza semplice, una presenza amica, una presenza che è segno permanente del mondo di Dio, del suo amore misericordioso, e segno permanente della chiesa che si fa vicina ad ogni persona. Tutti i membri della comunità continuamente  dovrebbero chiedersi con stupore: ma chi siamo noi per avere questo dono, questa presenza?

 

Un dono gratuito…da accogliere

            Permettetemi ora di parlarvi di alcuni atteggiamenti da coltivare nei confronti di un dono così grande.  Innanzitutto è un dono che va accolto, aprendo il cuore, le case, il cammino di ogni giorno, e camminando insieme. La parrocchia non è la bottega del prete, ma la scuola dell’incontro con Dio nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dei sacramenti, è la scuola della fraternità nella testimonianza quotidiana della carità, è la scuola della educazione alla comunione, alla ministerialità, alla santità della vita ordinaria.

            Quante volte in questi anni vi ho ripetuto fino alla noia che bisogna camminare insieme, mettendo da parte ogni rivalità e diffidenza, in ogni campo: nella vita familiare, nella vita sociale e politica, nelle relazione tra i gruppi e le associazioni, nelle relazioni tra giovani e adulti, nella valorizzazione dei doni di ciascuno e nella gioia di condividerli con gli altri.

            E’ importante il ministero del sacerdote, ma altrettanto importante è il ministero di ogni battezzato, e in particolare mi preme sottolineare il ministero degli sposi. Ognuno deve fare la sua parte.  E’ tempo di seppellire per sempre il clericalismo ma anche la beata tranquillità e pigrizia dei fedeli laici. Non è più il tempo di un parroco che fa tutto dalla a alla zeta. Non è più il tempo di avvicinarci alla parrocchia come a una stazione di servizio solo in occasione dei sacramenti. E’ tempo di vivere insieme come grande famiglia, tutti responsabili, tutti vigilanti, tutti pronti a svolgere il proprio servizio. Così avviene in ogni famiglia. Così deve avvenire anche nella grande famiglia parrocchiale.

            Gli esperti chiamano tutto questo ‘conversione pastorale’. E’ una conversione che deve avvenire nella mente e nel cuore dei sacerdoti, è una conversione che deve avvenire nella mente e nel cuore di tutti i fedeli.

            In tutti gli anni del mio sacerdozio questo è stato il mio sogno e questo è il mio sogno anche per la comunità parrocchiale di Santa Croce e per tutta la comunità pastorale.

 

 

Un dono gratuito…da custodire

            Il sacerdote è un dono da accogliere ma anche da custodire. Per molti anni dalla mia vita sacerdotale, anche nel periodo del mio ministero di vice-parroco a Santa Croce nei primi anni ’70 molta parte nel custodire il mio sacerdozio l’hanno avuto i miei genitori. Ma ho sempre pensato che questo compito appartiene a tutta la comunità parrocchiale. Siamo tutti responsabili della vita dei nostri sacerdoti e dobbiamo esercitare questa responsabilità con tanta preghiera, con tanta attenzione alle loro indicazioni pastorali, con tante delicatezze nei loro riguardi.

            Non deve essere una cosa straordinaria fermarsi a conversare con il proprio sacerdote alla fine della messa, non deve essere una cosa straordinaria rivolgergli un invito a pranzo o a cena, senza aspettare non so quale grande occasione, non deve essere una cosa straordinaria aprire la propria casa per una serata del vangelo o per un centro di ascolto, non deve essere una cosa straordinaria dire una parola di correzione fraterna al proprio sacerdote, perché anche lui ha bisogno di questo, non deve essere una cosa straordinaria presentarsi dal proprio sacerdote per offrirgli qualche buon suggerimento per migliorare alcuni servizi pastorali.

            A questo servono i vari organi collegiali presenti in parrocchia, come il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio per gli affari economici, ma ognuno può mettere in pratica il dono del consiglio secondo le proprie competenze e le proprie capacità di osservazione e di ispirazione.

            Qualcuno a questo punto mi potrà dire: “Ma stai sognando?” Sì, lasciatemi sognare, perché ne ho l’età.

 

Un dono gratuito…da chiedere

            Se abbiamo detto che il sacerdote è un dono dall’alto, è facile capire che è un dono che va chiesto con molta preghiera. Gesù è stato il primo non solo a insegnarcelo ma anche a darcene l’esempio. Nel discorso missionario che troviamo nel vangelo di Matteo, al primo posto Gesù mette la preghiera: “La messe è abbondante, ma pochi sono gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai alla sua messe!”. (Mt 9,38).

            Forse non tutti sanno che c’è un giornata mondiale annuale, nella vita delle comunità cristiane, dedicata alla preghiera per le vocazioni.  E’ un invito a pregare per tutte le vocazioni e in modo particolare per le vocazioni sacerdotali.

            Nel momento in cui ci apprestiamo ad accogliere un nuovo parroco e nel ricordo di tutti i sacerdoti che ci hanno accompagnati nella nostra vita, vogliamo raccogliere questo invito e farlo giungere con fiducia e insistenza al cuore di Dio : “Manda, Signore, operai alla tua messe”.

            Lo faremo tutti insieme nelle celebrazioni in preparazione all’arrivo del nuovo parroco, ma impariamo a farlo nella nostra preghiera personale di ogni giorno.

            Ecco vi ho aperto il mio cuore e vi ho fatto alcune confidenze. Ho ribadito alcune delle tante cose che vi ho detto in questi miei dieci anni di ministero di parroco con voi a Santa Croce.

            Con affetto e gioia grande.

 

il vostro parroco don Angelo Castelli

 

 

 


 


 

 

 



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