Santa Croce di Magliano, giovedì 31 ottobre 2019

     

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giornata della memoria


Crollo Jovine, Ascani 'grande tristezza'. Viceministro Miur a San Giuliano di Puglia 17 anni dopo terremoto | Consiglio regionale commemora Giornata della Memoria | Gli esempi positivi di Veronica e Pompeo | E da Termoli hanno raggiunto il cuore del "cratere" in bici | Gianfelice: «Nemmeno il terremoto è riuscito dove la politica in Molise ha fallito»


 

SAN GIULIANO DI PUGLIA (CAMPOBASSO), 31 OTT - "Oggi grande tristezza. Questo è un dolore enorme che non si può dimenticare neanche 17 anni dopo. Ci sono 27 bambini che le famiglie non hanno visto più tornare. Non deve e non può accadere mai più. Quindi l'impegno mio e del nostro Governo è affinché disastri di questo tipo non accadano più. Investire di più, investire meglio e fare più controlli, quello che mancò qui 17 anni fa". Così il viceministro del Miur Anna Ascani, oggi, a San Giuliano di Puglia per prendere parte alla cerimonia di commemorazione dei 27 bambini e della maestra morti nel crollo della scuola 'Jovine', avvenuto il 31 ottobre 2002 con la scossa di terremoto di magnitudo 5.4 delle 11.32. "Abbiamo istituito una giornata per la sicurezza delle scuole che celebreremo il prossimo 22 novembre, ma soprattutto abbiamo investito tanto in edilizia scolastica e tanto stiamo continuando a investire".



Come ogni anno ci troviamo a ricordare quel maledetto giorno di 17 anni fa che ci ha portato via 27 bambini e una maestra e che ha segnato indelebilmente la vita vita dei bambini sopravvissuti (oggi ragazzi).... Il miglior modo di onorare la memoria dei piccoli angeli è quello di proteggere e prendersi cura dei bambini, che rappresentano, non solo il futuro di San Giuliano, ma del mondo intero.

Il mio pensiero oggi va anche al bambino morto a scuola a Milano... ai bimbi africani che ogni giorno muoiono in mare per arrivare in Italia in cerca di un futuro migliore.... e ai 420 milioni di bambini che vivono in zone di conflitto e che anche quest'anno non potranno tornare a scuola.

Giuseppe Ferrante
Sindaco di san Giuliano di Puglia
fonte facebook



CAMPOBASSO, 31 OTT - Il Consiglio regionale del Molise, in una seduta straordinaria, ha commemorato le vittime del terremoto di San Giuliano di Puglia (Campobasso) del 31 ottobre 2002. Nel crollo della scuola elementare 'Jovine' persero la vita 27 bambini e la loro maestra, altre due persone morirono nel crollo delle loro abitazioni. In Aula i vari interventi dei consiglieri, poi quelli del vice presidente della Regione Vincenzo Cotugno e del presidente dell'Assemblea Salvatore Micone. "La 'Giornata della memoria' istituita con legge regionale del 2003 - ha ricordato Cotugno - non deve servire solo a commemorare le vittime di quella tragedia, ma anche a riflettere su quell'evento e sul diritto-dovere di migliorare la prevenzione nelle scuole". Cotugno ha anche ricordato che la Giunta ha disposto, con propria delibera, che il 31 ottobre tutte le scuole molisane dedichino le attività didattiche esclusivamente alla celebrazione del 'Giorno della memoria' e alla sensibilizzazione sulla sicurezza delle scuola. "Un modo - ha sottolineato - per ricordare quella tragedia, ma anche per riflettere sull'importanza della vita". (ANSA).


Sopravvissuta al crollo, oggi è maestra e vive anche per i 27 compagni morti. “La mia battaglia per le scuole sicure”

Veronica D’Ascenzo ha 24 anni. È stata salvata miracolosamente dalle macerie della scuola elementare Jovine, crollata durante il terremoto di 17 anni fa, e porta avanti un impegno in prima persona per la sicurezza degli edifici scolastici. “C’è ancora tanto da fare, vedo situazioni drammatiche”. Ha deciso di essere insegnante negli anni devastanti seguiti al sisma, e oggi – dopo la laurea con una tesi dedicata ai piccoli di San Giuliano – insegna ai bambini. "La prima volta che sono entrata in una seconda elementare, che la mia classe quel 31 ottobre 2002, è stato traumatico. Ma si deve andare avanti, e io ho trovato la mia strada”. Una storia di riscatto e salvezza collettiva, una vita per chi non può viverla.

Dimenticare il crollo della scuola Jovine, specie se lo si è vissuto sulla propria pelle, non si può. Ma si può – e la storia di Veronica D’Ascenzo lo dimostra – volgere in positivo quella tragedia e farsi portatori di un messaggio di rinascita.
È una storia di resilienza quella di Veronica, oggi 24enne, che il 31 ottobre del 2002 si trovava in quella scuola che tutto il mondo ha imparato a conoscere, la ‘Francesco Jovine’ di San Giuliano di Puglia. È sopravvissuta per miracolo, e racconta di essere stata salvata nei suoi ultimi 15 minuti di vita. Lei parla di un dono che le è stato fatto, quello di continuare a vivere anche per tutti quelli che invece non ci sono più. Quei ventisette ‘angeli’ che hanno commosso il mondo, e tra cui c’era anche suo cugino Luigi.

Veronica aveva allora 7 anni, frequentava la seconda elementare. Di quel giorno ricorda tutto fin nei minimi particolari. Quell’episodio, che ha segnato inevitabilmente un prima e un dopo nella sua vita così come in quella di tutta la comunità, è stato decisivo per il suo futuro. Ma non nel modo che si potrebbe pensare, perché quell’evento ha acceso una luce in Veronica, le ha fatto capire dove doveva andare. Al momento di iscriversi all’università, aveva già tutto chiaro: Veronica voleva fare l’insegnante. E ci è riuscita. Poche settimane fa si è laureata alla Lumsa di Roma in Scienze della Formazione Primaria e già da qualche tempo lavora come maestra in una scuola privata per l’infanzia.
Al telefono, ci racconta come è nata la sua decisione: “Ho riflettuto su cosa volessi fare da grande. Desideravo un lavoro in cui sarei riuscita a ricambiare tutto l’affetto e la solidarietà che ho ricevuto in quegli anni subito dopo il terremoto, quando mi sono state vicine tantissime persone che non erano parte della mia famiglia ma che lo sono diventate”. E ha pensato alla figura dell’insegnante, punto di riferimento per un bambino che, con il suo essere-con-lui, può gettare le basi del suo essere-nel-mondo.
Non solo. Veronica, che per anni si è chiesta perché quella tragedia fosse successa proprio a lei, sentiva il bisogno di placare il suo tormento – “un peso che mi sono portata dietro per tanto tempo” – formandosi professionalmente su quello che aveva vissuto in prima persona. La sua tesi di laurea sulla pedagogia dell’emergenza, e in particolare sui disturbi post-traumatici da stress in età infantile, le ha permesso di ottenere quelle risposte di cui aveva bisogno. “È stato il modo per chiudere questo cerchio”, afferma Veronica con un tono estremamente sereno che mai ci si aspetterebbe da chi ha vissuto un trauma simile.
Il percorso di Veronica l’ha portata infatti a vivere la sua vita con serenità ed energia. “Mi sveglio ogni mattina col sorriso sul volto e vivo intensamente anche per i miei compagni”. La chiave di volta per lei è stata comprendere che quanto successo doveva acquisire un senso nuovo, che bisognava rimboccarsi le maniche ed impegnarsi per far sì che non si ripetessero più tragedie come quella. Non solo con la sua tesi – un vero e proprio manuale rivolto agli insegnanti per far apprendere loro come comportarsi coi bambini che hanno vissuto un trauma – ma anche con la sua testimonianza, costante. Veronica è come un faro che mantiene alta l’attenzione su ciò che spesso in Italia è sottovalutato: la sicurezza degli edifici scolastici. Lo fa con le persone che incontra, a mezzo stampa (tantissime le televisioni e i giornali che hanno voluto intervistarla in questi ultimi tempi) e finanche con i suoi piccoli allievi, dai 3 ai 5 anni. “Faccio capire loro che sono fortunati a stare in una scuola sicura”.
Per lei è 31 ottobre tutto l’anno, il ricordo dei suoi compagni non l’abbandona mai. La sua tesi di laurea è dedicata al suo indimenticato cugino, Luigi Petacciato, che perse la vita sotto le macerie quella mattina. La madre di Luigi, Nunziatina (la sorella della madre di Veronica) durante i funerali del 3 novembre 2002 in diretta nazionale disse al microfono “Mai più scuole crollate, mai più madri che piangono i figli”. Quel grido nei fatti diede il via alla battaglia per la sicurezza delle scuole del comitato genitori di San Giuliano. Un grido che Veronica, che ormai non vive più a San Giuliano, ha raccolto facendone una sua battaglia.
Tutti in Italia ricordano la tragedia di San Giuliano. “Il problema è che se ne parla solo in termini negativi e non in chiave positiva, discutendo di prevenzione e sicurezza”. Veronica ricorda come a San Giuliano nessuno prima di allora avesse mai parlato agli studenti di terremoti e di come comportarsi nel caso si verificassero, né mai c’era stata una prova di evacuazione. “Non sapevamo neanche che la prima cosa da fare era mettere la testa sotto al banco”. Troppi errori sono stati fatti, e tanto ancora c’è da fare sul fronte della prevenzione nel nostro Paese. “Anche a Roma, in molte scuole dove ho fatto tirocini o supplenze, mi sono accorta che mancavano le basi per la sicurezza”.
La forza e la determinazione di Veronica sono inarrestabili, così come la sua dolcezza e la sua solarità. Veronica saprebbe riavvicinare i bambini traumatizzati al ‘mondo dei colori’. E non è solo per i suoi studi sulla didattica dell’emergenza, ma perchè lei sa come si fa. (fonte: primonumero.ti)

IN TV SU LA7

https://www.la7.it/tagada/video/io-sopravvissuta-al-terremoto-di-san-giuliano-ora-sono-diventata-una-maestra-30-10-2019-290551

 

 

 

IL SILENZIO SAREBBE PIÙ OPPORTUNO, MA....
Ricorre oggi il 17 mo anniversario dal tragico terremoto che causò la morte dei 27 bambini e della maestra sotto le macerie della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia. Porto con me il diario di quel triste evento che ha segnato la Storia di questa parte di Molise ancora oggi in ginocchio e che ha pagato pesantemente i ritardi, le inadempienze, i cattivi esempi a cui la politica nostrana ci ha abituati. La ricostruzione ancora da completare, le casette di legno ancora occupate da chi ha perso casa o di chi nella propria abitazione non c’è mai più rientrato. Le scuole ancora provvisorie come a Santa Croce, uno sperpero enorme di danaro pubblico deviato spesso verso altre destinazioni per interessi clientelari e privati e poi la viabilità.
Che dire??? La cosa migliore sarebbe un ricordo in silenzio e in contemplazione. Una giornata, quella di oggi, di riflessione su quello che è stato fatto in tutto questi anni e su quanto invece forse andava fatto. Stavamo meglio prima di quel tragico giorno oppure stiamo peggio oggi???? Sono queste le domande a cui la politica dovrebbe dare una risposta se non altro per verificare che le scelte fatte in questi lunghi anni, sono servite a dei risultati e a quali risultati...
Io che quel terremoto l’ho vissuto e subìto da amministratore in carica e da cittadino posso dire che se le aspettative di un dopo terremoto che doveva cambiare positivamente la orografia di questo territorio dovevano essere queste, alla luce di come ci ritroviamo, credo siano state del tutto disattese. Non un posto di lavoro per chi vive nei nostri paesi, nessun insediamento industriale, povertà in aumento, nessuna programmazione, giovani che fuggono e forte spopolamento in essere. Non si è riusciti nemmeno a creare dei collegamenti agevoli per dare la possibilità di veloci e comodi spostamenti ai reduci ancora residenti. Ecco perché la commemorazione di oggi per ricordare quegli Angeli, morti invano, dovrebbe essere di mera silenziosa riflessione. Vorrei sperare che i fautori delle sfilate che abbiamo visto in tutti questi anni, recandosi oggi a San Giuliano per ripetere sempre le stesse litanie di circostanze, si fermassero a riflettere non so, sul cronico viadotto Bovara in territorio di Bonefro, franato da oltre 10 anni che tanto disagio crea a tutte le popolazioni del cratere, oppure sul Tratturo (la strada di nessuno, asfaltata dopo il sisma) proprio in territorio del paese simbolo, dove tra strettoie, frane e buche, transitano ogni giorno, a rischio di vita, centinaia di persone, abbandonate dalla politica e dalle Istituzioni.
Ecco vorrei che questa giornata servisse a trarre un bilancio serio e oculato sul dopo terremoto e su tutto quanto promesso e ripromesso non è stato fino ad oggi realizzato. Sarebbe già questa una bella manifestazione di autocritica per onorare quei bambini che ci guardano da lassù e convincerci che nemmeno il terremoto è riuscito dove la politica in Molise ha da sempre fallito!!!!

Giovanni Gianfelice
fonte facebook

 


 


 

 

 



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