Santa Croce di Magliano, venerdì 31 luglio 2020

     

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recensione


“Poesie e canzoni inedite di Pietro Mastrangelo” a cura Michele Castelli e Paolo Mastrangelo


 

“Poesie e canzoni inedite di Pietro Mastrangelo” a cura Michele Castelli e Paolo Mastrangelo. E’ il titolo del nuovo fresco di stampa che arricchisce il patrimonio culturale della letteratura santacrocese. Oltre duecentocinquanta pagine aprono una galleria di poesie in vernacolo santacrocese e in lingua italiana, e di canzoni, alcune musicate dal fisarmonicista Antonio Martino. La copertina, realizzata da Pino Vaccaro, a tutta pagina contiene un autoritratto dell’autore bagnato da una sensibilità fuori dal comune. Le tante liriche animano un articolato spaccato di vita santacrocese, dove il timbro del pittore Pietro Mastrangelo è di certo vivido e prevalente. L’afflato intimo improvvisamente fa rifiorire sul palcoscenico tanti pezzi di memoria di una vita semplice e dignitosa che segna il contesto di appartenenza. Una vis espressiva chiara e scorrevole ricostruisce, pertanto, lo spirito della comunità nel suo insieme. In ogni narrazione in versi il tratteggio è allegro e rispettoso. Sulla scena si animano i fatti del posto. Sfilano tipi particolari, amici d’infanzia, amministratori locali e personalità del luogo. Pulsa la vicinanza emotiva nella descrizione della vita domestica, verso i fatti curiosi accaduti in paese, gli aneddoti sui tipi umani fino alle composizioni più riflessive e profonde sulla natura e sul senso della morte. Spesso emergono all’attenzione simpaticissime annotazioni su personaggi emblematici. Verso questo mondo a ventaglio si apre il quadro di affetti. Talvolta è corale nella sua atmosfera semplice e naturale. Il mondo delle liriche è quello vissuto in prima persona dall’autore. L’abilità pittorica di Pietro Mastrangelo s’intreccia all’uso della parola. Nel gruppo delle poesìe in lessico santacrocese colpisce la sensibilità del pittore in “La Pietà”, dove, appunto, una signora di Montorio vuole che l’autore impreziosisca la sua dimora con una raffigurazione d’arte di valore. In altre si sfiora il dramma oppure si tocca con mano la fatica in campagna. Non mancano i moti gioiosi dell’anima a “Primavera”, quando la vita si risveglia e s’accentua il desiderio di vivere in eterno. Spesso sale in cattedra il conforto dei ricordi piacevoli, animati da dignitosi ed intimi eventi, in un mondo che non c’è più. Simpatica, con i suoi accenti istintivi, la dimensione di vita nella poesia “Il trio sognatore”. Qui il sogno esalta la vita dissoluta, impraticabile in una realtà incatenata alla sua monotonìa. Tanti tasselli, poi, di storia locale informano sulla vita d’altri tempi e sulle attività svolte con dedizione esemplare. In “Addio chioschetto”, infatti, colpisce la scomparsa dell’unica edicola nel cuore del paese, gestita da un giornalaio mitico, Zio Ercole. Nel 1955, a causa della malattia del proprietario, questo punto d’incontro di cultura e di informazione cessa per sempre la sua funzione socio-culturale. Fanno riflettere poi svariate poesie sul tema dell’arte.

Degno di nota e di riflessione, anche se per molti versi discutibile, il componimento “Arte d’oggi” dedicato ad Aurelio Pilla, poeta e pittore, amico del Mastrangelo. Nel testo vengono criticati con severità i modernisti, giudicati indegni cultori dell’arte. Auspicando un ritorno al concetto di arte divina, bella e pura. “Invochiamo Giotto e Raffaello/ nelle cui tele pervade il sacro e il bello/ Venite o grande Leonardo con Tiziano/ dal colore vivido ed umano/ Vengano il forte Michelangelo col Guercino/ chè dall’opra loro emana il divino/ Alla nobile schiera che invoco io/ unisciti Aurelio/ per combattere più che puoi/ quei pittori di brutture/ dai colori orrendi e dalle linee dure//. Il canto lirico geme di tristezza nella bella canzone “Smanie de n’emigrande” dove il tema del ritorno sale in alto e stride. Qui la nostalgìa cuce progressivamente un tessuto intriso di malinconia. I sospiri sconvolgono l’io. C’è voglia di lasciare subito l’America, per rivedere la vecchia madre, sola sola nella sua casetta, e tutta Santa Croce. Riecheggia con vigore il canto struggente del “nostos greco”. S’impone. Trionfa la nostalgìa di rientrare nella propria terra per riabbracciare le cose e le persone più care, da troppo tempo troppo lontane. La smania del ritorno cresce a dismisura per aprire il sipario sulle stagioni di vita passata più pure. In questa silloge poetica c’è un affresco ricco di dettagli, schiariti dal linguaggio del cuore, denso di calore umano. Tutti i testi sono di facile lettura grazie al lavoro certosino dei due curatori, Michele Castelli e Paolo Mastrangelo. Nel tessuto sintattico delle chiose, delle precisazioni e delle narrazioni ben circoscritte, emerge senza dubbio lo studio approfondito del Castelli, professore di Linguistica Generale e Dialettologìa presso l’Università di Caracas. I disegni e le foto contenute all’interno del libro sono state messe a disposizione dai figli del poeta, Luigi, Maria e Carolina Mastrangelo. La pubblicazione si deve a Giovanni Nerone, da sempre promotore culturale e custode “in fieri” della cultura santacrocese.

Luigi Pizzuto

 

 

 

 

 

 

 


 


 

 

 



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