Santa Croce di Magliano, giovedì 16 luglio 2020

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

ricordo << 16/31 luglio << 2020 << home

 

 

 

articolo


La bellezza della Caritas abbraccia l'ultimo compagno di Nicola Crapsi (di Michele Petraroia)


 

Nicola Crapsi, uno dei più bravi dirigenti sindacali e politci del Mezzogiorno, frettolosamente accantonato in Molise per aver dedicato la vita agli ultimi anzichè ai forti, è stato raggiunto, in qualche luogo dell’infinito, da Antonio, suo compagno e collaboratore nelle lotte in CGIL e nel PCI tra la fine degli anni cinquanta ed il 1963, venuto a mancare il 14 luglio in una data non casuale per chiunque abbia sognato e perseguito gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità.
Oggi pomeriggio alle 17.00 a Castiglion Messer Marino, grazie ai volontari della CARITAS Diocesana di TRIVENTO e alla generosità di Don Vincenzo Lalli, si terranno le esequie di un uomo nato a Casalnuovo, nella Daunia che fin da giovane scelse di affiancare Nicola Crapsi trasferendosi a Campobasso e lottando per i diritti dei braccianti e degli operai.
Antonio in una lettera recente ricostruì l’aspra battaglia politica che si consumò nel PCI per definire le candidature in parlamento del 1963 e chiarì, qualora ce ne fosse stato bisogno, la limpidezza di una scelta che portò all’elezione del primo deputato comunista della storia. Lui era lì con la sua passione e una rara competenza, che indusse il PCI, dopo l’improvvisa ed inaspettata morte di Nicola Crapsi avvenuta il 23 settembre 1965, a chiamarlo a TORINO per organizzare le migliaia di meridionali delle periferie e battersi per i loro diritti fuori e dentro le fabbriche. In quegli anni per chi arrivava dal Sud servivano case, scuole serali, lavoro, diritti e rispetto. Non era facile capirsi tra siciliani, campani, calabresi, sardi o pugliesi, e men che meno unirsi e organizzarsi per agevolare l’integrazione delle famiglie in una Torino arroccata e poco propensa ad accogliere una sterminata massa di diseredati. Per 15 anni Antonio, nato sul Fortore, cresciuto politicamente in Molise, e arrivato a Nord senza master universitari, si è dedicato a questa missione di umanità e fratellanza, ponendosi al servizio dei progetti di unità di classe, solidarietà e inclusione promossi dal PCI e dalla CGIL.
Terminata quell’esperienza rientrò a Campobasso dove trovò una comunità trasformata, una città in crescita e un progresso scaturito essenzialmente dall’istituzione della Regione, dall’arrivo sul territorio della FIAT, dello Zuccherificio e dell’Arena, e da migliaia di addetti dell’edilizia che costruivano case, scuole, strade, ospedali e dighe. Il Mondo che aveva lasciato era scomparso ma lui con diligenza e in modo diverso proseguì con riservatezza e tenacia a fare la sua parte. Gli ultimi anni non gli hanno risparmiato dolori e amarezze, temperate grazie al senso di umanità e alla bellezza dell’opera della CARITAS di Trivento. Da una delle più antiche Camere del Lavoro del Sud, aperta a Melfi già nel 1900, dico grazie a Don Vincenzo, Don Gino, Don Mauro e Don Alberto, e ricordo che la storia, quella vera, nasce dall’impegno di uomini semplici e tenaci come Antonio.

Melfi, 15 luglio 2020
Michele Petraroia

 


 


 

 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer - privacy