Santa Croce di Magliano, sabato 09 aprile 2022

     

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riceviamo e pubblichiamo


Recensione


 

Dizionario Essenziale

Il vocabolario di Michele Castelli rianima un ricco patrimonio di voci dialettali legate alla cultura locale

Luigi Pizzuto

“Dizionario Essenziale Italiano - Santacrocese”, Edizioni EBS Print, 2022. E’ questo il titolo del nuovo fresco di stampa del professore Michele Castelli a conclusione di un lungo lavoro di ricerca nel campo del dialetto locale. L’iniziativa editoriale senza dubbio arricchisce gli scaffali della cultura molisana. E, in particolare, nel campo del lessico santacrocese, come afferma nella presentazione il sindaco di Santa Croce di Magliano Alberto Florio, “il Dizionario aggiunge un altro tassello nel preservare quella che è l’essenza stessa della nostra cultura: il dialetto o meglio la lingua santacrocese. Il linguaggio non è solo segno di appartenenza, ma un vero e proprio presidio della memoria, un patrimonio culturale che si dà spesso per scontato, ma che deve essere invece salvaguardato e valorizzato”. Un plauso dunque a Michele Castelli per questo preziosissimo volume. Scritto tra l’altro nella capitale venezuelana, Caracas, dove l’autore da tempo risiede, a circa diecimila chilometri di distanza dal luogo natìo.

L’illustre molisano nel mondo da sempre ha mostrato un forte legame con Santa Croce e un’attenzione particolare per la cultura letteraria molisana. Nel 1999 a Campobasso, per conto delle Edizioni Enne, pubblica la seconda edizione del “Lessico santacrocese”. Nella premessa di questo nuovo fresco di stampa vengono chiarite le motivazioni che hanno portato alla pubblicazione vocabolario essenziale sul dialetto di Santa Croce. “L’idea di complilare un Dizionario Essenziale Italiano Santacrocese - precisa Michele Castelli - sorge nello stesso momento in cui inizia la raccolta del Lessico perché sin da quegli ormai lontani anni Ottanta del secolo scorso, quando comincia a maturare l’interesse per il dialetto santacrocese, eravamo convinti della necessità, per il futuro fruitore, di partire dalla lingua nazionale per la ricerca delle voci dialettali d’interesse. Ma solo con questo proposito. Per l’approfondimento infatti sarebbe stato in ogni caso indispensabile ricorrere al volume che parte dal dialetto perché è lì che abbiamo imprigionato la storia e la civiltà dei nostri avi attraverso gli innumerevoli e coloriti modi di dire, espressioni, proverbi, indovinelli e quant’altro. Per questo dunque il titolo di Dizionario Essenziale”. Questo nuovo dizionario è uno strumento culturale di indiscusso valore che porta a compimento, pertanto, un percorso di approfondimento su una lingua che nasce nelle stanze più intime del cuore e che rappresenta l’anima identitaria più generosa della comunità di appartenenza. Perché il dialetto, con le sue innumerevoli voci, esprime il modus vivendi delle passate generazioni, i sacrifici, i momenti di festa, l’attaccamento ai valori della tradizione, alle cose, all’habitat naturale e alla famiglia. Non mancano mai peraltro consigli molto attuali. Dietro ad una parola, che riguarda la vita relazionale, spesso si nasconde l’accento sulla saggezza da perseguire. E, in definitiva, il senso più profondo da dare al proprio cammino di vita. Direttrici di un’etica pedagogica popolare racchiuse nell’area semantica di una parola, nel suo senso traslato oppure nel carattere forte di una fonetica straordinaria. Tutta questa articolazione del vivere umano, radicato nella civiltà contadina, ha nel cuore della lingua madre la sua dimora. Nelle tante voci dialettali del Dizionario Essenziale di Michele Castelli si ha il piacere di rileggere la vita di questo mondo immateriale così vivace che resiste ancora nella memoria di una parola, nei detti, nei racconti, nei proverbi, nelle filastrocche e nei tanti modi di dire. Un vocabolario conserva questo preziosissimo patrimonio culturale che ci appartiene. Che ci emoziona. Perché è dentro di noi. Per questi motivi sul piano linguistico Michele Castelli ha scritto un’opera piena di una luce intensa e luminosa per scongiurare ogni azione demolitrice contro la lingua del cuore. Abbiamo sempre un debito forte nei confronti di questo mondo lessicale che appartiene alla nostra comunità. In particolare quando facciamo poco per conservarlo o addirittura, con estrema superficialità, lo sostituiamo con espressioni di tendenza appiattite e svuotate di qualsiasi significato. Nel territorio della comunicazione non se ne può più di ascoltare espressioni scorrette e aggressive che umiliano la saggezza, l’equilibrio e il corpo armonioso di una sintassi tesa a comprendere il valore più autentico della parola. In questo caso il vocabolario di Michele Castelli è senz’altro un valido strumento di resistenza. Si legge tutto d’un fiato. Nella mappa alfabetica delle tante voci lessicali progressivamente cresce l’anima più squisita e colorita della parlata locale. Il grassetto la fissa a perenne memoria. Prima che scompaia nell’azione demolitrice dei nostri tempi. Michele Castelli è anche cosciente che nel suo lavoro di ricerca possano mancare tanti vocaboli caduti nel dimenticatoio. Da qui l’invito a ricercare le parole nascoste che da tempo non si usano più. Nel dizionario si avverte anche il recupero di un mondo di una civiltà perduta, il modo di vivere degli abitanti di un contesto ambientale ben preciso. L’abbraccio è forte. Tra non poche voci si fa sentire con pennellate espressive ricche di curiosità. Qui la parola diventa azione, comportamento, scena e suono per indicare meglio i dettagli. Colpisce ad esempio la voce “uagliò” bambino, “Bbambenielle” Gesù bambino, “u bbardasce” parola introdotta dai frantoiani provenienti dalla provincia di Teramo, “u farfarielle” bambino svelto, “u scacchiatelle” bambino birichino, “u fraffuse” indicando il bambino col moccolo sempre appeso alle narici, “u ninne” bambino in fasce, “u trufalotte” bello e grassottello, “u ttendille” bambino che mette le mani dappertutto, “a fraaglianze” gruppo di bambini che giocano insieme. Coloratissima in un altro esempio la declinazione del nome persona. “U fatticce, “l’òppje”, “u scambele” persona alta di statura ma corta di mente, “u langarione” “u rallone” “u sbringuele” “u spilapippe” “u stannardone” persona alta e magra, “u luffone” “a patane renaticce” persona grassa e pigra nel camminare, “u sacchescarciate” persona buona e altruista, “u sammucone” persona alta e gonza, “u schiuvate” persona povera, “u scuorce” insignificante, “u tupparielle” persona bassa e mingherlina, “u zarrille” persona vivace allegra, “u vinnele” persona svelta”. Un fiume di parole in definitiva che in qualche modo richiama alla mente il tono allegro e mordace della sintassi poetica di Raffaele Capriglione, un’altra figura di spicco nel campo della letteratura dialettale molisana. In circa trecento pagine si anima in definitiva uno scrigno di sapere lessicale che viene consegnato alle future generazioni. Per amare di più la propria terra e la lingua santacrocese. Sulla copertina viene riportata la torre di Magliano, simbolo di Santa Croce. La pubblicazione dell’opera si deve al contributo dell’amministrazione comunale. Per la veste tipografica si ringrazia Nerone Giovanni promotore culturale e custode delle tradizioni del luogo. Michele Castelli nasce a Santa Croce di Magliano settantasei anni fa. Linguista e scrittore, residente dal 1970 a Caracas, in Venezuela, è specializzato in fonetica, dialettologìa, glottodidattica italiana e spagnola. Professore emerito dell’Università di Caracas è stato ordinario delle cattedre di linguistica generale, di fonetica e di fonologìa. Su queste discipline ha pubblicato numerosi saggi e svariati volumi ancora in adozione nelle principali Università del Venezuela. Si è distinto come traduttore pubblicando “La Rampicante”, versione italiana de “La trepadora” di Romulo Gallegos, e in spagnolo il romanzo “Hamichel” di Nicola Iacobacci. Ha pubblicato l’Antologìa poetica dialettale di Raffaele Capriglione e due volumi delle opere inedite del poeta e pittore santacrocese Pietro Mastrangelo. L’opera fondamentale resta il “Lessico santacrocese”. Brillantemente propone nel volume un facile modello di scrittura e di lettura del dialetto. Recentemente ha pubblicato “Nicola Iacobacci, il poeta del Molise”.

 


 


 

 

 



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