Santa Croce di Magliano, mercoledì 13 aprile 2022

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

recensione << 1/15 aprile << 2022 << home

 

 

 

recensione


“Dizionario essenziale italiano / santacrocese” del prof. Michele Castelli: recensione a cura di Pasquale Licursi


 

“Dizionario essenziale italiano / santacrocese” è il nuovo titolo dato alle stampe del libro del prof. Michele Castelli (edizioni EBS Print 2022).
Con il corposo contributo della Amministrazione Comunale che patrocinia, quale omaggio ad una eccellenza santacrocese che nel corso degli anni ha dimostrato attaccamento alla sua comunità mai dimenticata.
Il testo già rappresenta un punto di riferimento decisivo e fondamentale per studiosi e appassionati di dialettologia, ma non solo. Chiude in qualche modo l’oltre decennale lavoro del professore residente a Caracas di analisi e approfondimenti sul dialetto santacrocese. Ma non è solo questo. Personalmente non gli avrei dato quel titolo. L’avessi scritto io l’avrei chiamato “TRATTATO DI ANTROPOLOGIA – studio sul dialetto”: Semplicemente perché ridurlo a dizionario mi sembra poca cosa. Forse la modestia popolare dell’autore non ha permesso simili considerazioni, non rientra nel suo carattere di santacrocese atipico. Ma tant’è. Scrivere sulle voci che non ci sono più è già di per sé un tentativo enorme e faticosissimo. E’ come scrivere ad una amante del passato che ormai ha scelto altre strade e nuovi amori. Ed è anche illudersi che simile tentativo possa salvare o meglio difendere un patrimonio unico nel suo genere. Il dialetto, la lingua madre e l’origine di ogni cosa.
Il dizionario di Castelli oltre che essere un dizionario appunto è un tentativo di riabilitazione non solo e semplicemente linguistica. Sarebbe poca cosa. Questo Dizionario è la volontà di rianimare un moribondo con poche possibilità di farcela. E’ un po’ quello che cerca di fare Franco Arminio con la sua paesologia. Come fai a salvare un moribondo? Un buon medico non si arrende mai e prova fino alla fine. Così Castelli che invece di lavorare sulle persone lavora su quello che le persone dimenticato. Il mondo ha scelto altre strade, non più sentieri. Ma hanno scelto. Non si insegna il dialetto e chi lo parla (male) non può entrare dalla porta principale. L’italiano che si insegna è trasfigurazione della Lingua che da Dante in poi è diventata l’italiano. Invece il dialetto è appartenenza, profondità e ognuno di noi quando vuole pensare davvero e vivere lo fa con la sua lingua che è, appunto, il dialetto. Così più stai lontano più pensi in dialetto e questa è poesia bellissima.
Già col lessico santacrocese Castelli non presentava semplicemente un “vocabolario” ma voci vere, abitudini, modi dire e situazioni legate alle espressioni linguistiche. Qui le definisce e completa. Le incide. Noi, o meglio io, non siamo ottimisti. Nel senso che non vedo possibilità per i dialetti e per il nostro dialetto. Però sono felice quando a caso apro il Dizionario di Michele Castelli. Lo sono perché sfogliando a caso è come se facessi una passeggiata nella mia infanzia, voci di persone che non ci sono più ma restano dentro fino alla fine di tutto. Questo nuovo libro di Castelli, in fondo, è una piccola preghiera ed è, da parte di chi lo ha scritto, un ringraziamento vero nei confronti di un elemento fondamentale ma troppo presto dimenticato : la lingua vera da cui è nato tutto.

Pasquale Licursi

 


 


 

 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer - privacy