Articolo dello scrittore e professore Filippo Salvatore originario di Guglionesi e residente a Montreal apparso sulla e-mail di "comunicazione molisani" del 24 novembre 2001 di Nicola Franco.
"IL MOLISE DEL DUEMILA"
É appena sorto il sole dal mare; dapprima rosso, poi sempre più giallognolo, poi di un giallo
intenso... Seduto sulla veranda spazio lo sguardo: l’Adriatico come un lenzuolo azzurrognolo ancora avvolto nella foschia del mattino mi si staglia davanti. Proprio di fronte emergono le isole Tremiti... A destra s’erge il Gargano ancora appena percettibile e, ai suoi piedi, scintilla il lago di Lesina. A sinistra la foce del Biferno tra Campomarino e Termoli e in lontananza l’imponente mole granitica. rosea, quasi dolomitica, della Majella.....
Tutta la valle del Biferno mi avvolge come un lenzuolo verde... La piana del Biferno é prospera, ubertosa, da essa emana un rigoglio che non aveva una ventina d’anni fa, quando la lasciai come tanti molisani. Son spariti i boschi: non resta che una fascia stretta di alberi, pioppi o olmi lungo le rive del fiume e querce sparse fino agli uliveti di
Larino; ...sono spariti i boschi ma stranamente c’é molto più verde.
Un rammarico: peccato che i migliori terreni tra Portocannone e la costa adriatica siano stati usati male per una industrializzazione selvaggia, concepita dall’esterno, da gente del nord, non ancora sensibilizzata o affatto preoccupata dell’equilibrio ecologico da rispettare in una regione fondamentalmente ancora agricola. La FIAT dà lavoro a migliaia d’operai: d’accordo. Ma avrebbe fatto ancora più senso creare infrastrutture industriali su vasta scala per la trasformazione in loco di prodotti agricoli. I tempi della industrilizzazione selvaggia, vista come una manna provvidenziale nordica, nel deserto meridionale, sono per fortuna finiti. Ed é significativa la vittoria ottenuta dai Molisani per evitare la costruzione di una centrale atomica vicino a Termoli.....
Bisogna puntare su altre tecnologie postindustriali e non inquinanti. É il discorso che ho fatto ai dirigenti politici regionali più giovani, i quali sono sulla mia stessa lunghezza d’onda. Il Molise, se i suoi uomini migliori hanno lungimiranza, deve puntare su tecnologie di punte ed il rispetto dell’ambiente; deve fare in modo che si mantenga un equilibrio tra vocazione agricola tradizionale ed esigenze postindustriali. E la valle del Biferno a tutte le carte in regola por poter diventare una "silicon valley" italiana.
Il Molise del duemila deve diventare per la qualità della vita un magnete di cervelli. Solo se riuscirà ad evitare di perdere le sue forza migliori attraverso il dissanguamento dell’emigrazione, ed attrarre al contrario i cervelli da altre parti d’Italia o dalla propria diaspora sparsa un pò dappertutto nel mondo.......E le premesse per fare del Molise una "silicon valley" del duemila ci sono: le comunicazioni sono ormai facili ed adeguate ai bisogni....
Quello che occorre per realizzare uno sviluppo diverso della regione non é solo la volontà, che spesso in politica sfocia nella velleità o nelle sabbie mobili della burocrazia statale, ma determinazione nel realizzare poco e bene in breve scadenza....
É l’augurio d’amore di un figlio che medita sull’avvenire della sua patria d’origine e che da anni oltre l’oceano porta come un sigillo vitale il suo amore feroce per la terra dove ha aperto gli occhi".
Filippo Salvatore. In: Tra Molise e Canada
indice Racconti degli Emigranti a cura del sig. Minotti
|
|
|
||
|
|||