GLI ITALIANI DEL CANADA
Articolo pubblicato il 6 luglio 2002 sull’editoriale del Corriere Canadese, quotidiano italiano di
Toronto
di P. Amedeo Nardone O.F.M. e Rolando Pardini
Fervono intensamente a Toronto i preparativi per la XVII Giornata Mondiale della gioventù
ormai alle porte; diocesi e parrocchie cercano ancora di reclutare volontari ed organizzare
l’accoglienza e l’alloggio dei giovani ospiti; associazioni, enti culturali, stazioni radio e TV
invece, si predispongono per i possibili incontri tra gli ospiti ed i locali, per misurare l’impatto
di culture diverse su individui della stessa etnia. Una possibilità fattuale visto il carattere
multi-etnico della città. Le molte migliaia di giovani italiani avranno buon gioco in questo
contesto in virtù delle numerose comunità di nostri connazionali sparsi un po dovunque in
Canada.
Quanti siano e dove siano gli italiani in Canada ed i loro discendenti è un problema assai complesso e non necessariamente statisticizzato. Del piccolo nucleo che si
spinse sin qua all’inizio del secolo e di quelli che vi arrivarono dopo la prima guerra mondiale,
ormai rimangono i discendenti. Ma molti, ormai anziani, dell’emigrazione di massa che si
protrasse dal 1945 al 1975 (grosso modo) e che popolò molti quartieri delle grandi città
canadesi dando vita a varie Little Italy, ancora restano. Si calcola che a Toronto siano
arrivati circa 400.000 italiani, 200.000 a Montreal, 40.000 a Vancouver, e quantità minori in
altre città.
Erano i tempi in cui masse umane, di diverse provenienze, sbarcavano giornalmente da
navi e aerei e, più che essere accolti, venivano ricevuti, nel senso che le autorità locali
provvedevano empiricamente ad introdurli nella nuova società. Molti immigrati italiani furono
accolti da familiari e parenti, ciò nonostante, le differenze ambientali e sociali costituirono
un forte impatto considerando il loro improvviso “sradicamento”. Impararono alla svelta che
potevano contare solamente su loro stessi e su ciò che offriva il mercato locale in fatto di
lavoro e abitazione. Le autorità canadesi li orientarono appena, l’Italia era ormai lontana e
tutti cercavano di “cavare” la vita come potevano. Le chiese diventarono un punto di
riferimento per questi immigrati ed i pochi sacerdoti italiani, a quel tempo disponibili si
facevano in quattro per assisterli ed istradarli offrendo loro, soprattutto, qualche parola di
conforto di cui avevano tanto bisogno.
Ma l’ingegno italico prevalse: i nuovi arrivati intrapresero alla svelta diversi lavori, specialmente nel settore dell’edilizia, sempre carente
di mano d’opera anche non qualificata. L’adattamento è la salvezza dei migranti: chi di loro
che era qualcuno o sapeva qualcosa non finì facendo qualcosa d’altro all’estero? Gli italiani
furono tra gli ultimi arrivati ma la loro caparbietà, la voglia di migliorare e far bene prevalse
e dopo alterne vicende, che sarebbe troppo lungo anche riassumere, si sono trovati tra i
primi.
Le comunità italiane in terra canadese hanno eccelso in tutti i campi, nonostante che
una certa opinione pubblica insista nel sottovalutarlo, e non è esagerato affermare che le
“virtù” italiane quali la laboriosità, l’inventiva, la perspicacia, la tenacia, il desiderio di
emulare ed eccellere, il senso religioso dell’esistenza, la visione ottimistica della vita, sono
state di grande valore per la società multiculturale canadese. Che cosa gli
italiani del Canada possono offrire agli italiani d’Italia in occasione della
XVII GMG, oltre l’accoglienza e l’assistenza? Non è un quesito facile: gli emigrati sentono istintivamente che gli italiani
d’Italia hanno fatto poco conto di loro, nonostante abbiano portato per il mondo il tricolore
con la sua storia, la sua cultura, la sua religione e l’abbiano fatto conoscere nei suoi
molteplici valori e travasato tutto nelle nuove nazioni.
Potranno comunicare loro che in terra d’emigrazione l’arricchimento personale e
professionale non si articola su concorsi, titoli, raccomandazioni, tradizioni familiari; che la
loro visione individuale non è statica, essendo sempre rivolta verso nuove opportunità,
verso speranze di un futuro sempre migliore che acutizza l’intrapendenza individuale; che la
loro italianità non è un modo di vita, ma una realtà complessa dove trovano posto le
emozioni, ricordi, nostalgie, delusioni e rammarico; inoltre questa italianità devono
difenderla dagli altri e tenerla in auge pur componendola armonicamente con altre identità
culturali. Gli italiani d’Italia che fanno difficoltà nei nostri giorni ad accogliere e convivere
con altri gruppi stranieri che stanno entrando tra loro potranno vedere come qui tra noi il
formare una società multietnica nello spirito dell’incontro e del rispetto dell’altro pur diverso
per razza, lingua, religione e cultura è un principio pacificamente acquisito.
Il fenomeno della globalizzazione è ormai entrato in vigore nel nuovo tessuto sociale delle nazioni. Nel
campo stesso della religione gli italiani del Canada hanno dovuto, spesso nell’incomprensione, integrarsi con la religiosità fredda ed essenziale del mondo
anglosassone arricchendola, tuttavia, di elementi importanti per la dottrina cattolica come
il rimarcato culto alla Madonna, ai santi, ai defunti, l’attaccamento alla romanità della
chiesa cattolica. Il confronto con le altre confessioni religiose cristiane se, da una parte,
ha messo in crisi, spesso, la loro fede procurando delle defezioni, in linea generale l’ha
fortificata liberandola dall’aspetto troppo marcato di tradizione e rendendola più convinta e
personale. Questo confronto con le altre religioni, con cui tra l’altro si vive in mutuo
rispetto ed armonia, ha generato in loro anche il senso dell’autenticità e della fedeltà, per
cui si registra un coinvolgimento più sentito e attivo nella vita delle chiese locali. Se i
nostri connazionali si renderanno conto di come gli italiani di qui e i loro discendenti vivono
si potrà istituire con loro un dialogo costruttivo che, in un secondo tempo, si potrà
svolgere anche dall’Italia; per questo basterà che al loro ritorno riportino ciò che hanno
visto, ciò che gli emigrati hanno realizzato e ottenuto in una terra di adozione e recheranno
chiaramente il messaggio che gli italiani all’estero non sono secondi a nessuno.
indice Racconti degli Emigranti a cura del sig. Minotti
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