territorio: caratteri geomorfologici
Caratteri geomorfologici I Lineamenti geologici e tettonici generali I Serie stratigrafica locale
Caratteri idrogeologici I Neotettonica e sismicità I Terremoti I Dissesti
L'abitato
di Santa Croce di Magliano sorge a Nord del fiume Fortore, nel nodo 99° long.
Est M.M. e 18° lat. Nord, come risulta dal foglio n° 155 tavoletta III S.O.
della Carta d'Italia, in sinistra del Vallone di S. Elena, tributario del
summenzionato Fortore.
Edificato
sulla quota media di m. 605 s.l.m lungo un tratto di crinale attraversato in
direzione SO-NE dalla S.S. S.Croce di Magliano-Serracapriola, risulta dominato a
NO da una modesta altura con sommità vasta e pianeggiante, ultimo frammento
sfuggito ad una intensa azione erosiva che gli agenti atmosferici hanno
esercitato potentemente nel corso del tempo.
Il
versante meridionale è quello maggiormente influenzato dai processi
morfogenetici. Esso, iniziato dal margine meridionale dell'abitato degrada con
pendenze variabili verso l'importante vallone di S. Croce che lo incide per un
lungo tratto. Sono presenti anche altri fossi di erosione disposti in direzione
NO-SE e N-S che drenano le acque nel già citato vallone.
Trattasi di veri e propri intagli torrentizi che, immediatamente dopo l'arrivo
al suolo delle precipitazioni meteoriche, aumentano considerevolmente il
trasporto solido ed il potere erosivo. Allo stato attuale scarse sono le opere a
difesa dei processi erosivi.
Ad
eccezione di limitare zone coperte da vegetazione arborea, quasi ovunque prevale
una forte azione disgregativa del suolo agrario, il quale è completamente
scomparso nelle fasce più acclivi.
Ne risultano frequenti fenomeni di disgregazione superficiale differenziata in
relazione alle caratteristiche litologiche dei materiali.
La
parte sommitale del versante è soggetta ad una notevole azione antropica che si
esplica mediante la realizzazione di scavi e manufatti: tale azione è
sfavorevole all'equilibrio generale del pendio.
Questo versante risulta interessato da rilevanti fenomeni di dissesto.

Foto prof. Gaetano Di Stefano
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