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Raffaele Capriglione - STORIA VECCHIA SEMPRE NUOVA*


VERSIONE TRADIZIONALE | VERSIONE PDF

a cura di Michele Castelli

Continua il medico ad essere vittima dell'ingenuità popolare. Una storia vecchia che si ripete continuamente. Questa volta il turno tocca a don Nicola Antignani, un personaggio di eccezionali qualità umane che esercitò la professione di medico con una mistica e una saggezza degne di grande encomio. Dapprima l'incredulità di fronte al responso del medico, induce i cari del paziente a ignorare le sue raccomandazioni; quando invece la realtà dimostra l'esattezza della diagnosi, l'ira della disperazione non sa trovare migliore bersaglio: il medico appunto. Il poeta fin da queste prime battute rivela insuperabili doti stilistiche e un grande dominio della tecnica dialogica, la quale tuttavia perfezionerà nelle opere successive.

* Molti anziani del paese hanno ammesso la veridicità di questa storia, confermata d'altronde da donn'Anna Antignani, nipote prediletta del poeta. Nessuno, però, ha ricordato le generalità di Annibale, l'infermo che passerà a miglior vita.


Leggi:
« /e/ indistinta, quasi muta. Come il francese brebi
S come –sc di scena, davanti a consonante
šc come –sc di scena, rafforzato.
h suono aspirato come l’inglese hen



 

Storia vecchia sempre nuova

I (Rrìv'u mièd«ch«)

 

I. (Arriva il medico).
"Togliti di lì, perché sta arrivando il medico. Svelto, prendigli la sedia nuova, e leva di mezzo l'orinale. E tu, [rivolgendosi all'ammalato], lamentati e digli se ti fa male ancora la milza. Buongiorno, don Nicola, entra, siediti". "Buongiorno. Chi è ammalato. Annibale? Da molto tempo?". "Da sabato. Gli fa male il fianco, tossisce in continuazione e non mangia niente". "Va bene, vediamo. Uhm! Polmonite agli apici". "Cosa? Polmonite?". "E già... Sta debole. Dunque, ecco la ricetta: niente mignatte, solo un ottimo brodo di pollo, vino in abbondanza e...". "E poi?...". "E poi preparatelo".

"Scanz«t« ellòch«, lè!, ca mó vè u mièd«ch«.
Piglj«l« a sèggia nòv«, mé su, spicc«t«!
Lèv« ssu p«sciatùr«. E tu, ué, lagn«t«
e dill« s« t« dòl« engór« a mèu«z«.
Bbongiòrn« dòn N«còl«, trasc«, ssiétt«t«".
5
"Buongiorno. Nè! Chi sta mmalát«. Annibale?
Da molto tempo?" "Z'è canzàt« sabb«t«.
I dòl'u hiangh«, tóš, e a pèrz'u stòmm«ch«".
"Vabbè, vediamo. Ah! Polmonite agli apici".
"Madònn«, a pl«munìj«?" "E già... Sta debole.
10
Dunque, ecco la pozione per epicràsi:
niente mignatte e poi bon brodo facciasi
di pollo, ma sia un pollo giovane;
vin generoso e..." "E può?..." "E può ccungiàt«l«".

 

II (Fòr'a pòrt«)  

II. (Sull'uscio)
"Prepararlo? Ma sta male? Oh Dio! Morirà?". "E già. Fategli fare i sacramenti". "Gesù, cosa dici?". "Dico che da un momento all'altro gli può dare un attacco al cuore. Il polso è debole e batte appena, ed anche i poteri organici sono scadenti". "Ma come! E' così lucido. Non può morire!". "E invece morirà da un momento all'altro". "Ma che dici?". "Allora non ci capiamo, non ci senti. Ti ho detto che sta molto grave, e tu non lo vuoi capire neanche per il cazzo!". "Oh, don Nicolino, non ti sei mica arrabbiato?". "Certo! Per voi ci vorrebbero solo le bòtte: uno dice una cosa e voi capite sempre il contrario".

"CCungià?! Sta mal«fàtt«? O Ddij«! Z« mòr«?". 15
"E già. Fategli fare i sacramenti".
"Ggesú, ch« dic«?". "Dico che a momenti
potrebbe avere paralisi di core.
Il polso è filiforme e appena batte
ed ha i poteri organici scadenti".
20
"Ma cóm«! S« tè tùtt'i s«nd«mènd«,
pìglj« e z« mòr«?". "E già. Mòr« ndrasàtt«".
"Ma ss«gn«rì ch« dic«!". "U! Fuš pazz«!
Ng« siènd«? T'èj« ditt« sta gravàt«,
e tu nu vuò capì mangh« pu cazz«!".
25
"Dòn N«culì, e mó? T« scjiè nguiatàt«?".
"Ma sì, p« vuj« c« vòn« sùl'a mazz«:
ì dich« ngin« e tu nnòglia salàt«!".

 

III (U r«puòt«)  

III. (Lamenti davanti al cadavere).
E quella stessa sera, senza Estrema Unzione, Annibale muore. "Annibale - piange la moglie - ora mi lasci. [Perché proprio] tu, che eri così educato, così rispettoso con tutti? Sei morto, e quel miserabile Caifas (sommo sacerdote ebreo che consigliò la condanna a morte di Cristo. Qui, evidentemente, il riferimento è diretto al medico don Nicolino), non ti ha prescritto nemmeno la confessione. Quel miserabile non si è accorto che eri in fin di vita, e ti ha fatto crepare come un cane. Ma il Signore ti possa perdonare: noi ormai, marito mio bello, siamo vittime di miscredenti di ogni genere che non hanno pietà di nessuno.

E a séra stéss« sènza str«m«nzión«
Annìbb«l« z« n« va i quarandapàss«.
30
"Annìbb«l« - chiagn« a móglj« - e mó m« lass«,
e t« n« va sènza cumbassión«.
Tu carch« d« criànz« e duquazión«
marìt« mij«, ch« r«sp«ttàv'i sass«.
Scjiè muòrt«, e quìllu mbam« Caifàss«
35
nd'à urd«nàt« màng'a cumb«ssión«.
T'à fatt« murì ccuscì, cóm« nu can«,
llu dòn N«còl« ch« nz'è nnaddunàt«.
Mó u S«gnór« t« pòzza p«rdunàn«:
nuj« stém« mmièz'i bbrèj« e i scr«d«cat«
40
ch« ndènn« pit« e nzònn« cr«stiàn«,
marìt« mij«, bbièll« e graziàt«".
 

 



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