Questa pagina è stata pubblicata su www.santacroceonline.com il 02/08/2001 a cura di Bario

Lorenzo Lommano: I Sanniti


Nel 1990 Lorenzo Lommano ha curato e pubblicato in anastatica, con la casa Editrice Lampo di Campobasso, un interessantissimo e rarissimo Saggio sui primi abitatori dell'Italia ed in particolare sui "Sanniti", opera questa di Giuseppe Maria Galanti.

L'opera è a disposizione di tutti presso la Biblioteca Comunale di Santa Croce di Magliano.

Ecco la nota introduttiva del dottor Lommano:

A riproporre questo breve scritto, tratto dall'opera di Giuseppe Maria Galanti, Saggio sopra l'antica storia de' primi abitatori dell'ltalia (Napoli, Società Letteraria e Tipografica, Il ediz., 1783, pp. 57-90) ci ha spinto la rifioritura di studi, in questi ultimi tempi, sia sull'antica civiltà sannitica (soprattutto sotto il profilo archeologico) che sul movimento riformatore molisano della seconda metà del Settecento. 
E' lo stesso Galanti a precisare lo scopo della sua riflessione sui Sanniti, nell'ambito di quella più generale sulla civiltà italica. "Se io mi sono dato - egli afferma nell'Avvertimento - una maggior cura de' Sanniti, che degli altri popoli, è stato meno per una certa natural propensione verso la propria patria, che per non essere stata una regione così celebre a dovere dilucidata. Gli scrittori delle antichità Italiane, hanno per lo più superficialmente trattato questo argomento, per difetto d'impegno e di memorie. Quel poco che ne hanno scritto non va ancora esente da negligenze e da errori". 
Oggetto della critica galantiana sono soprattutto opere come quelle di Ciarlanti, di Monsignor de Vita e di Trutta, perchè in esse "si trova più erudizione che logica, più picciolezze che genio". 
D'altra parte, le difficoltà, a cui si va incontro nel fare la storia dell'antico Sannio, sono riconosciute anche da Galanti: "Quando intrapresi la Descrizione del Contado di Molise, l'antica regione de' Sanniti Pentri, io presi il partito di riconoscere i luoghi, e rinvenni con dolore, che moltissime iscrizioni e monumenti antichi erano distrutti da' coltivatori: che gran numero di monete, di medaglie ecc. vi si erano scavate, che non più esistevano, perchè erano state fuse o in paesi esteri trasportate" (Avvertimento). 
Ciononostante, Galanti riesce a fornirci numerose e interessanti notizie sull'origine della voce Sannio e sulla parola Samnites, di cui esclude in modo assoluto la derivazione greca, accettando quella osca, in base a cui il termine Sanniti significa consacrati, (cioè giovanetti consacrati al dio della guerra). 
Dopo la difficile e controversa questione delle origini affronta la descrizione del Sannio e delle sue città, attingendo soprattutto a fonti classiche ed evidenziando spesso la tendenziosità di quelle romane e, in particolare, di alcune opinioni di Livio, soprattutto per quanto concerne le lunghe guerre con Roma. 
Sotto i Romani, secondo Galanti, una regione "illustre" come il Sannio con "tante città celebri" diviene "un deserto". Ma è proprio durante lo scontro con Roma che la potenza del Sannio appare nella sua straordinaria grandezza. Galanti, riportando l'opinione di Strabone, afferma che i Sanniti arrivano a formare un'armata composta di ottantamila fanti e ottomila cavalli. Inoltre egli definisce "prodigiosa" la popolazione esistente nel Sannio, essendo superiore ai due milioni di abitanti. L'economia è essenzialmente agricola e legata alle armi. 
"I Sanniti dovevano, meglio degli Spartani, avere un'istituzione da rendere valido e robusto il corpo co' travagli agrari. Orazio ci fa osservare, che questo popolo guerriero, si avvezzava di buon ora al più duro esercizio de' campi e alla ubbidienza la più ossequiosa. Si occupava non solo a maneggiar la zappa, ma a trasportare grossi tronchi di alberi ad ogni cenno delle madri rigide e severe".
La ricchezza dei Sanniti è immensa, come si può desumere dalle loro armi ornate d'oro e d'argento e dai loro abiti molto colorati e belli, tali da essere imitati dai Romani.
Però, nonostante la loro ricchezza e il loro splendore, i Sanniti, a differenza degli altri popoli vicini che languono nel lusso, conducono una vita sobria e laboriosa, a cui si deve la grande resistenza nei confronti dei Romani. 
Questo modo di vita può formarsi e sostenersi solo se accompagnato da alcune particolari istituzioni civili e politiche. Tra queste un ruolo fondamentale è esercitato dal matrimonio, vincolo che viene a costituirsi non sulla base di una scelta privata, ma pubblica. l Sanniti fanno dell'amore uno dei principali cardini della loro legislazione e vogliono che le donne, reputate generalmente "oggetto di piacere degli uomini", diventassero la nobile ricompensa delle virtù del cittadino. Hanno una legge, ricordata da Strabone, la quale vieta ai padri di maritare a loro piacere le figliuole. "In certi tempi dell'anno, si ragunavano tutt'i giovani, e le loro azioni si mettevano ad esame. Colui ch'era dichiarato il migliore, cioè colui che aveva renduti maggiori servizi alla patria, ed era ornato di più pregevoli qualità, aveva il dritto di scegliere per sua sposa fra tutte le donzelle colei, che più a grado gli era. Chi riceveva in secondo luogo i suffragi, sceglieva in questo modo dopo il primo e così di seguito. Si ricevevano dagli uomini in questa maniera le spose sotto condizione, che se essi cambiassero sistema di vita, o divenissero indegni cittadini, ne dovevano essere privi". 
Pertanto l'amore svolge una funzione sociale ed è considerato come il principio delle più grandi virtù. 
Per quanto concerne l'organizzazione politica, i Sanniti, come gli altri popoli italici, sono suddivisi in molte città libere e indipendenti con proprie leggi e magistrati. I rapporti tra queste piccole repubbliche sono regolati sulla base di vincoli confederativi. 
La religione s'ispira a principi bellici. I Sanniti adorano una divinità guerriera, quella che i Sabini chiamano Ouirinus, gli Osci Mamers e i Latini Mars. Oltre a questa divinità, vi è Giano, considerato nell'antica Italia come il dio dell'agricoltura.
La lingua dei Sanniti è la stessa degli Osci. Per Galanti, mentre i Romani sono barbari ed ignoranti, i Sanniti e gli altri popoli dell'ltalia coltivano le scienze e le arti. Comunque i Sanniti si distinguono soprattutto nel campo delle armi e sono ritenuti "inventori di una forma più regolare di scudi". 
Quest'atteggiamento antiromano e l'affermazione del primato italico e, in particolare, di quello sannita, comuni ad altri scrittori molisani del tempo (Longano, Cuoco, De Attellis), esprimono, oltre alla ricerca dell'identità della propria terra, un senso di indipendenza e di libertà sempre più ampio e profondo sul piano politico generale. 
A conclusione di questa mia breve introduzione, desidero ringraziare il Prof. Giuseppe Antonio Arena, amico e maestro di vita da sempre a cui debbo gran parte della mia formazione culturale. 
Alla sua generosità e al suo attaccamento al Molise va la mia gratitudine.

 

 

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