Questa pagina è stata pubblicata su www.santacroceonline.com il 09/05/2007 a cura di Bario

Fra l'Adriatico e il Matese,
la Maiella ed il Gargano,
nel bel mezzo è il mio paese
Santa Croce di Magliano.

Tante case appollaiate
sul cucuzzolo d'un monte
stanno là come incantate
a mirar quell'orizzonte

che sconfina verso il mare,
che s'affaccia su le Puglie,
che s'accosta e che scompare
verso colli e verso guglie.

Vita dura è su quel monte
terra avara ha il contadino,
scarsa è l'acqua della fonte,
scarso il pane e scarso il vino.

Quando irrompe la tempesta,
quando il grano va in rovina,
quella gente, offesa e mesta,
se ne scappa in Argentina.

Ma che gioia, che delizia
quando abbondano le spighe,
quando sorgono a dovizia
sul "casale" l'alte biche.

Sant'Antonio e San Flaviano
si festeggiano del pari;
vien la banda di Lanciano,
ci son carri e ci son spari.

Aspro è il clima a Santa Croce:
s'arroventa nell'estate
ed il lupo esce feroce
quando son le nevicate.

Se la bora atroce spira,
tutti invocano l'Eterno;
pei camini l'ira
degli spiriti d'Averno.

Ma chi sta da te lontano
sente in cor la nostalgia,
Santa Croce di Magliano
terra amara, terra mia.

Quanti lustri nell'esiglio
son passati, Santa Croce,
ma con animo d'un figlio
ti rivolgo la mia voce.

Tu mi desti i dì felici
de la mia primiera età;
de la casa e degli amici
il rimpianto in cor mi sta.

È pur dolce risognare
voci ed usi del paese,
è pur bello ricordare
il tuo popolo cortese.

Vanno ancor diritte e leste
le tue donne con le "tine"
rilucenti su le teste ?...
Mi parevano regine.

Coi corpetti a sbuffi e trine,
con le gonne arriciolate,
sì, parevano regine
d'oro puro incoronate.

E Fatticcio, il banditore,
grida ancor di strada in strada
i suoi bandi a tutte l'ore
risvegliando ogni contrada ?...

Ecco, or vedo con la mente
la chiesetta paesana,
ne risento dolcemente
rintoccare la campana.

Anche a scuola ci chiamava
di quel bronzo il sacro suono;
ma i Maestri ch'io amava...
quei Maestri dove sono ?

Là nel ciel sereno e queto
li ha chiamato il buon Gesù
ora insegnan l'alfabeto
ai monelli di lassù.

O Maestri, anch'io, anch'io,
di monelli n'ho educato
e per essi lo sa Dio
quanto cielo ho guadagnato 

 

Ma ti prego o Dio cortese,
tu m'ascolta e fa buon viso:
fa ch'io vada al mio paese
prima ancor che in Paradiso !

 

 

 

testo della poesia fornito dal nostro collaboratore... prof. Michele Castelli.

 

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