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Luigi Mastrangelo  -  l a  c r i t i c a 



La ricerca di Luigi Mastrangelo muove da una candida e sensuale adesione a valori formali di inquietante eleganza per giungere ad un esito di figurazione neo-simbolista in cui, nell'attimo stesso in cui stai per avvertire un "significato", sei come risucchiato nel gioco calmo ma effervescente dei "significati". Siamo cioè in un clima in cui l'immagine si definisce al massimo, riesce ad esprimersi secondo pregevoli attributi di finezza, con frequenti ricorsi alla linea tortuosa, flessuosa, serpentata che fu del Liberty, ma, ben in sintonia con le caratteristiche più felici della ricerca attuale, là dove potremmo cadere nel gorgo del superficiale, del disincantato, del falsamente seduttivo, ecco che il valore della pittura, la sua inesausta vena, il suo abitus continuamente presente a se stesso creano un tessuto limpido e al tempo stesso stratificato, semplice e complesso, implicito ed esplicito. La pittura di Mastrangelo tocca un tema fondamentale, come un rischio ricorrente: l'autocelebrazione del pittore, il narcisismo spinto dal parossismo, il godimento, quasi, della propria presenza. É un continuo travestimento, un gioco alla metamorfosi, in cui l'ambiguità vive rigogliosa: è la doppiezza del nostro tempo, la sua bi- o pluri-direzionalità, il suo et-et, in opposizione al drastico aut-aut che ha segnato la storia dell'arte del nostro secolo sino al più recente passato. Il pittore sembra smemorarsi, lasciarsi andare all'insignificante, al piacere dell'epidermide, eppure, in questa solo apparente ubriacatura si iniettano le memorie più riposte, si risarcisce la storia del suo esser stata rimossa, si celebra un valore estremamente sottile, quintessenziale, pudico, e lo si fa con il tramite all'aspetto meno facile, la pittura d'immagine, la definizione, la linea, anzi, la linea fluente arricchita. La tentazione bacchica è forte, sotto la superficie bolle una sorta di prurito che potrebbe avvampare all'improvviso e sconvolgere la bonaccia figurativa in una tempesta dionisiaca. Se tutto ciò non accade lo si deve alla perizia di un fare che non si abbandona, pur avvertendone le sirene, alla "mala pittura", che non vuole bere il calice sino alla feccia, ma ricerca un proprio equilibrio instabile nel vello d'oro della pittura. La burrasca resta dietro, il suo fragore si sublima in forme e colori dosati: è una strana infanzia molto adulta. 

Roberto Pasini 
1984

Definire cosa ispira e movimenta la narrazione di Luigi Mastrangelo risulta estremamente difficile. Ciò che di primo acchitto sembra indicare la sicura strada del simbolo e della metafora, spesso s'infrange nella mera apparenza. Ogni piccola certezza è messa costantemente in dubbio da un agire pittorico misterioso e stupefacente, come le infinite pennellate che tentano di definire il cielo. La ieratica solennità di una figurazione ambigua, oscillante fra l'autoritratto e la simbologia androgina, svolge una narrazione "rallentata", "freezata", sospesa fra le suggestione del mito e la fragilità dello specchio. In tal modo, ogni illusione prospettica è ridotta ad una bidimensionalità "televisiva"; le torsioni della figura, come il passaggio di sfondo, si appiattiscono in una "frontalità" antica, ricca di magia e di valenza simboliche, così le immagini contornate e perciò antiaccademiche, se da un lato rafforzano l'appiattimento bidimensionale, dall'altro, sottolineano un dinamismo illustrativo, tipico del racconto televisivo e fumettistico. Già da questo approccio superficiale appare la prima contraddizione di una traccia figurativa il bilico costante fra la citazione dotta di una pittura medievale, letta attraverso il recupero delle tematiche "fin de siecle" e le dinamiche contemporanee di un linguaggio tecnologico e illustrativo. A tutto ciò fa da contrappunto un'indagine cromatica di rara eleganza e raffinatezza; sfacciati contrasti fra verde e viola, gialli abbacinati ed inquietanti rossi, persino il delicato e pericoloso marrone, reso brillante e piacevole. Si tratta di una grazia coloristica accompagnata e sostenuta dal gioco gradazionale e dal raffinato intervento del colore-oro.
Se quanto detto rivela l'ampio spessore linguistico dell'agire pittorico di Luigi Mastrangelo, proteso verso una narrazione fortemente coinvolgente ed emozionante, almeno altri due elementi sottolineano la vastità di questa ricerca: la metamorfosi e l'enigma.
Si tratta di un'unica condizione d'identificazione che impone un atteggiamento cauto e attento ad ogni possibile mutazione.
Architettura classiche o paesaggi astrali, mutazioni vegetali o contaminazioni animali, condizionano la struttura compositiva, generando un racconto che, avvolto in dense atmosfere poetiche, presenta una costante problematicità interpretativa. Sia nelle opere più marcatamente mitologiche e simboliche, sia in queste ultime di ispirazione evangelica, Luigi Mastrangelo dimostra, accanto ad una raffinata ed elegante "maniera pittorica", una sorprendente dimensione enigmatica che accentua lo sconforto e lo sgomento. Il gusto orientale che sembra ordinare l'impaginazione narrativa di queste opere, dedicate alla vita di Gesù, volge lo sguardo, discreto e malizioso, ai testi apocrifi, presentando un aspetto inedito, ma non per questo meno rispettoso, della tradizione cristiana. Una rappresentazione miniata, anche per spazi estesi, rafforza l'intima tensione di quest'arte per lo scarto, lo iato, la repentina voragine che si spalanca sotto i piedi di colui che procede troppo sicuro. Questo brusco e repentino "salto" d'orizzonte, restituisce quest'arte al paesaggio contemporaneo, alle dinamiche concettuali, alle atmosfere rock, all'aspetto notturno e ambiguo di un'ossessione indicibile.
La pittura di Luigi Mastrangelo rappresenta lo spirito bicefalico di un'arte che vive la propria inquietudine nell'incessante movimento fra gli opposti.

Danilo Eccher
da "Imitation of Christ" Trento, ottobre '88

Nell'apparente quiete della pittura di Luigi Mastrangelo dove il gioco dell'ambiguità e della metamorfosi è tutto scoperto e dichiarato, si annida un'inquietante vocazione a sovvertire l'equilibrio delle regole e dei valori più forti e definiti. Le linee sinuose e avvolgenti che donano alle immagini una scorrevolezza liquida e sensuale non imprigionano la stesura pittorica ma le consentono di adeguarsi e di adagiarsi alle anse, ai gorghi e ai filamenti stracciati di un colore spesso acido e contrastato. Richiami, evocazioni, sottolineature serpeggiano e si inseriscono nelle superfici in una continua proliferazione di segni liberi ed obbligati dal succedersi per accumulo e per aggregazione. Ed e proprio attraverso questo processo che la figura ingombrante, ossessiva, onnipresente dell'artista assorbe, contaminandosi, gli umori dell'intera rappresentazione.
Riconoscersi per mezzo della pittura e per mezzo delle trasformazioni che assumono sulla tela tutti gli elementi "altri", diversi, proiettati a stabilire un rapporto osmotico con il fare stesso del dipingere, significa abbandonarsi al privilegio della complessità dell'opera. Luigi Mastrangelo moltiplica non tanto e non solo il proprio "alterato" riflesso nella concentrazione dell'immagine dipinta ma ripercorre le tappe di una genesi mitica dilatata all'infinito. La trasognata eleganza delle sinuosità ricavate da uno spirito figurativo neosimbolista, da morbidi grafismi liberty, da un gusto sottilmente perverso e contrastato alla Bearsdley (per non sospingerci oltre e sfogliare gli splendidi album di grandi illustratori italiani, dei primi decenni del secolo come Cambellotti o Rubino) tutto questo, dicevamo, rivive non tanto all'insegna della citazione o del prelievo ma si viene a fissare nell'area attiva di un polimorfismo sciolto ed aggregante. Un atteggiamento ed una pulsione (direi, quasi, se il termine non conservasse eccessivi attributi di "profondità") che spostano e lasciano scivolare sulla pelle delle cose il sapore di un presente dilatato e privo di confini. L'intersecarsi delle dimensioni non solo spezza la continuità di una matrice rappresentativa elevata a modello ma ne ribalta la natura originaria nell'esaltazione pura e semplice dello stereotipo. Mutano le valenze ed il nostro occhio si fa più cauto ma anche più curioso.
Il paesaggio che subisce quotidianamente il rischio reale di una trasformazione irreversibile, si ripropone come emblema di una proiezione metaforica. Le immagini si concentrano nei brandelli e nei lacerti di una memoria degli oggetti e delle presenze "senza tempo". La pittura di Mastrangelo rifrangendosi nelle anse di una ritrovata felicita ideativa, ripropone l'incantesimo distratto che fa di un sogno o di un mito una probabile realtà.

Roberto Daolio
da "Mediterranea" maggio 1986

Con la sua pittura fluida e sensuale che si accende di colori irreali, acidi e fluorescenti da trip psichedelico, mette in scena senza falsi pudori il gioco intrigante dell'ambiguità e della metamorfosi. Al centro della composizione spicca l'onnipresente figura dell'artista che, nudo, languidamente si allunga, si piega e si distende morbidamente come se il suo corpo androgino e perfetto volesse adattarsi per seguire le anse e i contorni sinuosi del paesaggio surreale che lo circonda e di cui fa parte. La sua e certamente una pittura di citazione colta impregnata del gusto perverso di Beardsley, ma violentata e attualizzata dai fondi rosa confetto e verde acido più vicini alla cultura underground e metropolitana che all'atmosfera più tranquilla e onirica delle prime opere. I suoi quadri, degli autoritratti idealizzati e mitici, colpiscono per l'atmosfera trasognata e sospesa e soprattutto per la sessualità esplosiva che fa vibrare l'apparente ingenuità del suo personaggio preferito: se stesso.

Paola Ugolini
da "Scirocco" Luglio 1995

 



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