Santa Croce di Magliano, sabato 22 novembre 2003

     

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L'attentato ai danni dei nostri carabinieri a Nassirya ha riacceso la discussione sulla partecipazione di un contingente italiano in Iraq (di pace o di guerra che sia).


Subito dopo la tragedia, Fausto Bertinotti, segretario del Partito della Rifondazione Comunista, si è fatto portavoce di un ritiro immediato delle truppe italiane.

"Siamo colpiti dalla tragedia di tante vite umane distrutte. Siamo colpiti anche se sappiamo che essa è avvenuta in un contesto terribile in cui ogni giorno la vita umana è annientata. Ancora una volta è evidente che guerra e terrorismo si danno la mano. Manifestiamo, quindi, tutto il nostro rispetto e la nostra solidarietà alle famiglie delle vittime. Ma proprio in nome di questo rispetto intendiamo proseguire nell’impegno politico contro la guerra. Un impegno che abbiamo avuto in passato, che abbiamo oggi, che vogliamo mantenere in futuro. 
La missione italiana è sbagliata; non è una missione di pace, si innesta in una guerra in atto. Quindi, come abbiamo già ripetutamente detto nei mesi scorsi, il ritiro delle truppe è necessario proprio per mettere in discussione quella guerra. Ed è necessario che oggi tutte le forze della pace si mobilitino per nuove iniziative contro la guerra". (fonte ANSA WEB)

Il premier Silvio Berlusconi - intervistato ieri a Varsavia - ha affermato che il rischio per il nostro contingente è alto, ma la posizione del Governo resta decisa a portare avanti la missione.
''Dobbiamo assumerci le nostre responsabilita' - ha detto Berlusconi - perche' questa e' la nostra battaglia per la liberta' e per il nostro futuro''. ''La nostra posizione sull'Iraq non cambia, e' stata lungamente oggetto di riflessione e soprattutto ora, dopo il sacrificio dei nostri ragazzi a Nassiriya ci mancherebbe altro che ce ne andassimo via rendendo vana la loro morte'' ha poi ribadito il presidente del Consiglio spiegando che assolutamente non e' cambiata la natura della missione italiana in Iraq e anche se ''c'e' stata una azione contro di noi, siamo in Iraq per aiutare la popolazione che ha bisogno, cominciando dai bambini per finire alle donne e agli anziani''. 
Berlusconi ha aggiunto che l'Italia si e' impegnata in Iraq e rimane in Iraq ''sempre per svolgere gli stessi compiti per cui avevamo deciso di muoverci''. Dopo aver precisato che l'ultima risoluzione del Consiglio di sicurezza dell' Onu e' stata votata all'unanimita' e ''da' a tutti i paesi la possibilita' di intervenire in Iraq sotto l'egida dell'Onu'', il premier si e' detto convinto che non ci sia bisogno di una ulteriore risoluzione. Si e' quindi associato alle critiche che vengono da piu' parti sul fatto che l'Onu abbia ritirato parte del suo personale dall'Iraq: ''credo che ci debba essere il concorso di tutti perche' e' interesse di tutti che in Iraq si instauri una democrazia''. Infine ha ricordato che ormai il tema della crisi irachena e' sempre aperto e che diversi leader sono ''sempre in contatto''. (fonte ANSA WEB)

 


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