Santa Croce di Magliano, sabato 29 agosto 2009

     

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il personaggio



 

Io Don Antonio Di Lalla, parroco di Bonefro, non lo conosco personalmente e perciò posso immaginarlo. E lo immagino un po' come quando ai tempi dell'Università leggevo Don Chisciotte di Cervantes.
Mulini a vento e illusione. Ogni tanto leggo cose su questo parroco che molti descrivono come un sovversivo, un rivoluzionario, una voce fuori dal coro. Ora è diventato anche famoso per la storia dei clandestini e dello striscione e Enzo Ragone è andato a Bonefro per intervistarlo. E li l'ho visto per la prima volta. Barba e occhiali coprono, ma la voce è serena, innocente e silenziosa. SICURA. E può bastare.
Ma è un parroco, non impiegato al Comune. Come se a un missionario dell'Africa gli si chiedesse di mangiare tutti i giorni pasta al forno. Tutte cose positive se le vedi da un certo punto di vista. Ma le persone, e in questo caso un prete, hanno qualche responsabilità in più rispetto agli altri, si giudicano per quello che dicono e che poi fanno.
Lui quando può accoglie immigrati e se ne infischia della legge. In una società giusta l'unico ad aver ragione sarebbe lui e non i tanti che dicono di essere cattolici e poi non lo sono veramente. Vanno a messa ma finisce lì.
Leggi da un quotidiano on line che pratica da 20 anni l'obiezione fiscale alle spese militari e spiega: "Lo Stato Italiano destina un tot di quello che i cittadini pagano di tasse alle armi. Questa piccola quota pari al 3 per cento, io non la verso. Destino però il corrispettivo alla pace e allego nella mia dichiarazione la ricevuta del denaro versato in favore della pace nel mondo. Lo Stato non riconosce questa opzione e allora arriva il pignoramento. Mi è stato pignorato lo stipendio di insegnante di religione. Certe scelte si pagano."
Su quelli che si definiscono cattolici praticanti Don Antonio dice : "Sono la negazione della cristianità o meglio interpretano una cristianità di potere della quale non riusciamo a liberarci. Il cristianesimo del resto è controcorrente. Cristo ha detto - Siate sale -. I clandestini sono sale sulle ferite e l'unica via di salvezza è l'accoglienza. Essere cristiani significa prendere in considerazione l'uomo in ogni sua espressione e sopra ogni cosa e non permettere che ne si offenda la dignità. Questo è essere cristiani. Se obiettare significa preservare la dignità dei nostri fratelli, allora disobbedire è cristiano. E non è certo una battaglia politica".
Cosa c'è di male in tutto questo se non l'ipocrisia di chi si nasconde dietro a un Dio per non capire la vita, per non esporsi più di tanto? Essere cristiani significa appunto fare il cristiano. Al contrario chi finge di esserlo appartiene alla maggioranza delle persone che pensano che Dio non veda o non senta queste cose. Don Antonio a noi piace anche perché è un sognatore, un prete che non vuole arrendersi e che ha deciso di stare sempre e comunque dalla parte dei più deboli e dalla parte di chi ha bisogno. Ora e sempre.
Fare il cristiano andando a messa due volte al giorno e poi spegnere il televisore quando arrivano i barconi ha un senso macabro e non ha nulla di cristiano. Mi piace chiudere con le parole di Gesù Cristo :"Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato". Che altro si potrebbe dire se non sostenere l'azione di un prete che ha deciso di viverla la sua cristianità nel senso più vero e autentico del termine. Un uomo coraggioso che fa quello che tutti quelli che hanno scelto Dio dovrebbero fare e invece, purtroppo, non fanno.

LICURSI Pasquale, Nuovo Molise Oggi


Cronache
Legge anti-immigrati, il parroco: “Disobbedire e’ cristiano”
Don Antonio Di Lalla, parroco di Bonefro che ha esposto uno striscione per esprimere solidarietà verso i clandestini, spiega in questa intervista le ragioni dell’obiezione di coscienza. E risponde alla Lega Sannita che gli chiede di rimuovere la scritta: “Non lo farò: chi si professa cattolico non può non dissentire dalle norme che introducono il reato di clandestinità. Aspetto le denunce e non sono preoccupato”. Il sacerdote 55enne è impegnato da sempre in difesa degli ultimi e pratica l’obiezione fiscale alle spese militari da 20 anni.

tratto da Primonumero.it

Don Antonio Di Lalla è un sacerdote giornalista, direttore del periodico “La Fonte 2004”, progetto editoriale nato all’indomani del terremoto che mette insieme persone unite dal desiderio di non “restare a guardare”. Progetto insolito, per il Molise quieto e passivo. E di rottura, come dicono gli stessi ideatori: «Abbiamo fatto una precisa scelta di campo: siamo di parte, ma non faziosi; sovversivi e paradossalmente costruttori di pace; giammai neutrali, perché immancabilmente significherebbe fare il gioco del più forte; polemici, anche rissosi, per la dialettica insita nelle cose e nello stesso tempo obiettivi, il più possibile». Questo mese La Fonte2004 titola così: “Noi terremotati dalla parte dei clandestini”. Un messaggio senza ambiguità. Che richiama quello striscione affisso su un balcone della parrocchia di Bonefro lo scorso 3 luglio, in occasione del controvertice del G8 che si è svolto proprio a Bonefro per discutere l’economia della catastrofe. Uno striscione del quale hanno parlato anche alcuni media nazionali, Il Manifesto in primis. Che recita: “Io ospito i clandestini, e tu?”.

Don Antonio Di Lalla infatti è il parroco di Bonefro da 12 anni. E non fa certo il misterioso su come i cattolici dovrebbero porsi nei confronti del decreto legge sulla sicurezza che stabilisce il reato di clandestinità. Come? Facendo obiezione. Rifiutandosi di adempiere alle disposizioni imposte da una legge che «va contro la storia e cavalca la paura». Non si tratta di fare i rivoltosi, ma di seguire semplicemente il messaggio di Cristo: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avevo ospitato…”. Accogliendo, invece di denunciare, gli immigrati che arrivano dopo aver abbandonato affetti e patria, affamati e disperati. Quello striscione quindi non è per nulla una provocazione. Ma ha creato un bel po’ di rumore e adesso ha fatto arrabbiare la Lega Sannita, quel movimento politico il cui Presidente, Lorenzo Lommano, ha tirato fuori l’idea delle ronde anti-rumeni (e stranieri in generale) in Basso Molise.

Lommano ora chiede pubblicamente al parroco di Bonefro di togliere quello striscione, perché «ogni persona di buon senso che sia cattolico o meno, nel leggere quella frase capisce che chi l’ha scritto incita il cittadino all’illegalità, lo vuole complice di un reato, lo invita a disubbidire e a non rispettare la legge se è vero che la clandestinità in Italia è un reato».

Don Antonio, che farà? Rimuoverà lo striscione vicino la chiesa?
«Certo che no, e ci mancherebbe. Aspetto tranquillamente le denunce, semmai arriveranno. Del resto ci sono abituato: pratico l’obiezione fiscale dall’86, più volte mi è stato pignorato lo stipendio. Non mi preoccupo».

In che senso pratica l’obiezione fiscale?
«Lo Stato Italiano destina un tot di quello che i cittadini pagano di tasse alle armi. Quella piccola quota, pari a circa il 3 per cento, io non la verso. Destino però il corrispettivo alla pace e allego nella mia dichiarazione la ricevuta del denaro versato in favore della pace nel mondo. Lo Stato tuttavia non riconosce questa possibilità, questa opzione, e allora arriva il pignoramento. Mi è stato pignorato lo stipendio di insegnante di religione col permesso del Provveditore. Certe scelte si pagano, ne sono consapevole. Ma non per questo possiamo smettere di essere coerenti e seguire il messaggio cattolico. Sono un obiettore, e continuerò a esserlo. A maggior ragione ora che c’è questa legge iniqua».

Non è l’unico, del resto. Sono tanti, leggo, i religiosi che hanno firmato l’appello per l’obiezione di coscienza sulla cosiddetta legge sicurezza.
«Sono religiosi e ci sono anche molti laici. Per fortuna. La gravità della legge non è solo quella di dire ‘mandiamo fuori i clandestini’, quanto di stabilire che la clandestinità è un reato. E’ una vera idiozia, e se ne stanno già accorgendo vedendo, per esempio, quello che succede alle madri senza documenti che partoriscono in ospedale. Secondo questa legge, non possono riconoscere i figli e i bambini devo essere dati in adozione. E’ davvero assurdo, un cristiano non può certo accettare questi effetti».

Eppure quelli che caldeggiano la legge e lo stesso presidente della Lega Sannita che le chiede di togliere lo striscione si definiscono cattolici praticanti.
«Sono la negazione della cristianità, o meglio interpretano una cristianità di potere della quale non riusciamo a liberarci. Il cristianesimo del resto è controcorrente, forse abbiamo dimenticato quello che Cristo ci ha detto: “siate sale”. E il sale brucia sulle ferite. I clandestini sono una ferita aperta, e accoglierli è l’unica strada possibile, altrimenti ci condanniamo al suicidio. Morale e materiale. L’integrazione c’è sempre stata, fa parte della nostra storia e della nostra cultura, oltre che della nostra fede».

Lei è molto schietto e parla senza ambiguità. Ma non crede che ci si senta autorizzati a proclamarsi cristiani pur condividendo una simile legge perché la Chiesa stessa, sul punto, è stata reticente?
«Alcuni vescovi hanno parlato e hanno fatto bene, ma è vero che dal Vaticano ci si aspettava molto di più, si sperava in una presa di posizione dura e ferma. Cosa che non è purtroppo accaduta. L’aspetto tragico è che Istituzioni Ecclesiastiche si sono svegliate e hanno fatto rumore per la Ru (la pillola abortiva, ndr) e per l’ora di religione dopo aver taciuto su questa legge terribile. Io, da cattolico e religioso, mi sarei aspettato un Vaticano che dicesse al Governo Italiano: “Se voi li respingete, noi li accogliamo”. Invece si tace troppo, per interesse».

Crede che l’idea delle ronde in Molise sia indice di un rigurgito xenofobo anche in questa terra?
«Io credo che i molisani siano un popolo accogliente, in grado di riflettere sulle motivazioni che spingono milioni di persone a lasciare tutto, rischiando la pelle, per raggiungere Paesi stranieri. Credo che si possano avviare anche qui progetti di integrazione come per esempio quello a Riace, in Calabria, dove il paese è stato ripopolato grazie agli immigrati regolarizzati, anche con il supporto di una legge regionale, e messi in condizione di lavorare. Un progetto al quale lavora anche una giovane molisana».

Cosa pensa della Lega Sannita, che finisce ogni giorno sui giornali per qualche trovata stile Lega Nord?
«Mi sembra fuori dalla storia. Nasce e muore sulla carta. Vorrei dire a loro, e a quelli che dicono di condividere le norme anti-immigrati, che anche da un punto di vita laico, al di fuori della solidarietà, si tratta di una scelta inopportuna. Paolo VI già nel ‘75 già parlava della collera dei poveri. Il giorno in cui i poveri, uniti dalla fame e dall’ingiustizia, si coalizzeranno, non avranno nulla da perdere. Forse bisognerebbe anche riflettere su questo».

Dunque lei è fra quelli che praticherà l’obiezione alla legge sulla sicurezza in relazione alle norme anti-immigrati. Non teme di incappare in qualche problema?
« Di cosa posso essere accusato? Di non chiedere i documenti ai miei fratelli? Di non pretendere di vedere la carta d’identità prima di fornirgli un letto o un pasto? Potrei essere accusato di favoreggiamento se affittassi una casa al clandestino. Ma se la casa glielo metto a disposizione gratuitamente? Il reato di clandestinità è assurdo, lo ripeto. Parliamo di gente disperata, che ha bisogno di tutto, che rischia la vita per fuggire da guerre, fame, malattie. Posso citare un padre della Chiesa?»

Prego…
«Sant’Agostino: “Non ti dico di dare qualcosa di tuo al povero, ma di restituirgli il suo».

Come risponde a chi lo accusa di essere un prete politicizzato?
«E’ un errore avere del cristiano la concezione che sia un essere alienato che guarda al cielo senza guardare anche alla terra, a quello che gli si muove attorno. Il cristiano è chiamato a fare delle scelte ben precise. Prendere in considerazione l’uomo sopra ogni cosa e non permettere che ne si offenda la dignità: questo è essere cristiani. Se obiettare significa preservare la dignità dei nostri fratelli, allora disobbedire è cristiano. E non è certo una battaglia politica». (mv)

(Pubblicato il 17/08/2009)

 


 


 

 

 

 



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