Santa Croce di Magliano, sabato 20 marzo 2010

     

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feste popolari


I fuochi di San Giuseppe illuminano la notte a Santa Croce di Magliano


 

Favorito da una serata atmosfericamente apprezzabile, si è ripetuto il rito del fuoco in onore di San Giuseppe. Nei vari quartieri del nostro paese, gruppi di amici ed intere famiglie hanno rinnovato la tradizione fino a notte inoltrata.
Decine i falò allestiti. Feste a base di musica e pietanze varie sono state organizzate presso il Circolo Ricreativo e il Centro socio-educativo per diversamente abili. Di seguito alcune fotografie.

 

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foto by: Roberto Santoianni | Francesco Rosati | facebook

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SANTA CROCE DI MAGLIANO - Tradizione rispettata
I falò di San Giuseppe | L’antico rito si ripete

IL passo inesorabile del tempo non è riuscito a cancellare dai costumi delle nuove generazioni di Santa Croce l’antichissima tradizione dei falò, tramandata di generazione in generazione, in onore di San Giuseppe: i ’marauasce’. Sembra che siano stati gli Albanesi, che si rifugiarono a Santa Croce nel lontano 1470 dopo che i Turchi occuparono le loro terre, a importare la tradizione dei ’marauasce’. Si accendono il giorno di San Giuseppe perchè ricordano il calore e l’ospitalità che la Sacra Famiglia ricevette durante la fuga dall’Egitto. Ma è anche un rito. Il fuoco si presenta nella sua doppia veste simbolica. Da un lato esso rappresenta la distruzione di tutto ciò che angoscia la comunità - la fame, la malattia, la morte - dall’altra, il fuoco, si presenta come rigeneratore per eccellenza. La sera del 19 marzo scorso, immancabilmente, nei vari rioni di Santa Croce, sono comparsi a squarciare il buio una ventina di falò. Già qualche settimana prima, gruppi di giovanotti appartenenti ai vari quartieri del paese, armati di braccia e di una passione viscerale alimentata da una intrinseca competizione, si sono recati nelle campagne circostanti per raccogliere, con rimorchi trainati da grossi trattori: ciocchi, rami, sterpi, frasche, nei frutteti e negli uliveti appena potati, o nei boschi poco distanti.
E venerdì scorso, dopo un’estenuante raccolta che ha prodotto in tutti i quartieri immensi cumuli di legna da ardere, sul far della sera i giovani, protagonisti della festa, in quattro e quattr’otto hanno acceso i ’marauasce’. Man mano che li alimentavano con fasci di ceppi e soprattutto frasce di ulivo, tra gli scoppiettii, nuvole di fumo, lingue di fuoco che aggrovigliandosi prendevano le direzioni del vento, i ’marauasce’ erano pronti per essere ammirati in tutta la loro suggestione. Gruppi di persone si sono fatte avanti e si sono accostate ai falò. I bimbi urlavano di gioia e prendevano anche loro qualche ramoscello da buttare nel fuoco, le donne più anziane intonavano ’Majechentò se muraine e Majechentò’ un canto secolare, mentre gli uomini erano intenti ad offrire qualche bicchiere di vino e qualcosa da mangiare ai numerosi compaesani che, con gli abiti intrisi di fumo, correvano da una parte all’altra del paese per vedere quale fosse ’u marauasce’ con le fiamme più alte. Quelle fiamme che non mancano di vedersi moltiplicare e riflettere non solo sui vetri delle finestre delle case circostanti, ma anche sui vetri delle numerose macchine dei curiosi intenti a vivere la tradizione. In certi falò qualche vecchietto raccontava storie fantasiose o realmente accadute, con protagonisti i personaggi del paese di un’epoca passata, descritti con i soprannomi che gli erano stati affibbiati. Nel frattempo a turno si attizzava il fuoco, affinchè fosse sempre virulento e gonfio di fiamme, e non mancava chi stuzzicava il ’ciocco’. E tra una vampata di luce e di calore, sotto un cielo stellato e lo sguardo vigile della luna, lontani mentalmente dal frastuono della vita di oggi, i santacrocesi hanno continuato a vivere per tutta la notte il suggestivo rito dei ’marauasce’.

di Antonio Petruccelli - NUOVO oggi MOLISE - Domenica 21 Marzo 2010


La devozione
La tradizione frentana | Tredici le persone attorno la tavola per consumare le tipiche pietanze
Cappelle ed altari allestiti a festa in onore di San Giuseppe

LARINO. Davvero tanta gente ha visitato sia nel centro frentano che nei centri limitrofi, nella due giorni dedicata a San Giuseppe, le caratteristiche cappelle con gli altari dedicati al Santo. Nella mattinata di ieri partendo da Larino, anche le scolaresche hanno potuto visitare la cappella allestita all'interno dell'Oasi Cappuccini e degustare i piatti tipici che la tradizione associa a questa festa che unisce insieme la devozione al santo, la festa del papà e, più in generale, un ringraziamento a Dio per i prodotti che la terra continua ancora a garantire agli uomini. Nelle quattro cappelle larinesi, dopo la visita delle scolaresche sono state consumate le tredici pietanze della tradizione. Prima le donne e gli uomini che hanno dato vita alle cappelle e poi tutte le persone che hanno voluto fermarsi, in preghiera, anche ieri davanti alle piccole statue di San Giuseppe. Lo stesso è accaduto anche, come detto, nei centri limitrofi. A Montorio, dopo la Santa messa officiata dal vescovo De Luca e la successiva processione per le vie del centro, nelle due cappelle allestite, si sono ritrovate, le tredici persone intorno alla tavola del Santo per consumare, loro per primi, le pietanze che le donne hanno sapientemente preparato nei gironi precedenti. Stessi rituali anche a San Martino, a Casacalenda e a Santa Croce di Magliano [...]

fonte: Primo Piano Molise - 20/03/2010 

 


presentazione


 

 

 

 



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