Santa Croce di Magliano, mercoledì 24 febbraio 2016

     

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DALLA STAMPA


La Settimana Santa a Santa Croce di Magliano
Finalmente a stampa la "poderosa opera" di Raffaele Capriglione: un'opera e un autore eccezionali nel panorama letterario e artistico molisano.


 

di Giovanni Mascia

articolo pubblicato su Il Quotidiano del Molise
22/02/2016

Capriglione, chi era costui? Ammesso che interessi sapere chi sono i personaggi delle targhe delle strade o dei monumenti pubblici, qualcuno si sarà posta la domanda nel 1977, quando l'Amministrazione comunale di Campobasso decise meritoriamente di intitolare alcune strade del cosiddetto quartiere CEP ad altrettanti molisani illustri, tra cui Raffaele Capriglione, da Santa Croce. Illustre magari sì, ma a quel tempo sconosciuto. Perché a parte i santacrocesi, pochi sapevano che era stato un bravo medico condotto vissuto a cavallo tra Otto e Novecento. Qualifica per altro non sufficiente per il riconoscimento toponomastico, visto che di bravi medici condotti, prodigatisi per la salute dei loro assistiti, ce ne sono sempre stati tanti nella miriade di paesini molisani. Alcuni anche leggendari, come quel don Nicolino De Sanctis, venuto a mancare un decennio prima, le cui pozioni miracolose e la fama di medico personale di Mussolini prima, e di Segni, presidente della Repubblica poi, avevano attirato nella sua Toro, frotte di pazienti, anche da fuori regione, finanche dall'estero. Addirittura da Israele. O, per rimanere sempre a Toro ma al di qua della leggenda, don Angiolino Tatta, il decano della stampa molisana, che trasferendosi a Santa Croce aveva finito per prendere il posto che era stato di don Raffaele nella condotta del paese e nel cuore dei compaesani di elezione.

Raffaele Capriglione: medico condotto, dunque. È noto il discorso che Giovanni Pascoli indirizzò nel 1908 ai medici della clinica di Sant'Orsola di Bologna, alcuni dei quali suoi antichi compagni d'università. I colleghi di lettere e legge e scienze - ricorda Pascoli vedevano gli studenti di medicina "dopo appena alcuni mesi di allegra spensieratezza, divenir gravi, severi, meditabondi. Da un momento all'altro sembrava che la cara giovinezza si fosse involata dai loro occhi ventenni". Erano gli occhi di chi non era chiamato "a pascere, ad abbellire ad arricchire la sua vita, ma sentiva che gli studi intrapresi dovevano principalmente giovare; ma a custodire, difendere, rivocare la vita degli altri". Gli occhi di chi "sapeva che per agiatezza, onore e gloria che fosse per raccogliere dall'arte futura, v'era in essa sempre spazio per il sacrificio". Gli occhi di coloro che il poeta ritrova ormai con i capelli grigi ma sempre con uno stipendio inadeguato che non gli permette di vestire di seta la moglie né veder rosei e paffuti i visi dei figli. Gli occhi rassegnati di chi vorrebbe farlo, il bene, senza poterlo fare; mancando tra i pazienti l'acqua per lavarsi, e abbondando l'alcool per avvelenarsi, mentre i bimbi poppano latte scarso o infetto, e i fanciulli avvizziscono anzitempo. Gli occhi di chi conosce un mondo ben reale, "conosce tutte le miserie umane, e cerca di prevenire, di curare, di lenire almeno, tutte, negli altri, essendo destinati assai spesso a soffocare in loro la peggiore: l'umana ingratitudine".

Si potrebbe credere che il poeta abbia esagerato a descrivere lo stato di miseria in cui versavano non solo i pazienti ma anche il medico condotto e la sua famiglia. La vita e l'opera di don Raffaele Capriglione ci dicono invece che non c'è nessuna esagerazione. È vero che quasi sempre i medici molisani dell'epoca attingevano al patrimonio avito della famiglia borghese di provenienza per sopperire agli scarsi introiti della professione.

>> Prima Guerra Mondiale.
Capriglione, capitano medico, con moglie e figli

Ma Raffaele Capriglione non può farlo. Nato nel 1874, nel suo percorso biografico solo inizialmente segue le tracce dei colleghi del tempo: famiglia borghese, educazione tradizionale, studi e laurea a Napoli, ritorno nella terra di origine per svolgervi la professione medica, che è anche una missione da portare avanti. Coscientemente o no, Capriglione rompe gli schemi borghesi, e ignorando i divieti del padre sposa una compaesana di origine contadina, alla quale - da poeta qual era: poeta e medico, dunque - dedicherà versi d'amore.
Per la disobbedienza, Capriglione deve lasciare la casa paterna e cadere preda della miseria. Medico di povera gente, con gli onorari che gli permettono appena di andare avanti; padre di tre figli, affida ai versi il suo dramma, sempre in una luce di amara ironia, che è la sua cifra stilistica:

Mo' doppe perze a mèglia ggiuvendune
e jettà sembe sanghe iuorne e notte,
me sò reddutte e ine stramacchiune.

Reddutte e ine stramacchiune, cioè malandato e misero, il poeta cantore della sua gente non cesella né opera dall'esterno sulla psicologia popolare. È lui stesso espressione vivente di quella psicologia, che prima d'innervarsi sulla pagina si è incarnata nella sua persona. La prova è data da componimenti come Parle Dorraffaièle, che ha i versi riportati, o come I duie vecchiarelle, le cui protagoniste restano indimenticabili nella loro miseria, o come U male dell'arche, cioè l'itterizia, dove il Capriglione medico indulge con simpatia al rimedio empirico di nessuna valenza scientifica della tradizione popolare.

>> Capriglione "U luteme sabbete d'abbrile" in un quadro di Pietro Mastrangelo

Capriglione, che muore nel 1921 ad appena 47 anni, e questa morte precoce vorrà pure significare qualcosa, lascia inedita una vasta produzione letteraria che tuttavia non è andata dispersa: i suoi poemetti sono stati trasmessi di generazione in generazione dai concittadini che hanno alimentato la lunga tradizione orale, e finalmente nel 1984, a oltre sessant'anni dalla morte, sono stati in parte dati alle stampe… dal santacrocese Michele Castelli in Venezuela. Ciò nonostante deve passare un'altra dozzina d'anni prima che i molisani di Molise riconoscano in Capriglione il cantore dei grandi momenti della coralità popolare (U Carnevale de prime, U luteme sabbete d'abbrile, U marauasce, cioè il falò di Sant'Antonio…), e i critici fin lì distratti lo elevino addirittura a "caso letterario del secolo", come autore di poesie e di poemetti di grande impatto emotivo e lessicale, la cui ispirazione covava fin dai tempi del liceo nel Convitto Nazionale di Sepino, quando aveva cominciato ad abbozzare (termine quanto mai appropriato, essendo stato anche un geniale disegnatore) la sua opera più ambiziosa: un interessantissimo zibaldone dedicato alla settimana santa nel suo paese.

Dopo centotrenta anni, La Settimana Santa a Santa Croce di Magliano, probabilmente il capolavoro di Capriglione, ha visto finalmente la luce, a fine 2015, grazie all'Amministrazione Comunale, a cura di Paolo Mastrangelo e Gaetano Di Stefano, che si sono avvalsi della collaborazione degli alunni del locale liceo scientifico intitolato proprio al medico poeta. La prefazione è firmata da Giovanni Mascia. Il romanzo, dai tratti enciclopedici e dalla grandiosa concezione, si caratterizza per la scrittura potente e assai originale che tocca tutti i registri, passando dall'italiano aulico al più degradato eloquio dialettale. Affresco della vita tradizionale del paese natìo, assurto a villaggio tipico del Meridione d'Italia a cavallo tra Otto e Novecento, La Settimana Santa, illustrata dallo stesso autore con gustosissimi e al tempo stesso energici disegni, fregi e vignette, emerge come un'opera multimediale ante litteram. Con il piacere di imbattersi nello straordinario talento letterario di un artista dai tratti unici, colto, ironico e compassionevole a un tempo, la sorpresa di scoprire nel volume finalmente a stampa un passaggio obbligato per chiunque a qualsiasi titolo s'interessa di lingua, dialetti, letteratura, arte, disegno, storia, storia delle tradizioni, di cultura, insomma, e in particolare di pietà popolare e delle connessioni spesso inestricabile tra pietà popolare, liturgia e vita quotidiana in cui era avviluppato il Molise nei decenni passati.
Doverosamente, se ne renda merito anche all'Amministrazione comunale di Santa Croce di Magliano, che ha pubblicato l'opera, e perché no? a quella pro tempore di Campobasso, che già quarant'anni fa propose all'attenzione dei concittadini e dei corregionali ignari la figura di Raffaele Capriglione, poeta geniale e medico generoso.

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>> Oltre che su Il Quotidiano del Molise, l'articolo è stato pubblicato con grande risalto (a doppia pagina) sulla Voce d'Italia, il quotidiano in lingua italiana che si pubblica a Caracas (pubblicato qui di seguito)

 

 

 


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