Santa Croce di Magliano, giovedì 22 febbraio 2018

     

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.MONTELONGO


“Confraternita Devoti della Semplicità” e “Tarattattà”, orgogliosi di difendere con il “culto delle cose semplici” la sopravvivenza della propria realtà


 

 

di Luigi Pizzuto

“Confraternita Devoti della Semplicità”. Amano definirsi così i componenti del Tarattattà del piccolo centro molisano. Si tratta di un’associazione composta da cinquanta iscritti. Si può dire una buona fetta della popolazione attiva, se si pensa che gli abitanti del luogo non superano poche centinaia di unità. Gran parte delle persone che hanno tanta voglia di fare, mettono a disposizione un impegno socio - culturale senza precedenti, per tenere in alto il tono di una piccola realtà che vanta tradizioni che si perdono tra le pieghe del tempo.
Qual è il motto di questa associazione che sta destando non poca curiosità? “La semplicità”, appunto, perché si tratta di una “cosa semplice” che abbraccia il quotidiano di tutti, all’insegna della gioia e della voglia di stare bene insieme. Non dimenticando l’identità culturale del proprio paese che passa attraverso il culto delle esperienze eno-gastronomiche ed etno-musicali. E come tutte le cose semplici - nel corso di un quarantennio - come “brace sotto la cenere” è riuscita a mettere insieme tantissime persone che con orgoglio difendono la sopravvivenza del proprio paese.
“Da oltre un decennio - precisa il prof. Michele Macchiagodena - la “Confraternita Devoti della Semplicità”, con il suo Tarattattà, è riesplosa in modo straordinario. Manifestando negli anni un impegno costante volto a far gioire l’intera comunità mediante la cultura delle esperienze più semplici, del resto radicate fin dagli albori delle prime civiltà. All’insegna del sorriso e della gioia si cerca di tenere insieme l’anima della nostra piccola comunità. Seguendo - in definitiva - il pensiero di Oscar Wilde che ben si adatta a chiarire il fine delle nostre iniziative: “Ho il culto delle gioie semplici, esse sono l’ultimo rifugio di uno spirito complesso”.
Sabato scorso, sotto i colpi di una bora gelidissima, l’associazione ha fatto sentire la sua voce portando in giro l’animazione di una scena antica, piena di ilarità. Si tratta di una pantomima tipica del carnevale montelonghese, colorita da un simpatico lessico dialettale. Il fantoccio di Carnevale, prima di essere bruciato in piazza, è stato portato in giro da quattro portatori , accompagnato da un nutrito gruppo di attori improvvisati. Animando - così - in ogni angolo dell’abitato - una scena comica senza fine, per divertire e far sorridere. Per tutto il percorso, il corteo dei musicanti ha accompagnato una messinscena alquanto buffa, tra il drammatico e il farsesco. Muovendosi dal Cortile del Vecchio Palazzo per raggiungere, poi, da Santa Maria ad Nives, il nucleo abitativo più antico, Via Roma, Fontanelle e le altre due contrade: Costa e Croce. Qui il volto profondo di una notte gelida ha amplificato le ultime note di una piacevole e divertente scena di ieri. Ancora di salvezza di un’esperienza tradizionale - intrisa di non pochi valori socializzanti - che - nell’occasione - riesce a riscaldare piacevolmente gli animi di un’intera collettività. Nel giorno successivo non è mancato il sorriso portato agli anziani della RSA di Larino per esaltare la voglia di solidarietà.
La vitalità delle iniziative si deve a Michele Macchiagodena, Donato Paoletti, Donato Mucci, Michele Paoletti, Matteo De Michele, Mario Colonna, Settimio De Lisio, Giovanni Mucci, Francesco Ialenti, Nicola Martucci, Arduino Montanaro, Ettore Macchiagodena, Pietro Paolitto, Luigi Campolieti, Angelo Petrella, Matteo Perrotta. Un gruppo - in definitiva - coeso e pieno di iniziative che ha deciso di portare - nel modo migliore - Montelongo nel cuore.

 


 


 

 

 



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