Santa Croce di Magliano, giovedì 01 marzo 2018

     

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la proposta


Antonio Martino: "Candidiamo il villaggio di San Giuliano come sede europea per la cooperazione internazionale"


 

Il Quotidiano del Molise, 28/02/2018

Ricollegandomi alle proposte che sento provenire da diverse parti e conscio della perfettibilità dell’idea, preso atto del fatto che l’Italia, sin qui non è riuscita rendere il problema migratorio un problema europeo e continuiamo, malamente, a sbrigarcela da soli, consentendo ed agevolando illeciti arricchimenti a favore di poche cricche circoscritte.

Essendo il fenomeno migratorio non certo passeggero ma destinato a durare nei decenni, da amministratori, il nostro intento deve essere quello, anche mettendo da parte quella che sarebbe la nostra personale maggiore o minore inclinazione a farci carico del problema, di coniugare nel miglior modo possibile l’accoglienza che, entro certi limiti, già stiamo praticando in modo miope e fine a se stesso, con la salvaguardia dei nostri già depressi territori, provando a collegarci una visione di più ampio respiro.

Vista la orografia e la demografia dei nostri territori, completamente isolato e composta da micro realtà prive anche dei servizi essenziali, l’unica accoglienza possibile è quella normativamente definita di secondo grado, destinata a soggetti rispetto ai quali, lo stato italiano, identificandoli, gia abbia accertato il diritto ad essere accolti ed integrati.

L’unica accoglienza che ci possiamo permettere, se non vogliamo correre il rischio di comprometterne la già precaria stabilità socio - economica di questo nostro territorio, dovrà essere necessariamente proporzionale agli abitanti già residenti e praticata non nel villaggio, laddove si andrebbe a ghettizzare esseri umani, contravvenendo tutta la normativa sia nazionale che internazionale in materia di diritti umani, bensì all’interno dei vari paesi.

Non può esistere e non ha senso accogliere senza integrare.

Quasi come conseguenza naturale della situazione che verrebbe a crearsi, fisiologico sarebbe poi candidare il villaggio, muovendoci ovviamente di concerto con le istituzioni centrali sin qui latitanti, ma che spesso ho sentito definire la struttura provvisoria di San Giuliano come un patrimonio da non disperdere, passando dalle astratte parole ai fatti concreti, non a moderno ghetto bensì, sul modello dell’Agenzia per il farmaco di cui spesso ultimamente sentiamo parlare, a Sede europea per la cooperazione internazionale, sotto la diretta gestione dell’unione europea in modo da vincolarne le istituzioni ad una presenza non solo gestionale ma anche finanziaria, ovvero valendosi dello straordinario contributo che a quel punto potrebbe essere fornito dalle persone di varia origine ospitate, comprendendone a fondo le le necessità, quello diventerebbe il luogo ideale da quale far partire, formando in loco gli esperti internazionali in materia e quindi attraendo qui in zona professionalità ed investimenti di un certo livello, idee e progetti volti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei territori di origine andando a colmarne quella che sin qui è stata la principale lacuna nonché tra le cause di tale esodo biblico, rispetto al quale, forse per la prima volta, in modo sensato, si cercherebbe di porre un freno, aprendo un alternativa.

In quel caso potremmo dire di aver fatto vera accoglienza valorizzando nel modo giusto il territorio.

Antonio Martino, fonte: Facebook

 


 


 

 

 



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