Santa Croce di Magliano, martedì 22 gennaio 2019

     

    Imposta come pagina iniziale  Aggiungi ai preferiti  Segnala ad un amico  Stampa  Translate in English

san giuliano di puglia << 16/31 gennaio << 2019 << home

 

 

 

territorio


San Giuliano di Puglia
La Cascata di San Lorenzo nel cuore segreto di un bosco incontaminato (di Luigi Pizzuto)


 

 

Non è detto che bisogna andare chissà dove per incontrare un angolo di natura selvaggia, dove il cuore verde, con i suoi battiti migliori, resiste da tempi immemori a dispetto del comportamento degli uomini.

E’ il caso della Cascata di San Lorenzo, nascosta nell’ agro di San Giuliano di Puglia, dove improvvisamente interrompe l’andamento scontato di una dolce morfologia collinare. Se si raggiunge l’area verde si resta increduli nel vedere una paesaggio rimasto intatto in un contesto nell’insieme completamente mutato. La fonte sorgiva cristallina improvvisamente cade dall’alto sulla roccia calcarea sottostante. Lo specchio d’acqua che accoglie il salto è meraviglioso. La natura, con le sue ombre e le sue trasparenze, è protagonista assoluta.

Qui c’è il sapore dell’acqua, della terra e del bosco. Qui si respira una freschezza inaspettata. Tra cielo e terra tutto è fermo come un tempo. Ai più il Bosco e la Cascata di San Lorenzo sono sconosciuti perché il luogo, per fortuna è nascosto, racchiuso in un cantuccio naturale sotto una balza altimetrica più elevata. A questa posizione particolare, lontana dagli sguardi dell’uomo, si deve la sua sopravvivenza nel corso del tempo. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi.

Ne parlano le fonti latine molto prima dell’anno Mille. “Terra Sancti Laurenti ad monasterium cum ecclesia”. Proprio in mezzo al bosco, infatti, sorgevano una chiesa e non poche masserie rurali a pochi passi dal monastero di Sant’Eustachio in Pantasia, coevo a quello di Sant’Elena in Pantasia. Una vasta area occupata da “grance” e da chiese importanti sul piano rurale per via della vicinanza al regio tratturo Celano-Foggia. La presenza del monastero di Sant’Eustachio è documentata fin dal 1049. Anno in cui venne donato all’ Abbazia di Montecassino dal principe longobardo Adelferio, dalla madre Adeleita e dalla moglie Adeltruda. Tale donazione viene confermata da numerose bolle papali risalenti al secolo XI. Di questa storia gloriosa oggi non restano che poche pietre ricoperte da una piccola boscaglia. Nel 1744, ai tempi del Vescovo Giovanni Andrea Tria, era possibile toccare con mano i resti delle tre navate, farsi un’idea del complesso monastico, impreziosito da non pochi elementi architettonici e quale ruolo strategico poteva svolgere nel contesto rurale. Si narra che le pietre squadrate di questo complesso vennero usate nella ricostruzione del convento e della Chiesa di Santa Maria del Carmine di Colletorto. Il più illustre personaggio - che a partire dal 1611 ebbe in beneficio questa terra - fu il cardinale Benedetto Odescalchi, divenuto papa col nome di Innocenzo XI. Tra le curiosità contenute nelle Antiche Prepositure Cassinesi presso il fiume Fortore, sappiamo che Adenulfo di Stipite, dominus di Bonefro, proprietario di una vasta area territoriale, nel 1265 donò il Casale di Santa Croce al monastero di Sant’Eustachio, concedendo alcuni privilegi ai feudatari di Civitella. Nei Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da Gaetano Filangieri, invece, si sa pure che tale possesso venne protetto da un importante provvedimento, per evitare di essere rivendicato con la forza.

In queste terre non manca la presenza di Bartolomeo Rota che costituì un potente marchesato nella Terra di Capitanata. Nel 1735 il marchese di Colletorto e San Giuliano - come afferma Michele Colabella nei suoi scritti - fu costretto a rimuovere dal giardino di Sant’Eustachio un falso termine, riposizionando correttamente fuori dalle mura il termine originale, recante la scritta “Colletorto” e la data 1709.

La saggezza popolare attualmente ricorda così questo sito di antica memoria: “Sande Laurenze ca calure, Sand’Andone ca ielature, tutte edduie poche durene”. Con gli interventi post sisma, il Comune di San Giuliano di Puglia ha sistemato una piccola area di sosta per il viandante e la stessa strada in terra battuta per raggiungerlo. Nel 2009, l’Associazione Culturale Donato del Galdo, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e l’Oasi di Casacalenda, ha promosso un’ecotrekking con percorsi a vari livelli di difficoltà, ripetuto negli anni successivi per promuovere la cultura del paesaggio. Un bel connubio animato da una buona azione.

Negli anni Novanta, quando insegnavo a Casacalenda, ricordo con piacere di aver coinvolto - in un progetto didattico d’intesa con Carlo Meo, responsabile della Lipu - i miei ragazzi nella costruzione di piccole casette di legno per il picchio dell’Oasi di Casacalenda.

Di recente - come si può vedere dalle immagini - i componenti dell’Associazione Idea Verde di Colletorto, guidata da Rino, Giovanni, Pierpaolo e Franco Paglia, hanno raggiunto la cascata a piedi, per la prima volta, da Colletorto. Dodici chilometri. Andata e ritorno. Nel gruppo dei camminatori va segnalato il 92 enne Zio Teodoro Scalera. Un anziano amante dell’ambiente, pronto a superare ogni tipo di difficoltà. Sen’altro pieno di energia. Arzillo nel suo linguaggio espressivo. Impegnato con la sua vitalità e le sue passioni a stimolare chiunque a praticare il trekking a piedi per dare un senso al proprio cammino di vita. Sempre puntuale - dunque - e in prima linea in questo tipo di iniziative volte a riscoprire le bellezze del nostro patrimonio ambientale e una cultura di tutela e di difesa da praticare concretamente.

Tanto lo stupore - pertanto - nei confronti della Cascata di San Lorenzo. Una piccola meraviglia naturale a portata di mano. Nel raggiungerla si gode un ampio panorama. Lungo il verde sentiero lo scenario si tinge d’antico. Di sicuro cresce la sensibilità tra il verde inusuale e quanto di bello nei secoli l’uomo è stato capace di costruire per migliorare il suo insediamento. Da questo punto di vista singolare il borgo antico di San Giuliano appare arroccato sui “palizzi”. In questo piccolo mondo antico la Cascata di San Lorenzo si presenta nella veste migliore. L’insieme della vegetazione sembra stringerla a sé per proteggerla da ogni male. Tra i suoi sussulti rievoca un mondo lontano popolato da monaci, pastori, contadini e chiese rurali. I racconti dell’immaginario collettivo portano all’antica Pantasia da cui sarebbero nati nell’area svariati insediamenti. Un piccolo polmone verde, dunque, che pulsa col suo linguaggio ancestrale in un piccolo mondo antico. Capace di far sentire il respiro una voce piacevolissima. Incastonata nel paesaggio, nella storia sangiulianese e in una cultura tutta da scoprire.

Luigi Pizzuto

 

 

 


 


 

 

 



© Copyright www.santacroceonline.com - Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale.   

disclaimer - privacy