Santa Croce di Magliano, mercoledì 06 marzo 2019

     

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Teatro della Memoria


UOMINI CONTRO


 

 

Sale in alto lo spirito di chi non c’è più, grazie ad una scenografìa creativa, realizzata con materiali di scarto, per rievocare gli eventi più drammatici accaduti nel Basso Molise nel corso del secondo conflitto mondiale (Luigi Pizzuto)

Applausi scroscianti da una platea stracolma di gente presso gli spazi dell’Oratorio Comunitario “Il Platano”. Consensi unanimi, dunque, per “Uomini contro”. Un pezzo teatrale inedito, che, nell’ambito degli itinerari della memoria, ha il compito di emozionare, scuotere, coinvolgere e far riflettere gli spettatori su tanti pezzi drammatici di storia molisana, ai più sconosciuti. Sul palcoscenico circa cento ragazzi, della Scuola Media e del Liceo Scientifico dell’Omnicomprensivo Capriglione - hanno animato - con la voce di vari linguaggi - lo scenario drammatico di una guerra che parte dall’olocausto fino ai nostri giorni. E, purtroppo, con la sua barbarie, a danno dei più piccoli, non ancora riesce a placarsi in molti punti critici del nostro pianeta.
Il canovaccio, con la sue originali animazioni, si è rivelato interessante e a forte impatto espressivo. Il gioco della fantasia, le azioni mimico gestuali, allusive e metaforiche, tra il bianco e nero dei costumi e dei gesti, hanno fatto salire in alto lo sguardo di tutti, abbracciando col cuore chi non c’è più. Un fluire di pulsioni, di desideri delicati, di profondità. Via via sono state condivise e apprezzate dagli spettatori per ridare corpo al senso del vivere sociale, rispetto a tutto ciò che non va. A quanto pare le note di regìa si sono sforzate di rendere visibile il silenzio di tante grida disperate puntualmente presenti nel corso della storia.

A partire dalle numerose vite spezzate di tantissimi diciottenni scolpite sui monumenti. I ragazzi di prima e di seconda media sono stati bravi nel miscelare danza, teatro, musica e movimento. Profondamente toccante, dopo il valzer e il bombardamento, l’imprevedibile distacco delle anime bianche dal groviglio dei numerosi corpi esanimi, distesi ai piedi del palcoscenico. Poi lo scenario di oltre cinquanta sagome bianche oscillanti - realizzate con lenzuola tirate fuori dai cassetti della memoria - ha animato uno dei momenti più significativi della performance teatrale. Per non dimenticare i protagonisti di una catastrofe voluta dall’insania umana. Commovente la fucilazione di Antonio Iacurto - avvenuta a Santa Croce nell’ottobre del 1943 - per non aver rispettato il coprifuoco. Il giovane uscì distrattamente di casa prima dell’alba. Sfortunatamente incontrò una pattuglia tedesca che - senza esitazione - lo condannò a morte. Il suo corpo rimase abbandonato sotto una catasta di legna alle spalle di Palazzo de Mattheis. Solo dopo parecchio tempo venne ritrovato e portato al cimitero per avere una dignitosa sepoltura.
A Bonefro - invece - tante mamme piansero per tutta la vita i propri figli a causa della “strage dei bambini” avvenuta l’8 luglio 1944. Nel cuore dell’abitato, frequentemente affollato di bambini, ne morirono ben quattro per aver manipolato per gioco delle bombe a mano scambiate per una scatoletta oppure per qualcosa con cui divertirsi. Una strage inattesa dopo la liberazione che per molto tempo azzittì tutto il paese.
In un clima poi silenziosissimo, ha destato non poca curiosità l’epilogo delle sequenze prima dei cori e degli inni finali. Pare che sia riuscito il tentativo di moltiplicare sulla scena l’immagine del monumento ai caduti, realizzato dallo scultore Antonio Giordano. La scultura in marmo bianco di Carrara - presente nel cuore del paese - raffigura, nelle sembianze di una vestale, una mamma addolorata che stringe tra le braccia il figlio morente. Simbolo di tutte le mamme del mondo. Icona della comunità santacrocese. Perché tra i vinti sono le mamme a piangere i figli per tutta la vita. Tra i vincitori, nella stessa forma, si ripete questo dolore struggente. Allora perché la guerra? E’ il monito lanciato a voce alta. L’iniziativa è stata dedicata a due figure di spicco della scuola: Antonio Giordano e Errico Rosati scomparso dieci anni fa. Coro e musiche di Nicola Grimaldi, Teresa Sconza, Eugenio Fiorilli, Michele Macchiagodena. Per i costumi con materiali di scarto gruppi di mamme al lavoro. Presenti la preside Giovanna Fantetti, il sindaco Donato D’ambrosio, Don Angelo Castelli, Padre Vincenzo Bencivegna, rappresentanti delle associazioni locali e dei comuni limitrofi.

 

 

 

 

 

 


 


 

 

 



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