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circo Santa Croce di Magliano. 40 anni fa la tragedia al circo del clown Pagnotta |

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SANTA CROCE DI MAGLIANO. La mente torna indietro nel tempo, al 10
febbraio del 1986. Quel giorno a Santa Croce di Magliano c’era la neve.
Al circo Texas si consumò una tragedia che nessuno ha dimenticato.
Roberto Marino, in arte clown Pagnotta, fu sbranato da un leone. La
notizia, terribile, si diffuse anche a livello nazionale e resta
impressa come una pagina dolorosa della storia del paese. fonte: nelmolise.it
La neve copriva Santa Croce di Magliano. Era il 10 febbraio 1986. Il tendone del circo Texas non era ancora montato: faceva troppo freddo, la bufera rendeva impossibile allestire lo spettacolo che sarebbe arrivato in primavera. Quel giorno, invece, arrivò la tragedia. Roberto Marino, per tutti “Pagnotta”, clown, trapezista, saltatore, tuttofare del circo Marino, fu aggredito e ucciso da un leone uscito dalla gabbia. Un fatto di cronaca che rimbalzò anche sui giornali nazionali, ma che per Santa Croce non è mai stato solo un episodio. È rimasto una ferita, mai rimarginata. A quarant’anni esatti da quel giorno, ieri 10 febbraio 2026, la comunità lo ha ricordato anche durante la messa, con una preghiera e un affidamento. Un modo semplice, ma profondamente sentito, per dire che quella storia non è stata dimenticata. Il racconto più lucido resta quello di Maria Iantomasi, sua moglie, conosciuta in paese come “Maria Pagnotta”. Lo aveva ricostruito lei stessa nel 2016, con una memoria precisa, quasi chirurgica, in un articolo pubblicato da PRIMONUMERO.
“Mio marito sapeva fare ogni cosa. Era trapezista, saltatore, clown e tuttofare. Stava portando il cibo ai cani ammaestrati quando dei bambini che stavano giocando a palle di neve si sono messi a gridare: ‘Zio Pagnotta c’è il leone fuori!””. Era l’ultimo giorno di Carnevale. In molti, all’inizio, pensarono a uno scherzo. Poi il terrore prese il sopravvento.
Fermarsi alla cronaca sarebbe riduttivo. Perché dietro quel 10 febbraio c’era una vita fatta di sacrifici e di fatica sulla strada. Roberto Marino non era soltanto il clown ucciso dal leone. Era un artista completo, che montava e smontava il tendone, che viveva tra un paese e l’altro, che faceva sorridere migliaia di bambini e adulti. Il suo sorriso, raccontano le fotografie, era autentico. “Era una persona buona, un grande professionista. Aveva una grande umanità, sempre disponibile e generoso con tutti. Per lui il circo era molto importante, rispettava gli animali e non avrebbe mai immaginato che alla fine sarebbe stato aggredito da un leone”, ricordava Maria. In paese tutti lo conoscevano. Tutti lo chiamavano Pagnotta.
Lo scorso 29 dicembre avrebbe compiuto cento anni. Anche questo anniversario si intreccia con quello del 10 febbraio. Per decenni è stata Maria Iantomasi a custodire il ricordo, a raccontare quella giornata, a tenere unita la famiglia attorno alla memoria di Roberto. Nel febbraio 2017 fu lei a volere la cremazione e il ritorno simbolico a casa del marito. “Mio marito torna a casa – disse allora – è come se fosse un anniversario”. Fece incidere una frase su un anello per ricordare quel momento. Un gesto intimo, familiare, lontano dalla cronaca. Quarant’anni dopo, Santa Croce continua a ricordare. Non solo l’aggressione, non solo il leone abbattuto, non solo la neve. Ma un uomo che aveva scelto un mestiere fragile e insieme esposto, fatto di strada, fatica e sorrisi offerti al pubblico sotto un tendone montato e smontato di paese in paese.
Clown Pagnotta non è rimasto soltanto un fatto di cronaca. È diventato un nome che a Santa Croce di Magliano continua a essere pronunciato con rispetto. Un frammento di storia locale che, a distanza di quarant’anni, conserva ancora un significato preciso: ricordare chi era quell’uomo travolto dalla tragedia e riconoscere il segno che ha lasciato nel suo paese. fonte: primonumero.it |



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