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di
Giovanni Mascia*
Per quasi un secolo Adrian Rollini è stato ricordato come uno dei più
grandi innovatori del jazz delle origini: polistrumentista geniale,
anche di strumenti ideati da lui, virtuoso del sax basso, protagonista
delle incisioni leggendarie degli anni Venti accanto a Bix Beiderbecke,
Joe Venuti e Red Nichols. Un nome fondamentale nella storia della musica
afro-americana, eppure, fino ad oggi, avvolto da una piccola zona
d’ombra: le sue radici familiari.
Le biografie americane di uno dei pionieri assoluti del jazz si sono
sempre limitate a parlare genericamente di “origini italiane”. Nessun
luogo, nessun nome, nessun dettaglio. Come se quella parte della sua
storia non avesse mai trovato posto tra le note e le fotografie dei
grandi jazzisti.
E invece quella storia esiste, è scritta nero su bianco, ed è conservata
in Italia. Più precisamente in Molise. A dimostrarlo non è una
tradizione orale, ma una scoperta documentaria precisa, basata su una
fonte giornalistica del 1909, rintracciata dall’appassionato ricercatore
di molisanità, Silvio Prezioso di Frosolone, e su un atto di nascita
conservato negli archivi comunali italiani.
La chiave è un vecchio settimanale illustrato, ingiallito dal tempo,
pubblicato quando Rollini era ancora un bambino, anzi un bambino
prodigio. Nel numero del 14 febbraio 1909 de La Tribuna Illustrata
compare una fotografia sorprendente: un bimbo seduto al pianoforte, lo
sguardo serio, le mani già sicure sulla tastiera. La didascalia lo
presenta come “Adriano Rollini, il prodigioso pianista”, esibitosi al
Waldorf-Astoria di New York, tempio mondano della musica e dello
spettacolo dell’epoca.
L’articolo
esalta il talento del “piccol pianista italiano” in tournée per
l’America, ma aggiunge anche un dettaglio che allora sembrava secondario
e che oggi cambia tutto: il padre, Ferdinando Rollini, era romano; la
madre si chiamava Adelina Augenti ed era nata a Santa Croce di Magliano.
Un’informazione precisa, limpida, pubblicata quando il futuro jazzista
aveva appena cinque anni. Non una ricostruzione tardiva, non una
leggenda familiare, non un mito costruito all’ombra del campanile dalla
comunità di Santa Croce – per altro presumibilmente ignara – ma una
notizia contemporanea ai fatti.
A distanza di oltre un secolo, quel dettaglio trova un’eco nella storia
sociale del paese molisano, dove – secondo gli studi di Piero Mescia –
la famiglia Augenti, originaria di Celenza Valfortore, si insediò
all’inizio dell’Ottocento, dando vita a diverse generazioni di sarti.
E trova la più solida delle conferme negli archivi civili. Nel registro
delle nascite del Comune di Santa Croce di Magliano, al numero 88 del 28
maggio 1878, è registrata la nascita di Adele, Giulia Carolina Augenti,
figlia di Michele, per l’appunto un sarto (sartore) ventiseienne, e di
Maria Filomena Di Lalla, “donna di casa”, residenti in strada Olmi. È
lei, “l’Adelina” citata dal giornale, destinata qualche anno dopo a
emigrare negli Stati Uniti e a diventare la madre di uno dei musicisti
più originali del Novecento.
Così, mentre Adrian Rollini cresceva a New York, frequentava i club di
Harlem e di Broadway e sperimentava su strumenti improbabili come il sax
basso, a migliaia di chilometri di distanza restava il paese di sua
madre, un centro agricolo del Molise che nessuno avrebbe mai immaginato
legato alle origini del jazz.
Eppure il legame è lì, certificato dai documenti.
Questa scoperta aggiunge un nuovo nome illustre alla storia
dell’emigrazione musicale molisana, accanto a figure già note come Eddie
Lang, Henry Mancini e Toquinho. Ma soprattutto restituisce completezza
al profilo umano di Rollini: non solo americano, non solo newyorkese,
non solo jazzista, ma anche figlio di una donna partita da un piccolo
paese del Sud Italia con il suo bagaglio di lingua, memoria e cultura.
Forse lui stesso non parlò mai molto di quella terra lontana. Forse la
musica, per lui, fu una patria più forte di qualsiasi confine. Ma oggi
possiamo dire che, tra le pieghe della sua biografia, c’è anche Santa
Croce di Magliano.
Un paese molisano entrato, senza saperlo, nella storia del jazz.
*Saggista e studioso
fonte articolo:
www.ilgiornaledelmolise.it |