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SANTA CROCE DI MAGLIANO. Oltre la cronaca: quando una comunità sceglie
di guardarsi dentro. L’intervento di Giuseppe Colombo e la sfida di un
risveglio collettivo.
Il confronto pubblico del 7 gennaio a Santa Croce di Magliano sul tema
del bullismo ha segnato un passaggio che va ben oltre la cronaca di un
episodio doloroso.
L’iniziativa del Comune e dell’Associazione “Stop
Bullismo Odv” ha riportato al centro della scena una questione che non
può essere trattata come un’emergenza passeggera, né come un fatto da
archiviare con la rassicurazione di un convegno ben riuscito. Perché il
bullismo, quando esplode, è sempre la punta di un iceberg che affonda le
sue radici in dinamiche più profonde, più complesse, più scomode da
affrontare. E proprio per questo richiede un confronto autentico, capace
di andare oltre le emozioni del momento e di trasformarsi in
responsabilità condivisa.
In questa direzione si colloca l’intervento di Giuseppe Colombo, figura
che porta sulle spalle quarant’anni di esperienza educativa,
amministrativa e giudiziaria: docente, dirigente scolastico,
provveditore agli studi, giudice onorario minorile, esperto presso la
Corte d’Appello di Campobasso. Una voce che conosce i ragazzi, le
famiglie, le fragilità e le risorse dei territori. Una voce che,
riprendendo le parole del dott. Donato Colonna, ha richiamato l’“anima
santacrocese” e il “sangue arbereshe”: non come nostalgie identitarie,
ma come radici vive, capaci di raccontare una comunità che sa essere
concreta, resiliente, diretta, priva di infingimenti quando decide
davvero di guardarsi allo specchio.
Colombo ha ricordato che l’aggressione avvenuta in via Strada Media non
è stata un fulmine a ciel sereno. I segnali c’erano, e da tempo. Quegli
“atti recalcitranti” che già prima dell’estate avevano messo in allarme
famiglie e ragazzi; quei giovani costretti a farsi accompagnare
attraverso la Villa Comunale “G. D’Amico” per timore di molestie; quel
disagio che cresceva altrove e che poi è esploso nel cuore del paese.
Ignorare quei segnali non è stato un errore individuale, ma un limite
collettivo. E proprio per questo la risposta non può essere delegata a
un singolo attore: né alla scuola, né al Comune, né alle forze
dell’ordine, né alle famiglie prese singolarmente. Serve un’azione
corale.
Da qui il richiamo a un modello che appartiene alla storia del
territorio: quello della Scuola “Atene del Molise” di Errico Rosati,
quando i problemi venivano affrontati “sul nascere”, con una comunità
educante che non si limitava a osservare, ma partecipava; non aspettava
l’emergenza, ma preveniva; non si nascondeva dietro la burocrazia, ma
costruiva relazioni, responsabilità, presenza. Un metodo che oggi appare
quasi rivoluzionario nella sua semplicità: ascoltare, intervenire,
accompagnare, condividere.
L’esperienza di Colombo nella giustizia minorile rafforza un punto
decisivo: contro il bullismo non bastano i convegni, né le dichiarazioni
di principio. Serve continuità. Serve coordinamento. Serve che le
segnalazioni non restino lettera morta. Serve che la comunità ritrovi il
coraggio di non voltarsi dall’altra parte. Perché il bullismo si nutre
del silenzio, della paura, dell’indifferenza. E si disinnesca solo
quando qualcuno sceglie di non farsi intimidire dal “branco”, di non
cedere alla logica della contrapposizione sterile, ma di praticare una
fermezza che non rinuncia al dialogo, una responsabilità che non
rinuncia all’ascolto.
In questo percorso, Colombo ha richiamato anche il valore del documento
tecnico-scientifico elaborato dal Dipartimento Regionale Sociologi
dell’Ans subito dopo l’accaduto: un contributo professionale che non può
restare un allegato dimenticato, ma deve diventare parte integrante di
un progetto educativo e sociale più ampio, fondato su dati, analisi,
competenze. Perché una comunità che vuole crescere ha bisogno di
strumenti, non solo di emozioni.
Santa Croce di Magliano possiede la storia, la maturità e la forza per
trasformare un episodio doloroso in un’occasione di consapevolezza
collettiva. Per andare oltre la cronaca e costruire una Comunità
educante vera, solida, capace di guardarsi dentro senza paura. Il
risveglio delle coscienze non nasce dal silenzio, ma da un confronto
onesto, coraggioso, autentico. Ed è proprio in questa scelta –
difficile, ma necessaria – che si misura la grandezza di un paese.
fonte: termolionline |