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SANTA
CROCE DI MAGLIANO. A Santa Croce di Magliano non è stata una semplice
presentazione letteraria. È stato, piuttosto, un momento collettivo di
ascolto, condivisione e rara intensità emotiva, capace di trasformare la
sala consiliare in uno spazio umano profondamente partecipato.
Il terzo appuntamento dedicato al libro “Il gioco del silenzio” di
Fiorenza Leone ha restituito al pubblico qualcosa che va oltre la
dimensione culturale: un’esperienza viva, autentica, quasi necessaria.
Nel paese che ha dato i natali al poeta e medico Raffaele Capriglione,
la serata si è aperta con i saluti istituzionali del vicesindaco Giacomo
Rosati, che ha sottolineato il valore dell’opera e il coraggio della
giovane autrice, portando anche il messaggio del sindaco e dell’intera
amministrazione. Una presenza istituzionale ampia, con rappresentanti
della giunta e del consiglio comunale, ha fatto da cornice a un incontro
che però, fin dai primi minuti, ha assunto un tono ben diverso da quello
formale.
Il cuore dell’evento è stato il racconto. Non solo quello scritto nel
libro, ma quello vivo, restituito dalla voce di Fiorenza Leone,
accompagnata nel dialogo dal presidente dell’Associazione Ada Molise,
Claudio Giancarlo Perna, dal dottor Filippo D’Aloiso e dalla psicologa
Chiara Iuliano. Un confronto che ha saputo tenere insieme riflessione e
delicatezza, senza mai perdere profondità.
“Il gioco del silenzio” è un’opera che scava. Racconta il dolore di una
figlia cresciuta accanto a una madre segnata da una malattia mentale
invalidante, ma lo fa senza retorica, con una scrittura limpida e
diretta. È una narrazione che mette al centro l’invisibilità, la
solitudine e il bisogno di essere riconosciuti.
E proprio questa autenticità ha attraversato la sala, diventando
esperienza condivisa. Quando l’autrice ha iniziato a entrare nei
dettagli più intimi del suo vissuto, si è creato un clima palpabile, un
silenzio carico e partecipe. Il pubblico ha risposto con attenzione,
emozione e presenza, che si è fatta quasi fisica.
La serata ha vissuto anche momenti inattesi, capaci di rafforzarne
ulteriormente il significato. Le parole del vicesindaco, pronunciate con
tono intimo e sincero, hanno rotto ogni distanza istituzionale,
trasformandosi in testimonianza personale che ha colpito profondamente i
presenti.
Allo stesso modo, gli interventi dei rappresentanti dei gruppi
consiliari hanno contribuito a costruire un clima di sostegno autentico,
lontano da ogni formalismo.
C’è stato spazio anche per il ricordo e la memoria, con il racconto del
professor Colombo che ha riportato alla luce un incontro passato con
l’autrice, in una serata campobassana fatta di dialoghi e suggestioni
filosofiche. Un episodio che ha aggiunto un ulteriore livello narrativo
alla serata, restituendo la dimensione umana di un percorso che affonda
le radici nel tempo.
La musica ha fatto il resto. Le note di Aranjuez, eseguite dal maestro
Martino, hanno accompagnato uno dei momenti più intensi dell’incontro,
amplificando le emozioni e creando un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal
tempo.
E poi i gesti. Quelli semplici, ma decisivi. Il piccolo banchetto
organizzato per festeggiare il compleanno dell’autrice, celebrato con
una torta condivisa, ha rappresentato molto più di una sorpresa: è stato
il segno concreto di una comunità che accoglie.
Così come l’abbraccio con un giovane segnato da un’esperienza di
bullismo ha restituito alla serata una dimensione ancora più profonda,
trasformando il racconto individuale in un’esperienza collettiva di
riconoscimento.
Le parole finali di Fiorenza Leone hanno sintetizzato il senso
dell’incontro: un ringraziamento sentito e una riflessione lucida sul
bisogno universale di sentirsi amati, ascoltati e riconosciuti, un
bisogno che attraversa ogni storia, ogni esperienza, ogni fragilità.
Santa Croce di Magliano, per una sera, è diventata questo: un luogo in
cui le storie non si limitano a essere raccontate, ma trovano spazio,
risonanza e comunità. Un esempio concreto di come la cultura, quando è
autentica, riesca a farsi strumento di connessione profonda.
E forse è proprio qui il punto più significativo dell’evento: la
capacità di trasformare una presentazione in esperienza condivisa, dove
la letteratura smette di essere solo parola scritta e diventa relazione,
presenza, umanità.
fonte:
termolionline.it |