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quarantane Santa Croce di Magliano. Il culto della Quarantana con tante bambole quaresimali a cielo aperto si spegne alla fine della Settimana Santa... |

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Santa Croce di Magliano Il culto della Quarantana con tante bambole quaresimali a cielo aperto si spegne alla fine della Settimana Santa. Si tratta di una antica tradizione silenziosa. Da guardare con il naso all'insù tra una finestra e un balcone di Luigi Pizzuto Ultimi momenti di gloria per il culto della Quarantana a Santa Croce di Magliano. Tantissime pupe, pupatte e bambole quaresimali, dall'immagine misteriosa, sorridente e bislacca, in molti angoli dell'abitato, con l'ultima penna rimasta fanno sapere a tutti quanti che manca poco tempo all'arrivo della Santa Pasqua. Santa Croce di Magliano è uno dei pochi centri molisani dove questa bella tradizione spontanea resiste. Anzi sopravvive e cresce tra le famiglie a quanto pare con piacere. La sua dimora è il cielo. Dagli angoli stretti la Quarantana punta in alto. Va oltre i tetti tra cielo, facciate e pareti. Ovunque appare. Talvolta emerge silente come una graziosa bambolina. TalvoIta smorza il suo sorriso. In altri luoghi di colpo fa capolino. Oscilla. S'affaccia improvvisamente al visitatore attento. Anche se in disparte appare tutta sola. Il suo abbigliamento incuriosisce. Lascia il segno di un mondo ormai alle spalle.
La Quarantana è sinonimo di Quaresima. Ha senz'altro radici greche o albanesi, come viene fuori dagli studi della scrittrice Paola Di Giannantonio. Come del resto sono le origini di Santa Croce di Magliano, che, nella prima metà del Settecento, veniva chiamato Santa Croce dei Greci. Un esemplare tipico, realizzato dalla famiglia Licchio, con i costumi dell'Albania è conservato all'interno della Chiesa Greca. La Quarantana deve il nome alla sua durata. Viene appesa infatti sui balconi, sulle finestre e sulle facciate delle case per quaranta giorni. Senza vincoli. In piena libertà. Annuncia i quaranta giorni mancanti all'arrivo della Pasqua dopo l'ultimo giorno di carnevale. All'indomani del Martedì Grasso con sette penne ricorda la durata del lungo periodo quaresimale, dove ognuno deve ritrovare i valori spirituali e il senso autentico della propria esperienza esistenziale.
Come
si vede dalle immagini fotografiche le pupatte vestite con colori
diversi e innovative sono davvero tante. La tradizione resiste grazie ad
un culto spontaneo che viene da lontano. Ogni famiglia veste la sua
bambola preferita. La mette in bella mostra una sorta di culto profondo.
Amorevole e nascosto. Senz'altro nei casi più tradizionali è
l'espressione di un rito atavico. Pieno di sensibilità. Da parecchi anni
non manca l'attenzione anche da parte delle nuove generazioni. Ancora
oggi, nel periodo di un modernismo sfrenato che corre veloce senza
regole, è possibile vedere circa cinquanta bambole con i ferri del
mestiere in mano, per interpretare un ruolo segreto, legato al destino
della vita temporale. Tante pupe, pupatte e bambole dunque lanciano non
pochi segnali nella loro esposizione solitaria. È possibile vedere tante
pupatte di stoffa nascoste in questo ruolo esemplare.
A perenne memoria, nell'ambito del Premio Antonio Giordano, nella villa comunale, un bel murales, a firma di Guerrilla Spam, ricorda la tradizione nei panni di una matrona assiro babilonese. In cammino con sette piedi come una macchina d'altri tempi. È tutta nera. Con veste scura e una canna in mano da cui pende il simbolo dell'astinenza. Ricuce le ferite. Senza sosta va avanti determinata. Ricorda le difficoltà, i soprusi e quanta forza occorre alla donna per garantire il pane ai propri figli. Icona di una filosofia passata, ma anche di etnie eroiche puntualmente massacrate. Ieri e oggi. Senza sosta. Ascoltare i sussurri della tradizione significa riscrivere una bella pagina di storia. E un po' un futuro pieno di valori. A misura d'uomo. Che oggi servono a tutti quanti noi. Ogni rituale antico nel suo silenzio ce lo ricorda a squarciagola. |







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